100 giorni con Donald e 1360 all’alba – di Maria Grazia Enardu

di 28.04.2017 15:32 CEST

Tra i commenti, analisi, previsioni (?) su Trump e i suoi primi 100 giorni ne spicca uno piuttosto originale: bisogna vedere quel che fa, non quel che dice, ovvero occorre spegnere l’audio. E togliergli twitter, aggiungerei. E’ vero che qualunque politico prima predica e poi razzola, e che c’è sempre un numero di elettori delusi, interdetti, arrabbiati. Togliere l’audio, e pure il video, a Trump significa veder emergere le linee dei suoi collaboratori (Mattis, Difesa; Tillerman, Dipt Stato etc), che peraltro sono il risultato finale di discussioni, pare molto accese, tra i vari ministri e con lo stesso presidente. Che notoriamente cambia idea a seconda di chi gli parla per ultimo o per qualcosa che vede in tv. Il disordine è totale, come si vede per l’annuncio del taglio alle tasse, un elenchino di desideri fatto lì per lì, che ha lasciato di stucco il Tesoro. Che poi i conti non tornino, o meglio tornino solo per alcuni, è dettaglio.
Trump ha fatto dietrofront o meglio è stato ricondotto a una non si sa se temporanea ragione su questioni enormi come la riforma sanitaria di Obama, il famoso muro con il Messico etc. Ma quando c’è l’audio, si trema. Ha appena detto che con la Corea del Nord ci potrebbe essere una guerra “grande grande” (testuale). Speriamo che Kim e soci non abbiano l’audio. Rimane il fatto che il capo del più potente paese al mondo straparla, e se lo fa su questioni interne (che poi interne non sono mai del tutto), sono problemi americani. Ma se vaneggia sulla politica estera, o su temi globali come l’ambiente, più che togliere l’audio andrebbe imbavagliato, a mani legate così niente twitter.
100 giorni e sembrano 1000, ne rimangono 1360, equivalenti a un’era geologica. Forse prima o poi ci abitueremo tutti, Kim compreso, a lasciarlo baloccare a vanvera, tanto poi forse ci ripensa. Questo però è affidarsi alla fortuna, il piano inclinato della tempesta perfetta, varie concause ognuna secondaria ma che capitano tutte insieme. Magari lui prende l’aire e viene giù tutto. Trump è un asteroide in attesa di cadere, e anche se finisse in mare sarebbe un tremendo tsunami. L’unica cosa positiva, a volersi sforzare, è che sono tutti preoccupati, ma proprio tutti. In Russia, ad esempio, stanno pensando di togliergli il titolo di cosacco onorario (sic), che gli avevano dato subito dopo l’elezione. Putin, come l’apprendista stregone, ha tifato e forse interferito pro-Trump contro l’odiata Clinton e ora comincia a ripensarci. Anche lui conterà i giorni, ora.