15 anni di Guantanamo e non abbiamo ancora visto il peggio

Guantanamo chiude
Un soldato americano chiude il cancello del campo di detenzione di massima sicurezza di Camp Delta, Base Navele di Guantanamo. 25 agosto 2004. REUTERS/Mark Wilson

“Tanti auguri Guantanamo”. Con queste parole Russia Today, nel 2011, titolava un pezzo celebrativo che annunciava il prossimo decimo anniversario della prigione militare statunitense di Guantanamo Bay, installata a Cuba. Quest'anno Guantanamo compie 15 anni: dall'11 gennaio 2002, giorno in cui 20 prigionieri furono trasferiti sull'isola caraibica perché accusati di appartenere ai talebani e di essere affiliati di al-Qaeda, quel carcere militare è diventato uno dei luoghi più famosi e contemporaneamente più misteriosi del pianeta.

Guantanamo fu appositamente scelta come hub dove imprigionare tutti i nemici “dell'America e del mondo libero” dall'allora presidente americano George W. Bush come risposta agli attacchi dell'11 settembre: una scelta accorta, fatta per portare i sospettati fuori dalla portata dei tribunali americani, in deroga a qualsiasi legge e a qualsiasi principio di uno stato di diritto moderno. Dal 2002 ad oggi sono quasi 800 i detenuti passato da Guantanamo Bay. 19 verranno rilasciati a breve per essere trasferiti in altri Paesi, come vi abbiamo già raccontato altre volte, e al 5 gennaio scorso erano ancora 55 le persone in completo arancione detenute a Guantanamo dagli americani.

Guantanamo è un grande rimosso della coscienza collettiva dell'occidente, un luogo al di fuori del tempo e del diritto, di ogni regola, dove si è cercato di fare giustizia mietendo ingiustizie. Negli anni Guantanamo è diventato un enorme incubo politico dal quale né Bush né Obama sono riusciti a risvegliare l'America, quest'ultimo con l'aggravante di aver promesso nella campagna elettorale del 2008 di “chiudere per sempre” il supercarcere offshore. I “combattenti illegali” che sono stati detenuti nella prigione statunitense a Cuba, una definizione data dall'ex-segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, hanno vissuto situazioni drammatiche e paradossali, sono stati sottoposti a torture per estorcere loro informazioni, detenuti in gabbie all'aria aperta come scimmie allo zoo, in isolamento all'interno di celle lisce, hanno subito maltrattamenti e vissuto in palese violazione della Convenzione di Ginevra sui Diritti dell'Uomo e sui Diritti delle Vittime di Guerra.

Guantanamo è stato ed è ancora un ossimoro del diritto e della politica, un ossimoro linguistico, un ossimoro sociale dove tutto è il suo contrario. Legalmente, per anni, le persone recluse a Guantanamo erano semplicemente dei “detenuti” privati della libertà, di ogni libertà, in nome della Libertà: privati di ogni tipo di garanzia legale che spetta ai prigionieri di guerra o a qualsiasi imputato per reati ordinari, anche gravi. “Combattenti illegali” puniti in modo illegale. La definizione che Rumsfeld fece degli ospiti della prigione di Guantanamo mise fuori da ogni tipo di protezione internazionale queste persone: molti, dopo essere riusciti ad ottenere un processo, sono stati assolti da ogni accusa, altri ritenuti innocenti e liberati ancor prima che si arrivasse a un processo. Altri ancora sono stati traumatizzati a vita e, nel loro ingiusto percorso di riabilitazione, dovranno vivere ancora il carcere per guarire dal carcere: un'altra contraddizione che messa in linea con le altre compone una catena quasi impossibile da spezzare.

Negli ultimi 8 anni la popolazione carceraria a Guantanamo Bay è diminuita e la qualità della detenzione si è evoluta considerevolmente - soprattutto grazie a diversi interventi della Corte Suprema e della magistratura americana - ma restano in piedi incognite enormi, anzi tragiche certezze, circa l'illegalità sostanziale di quella prigione: un sistema penitenziario a tempo indeterminato privo di ogni norma a garanzia del prigioniero e anzi spesso forzatamente portato alla condanna da parte di commissioni militari inesperte e ideologicamente viziate. Il caos creato da George Bush però non è stato intaccato dalla buona volontà di Barack Obama.

Il presidente Obama ha stretto accordi con diversi paesi del mondo, dall'Arabia Saudita al Ghana, per il trasferimento dei detenuti non più pericolosi o di quelli per cui era necessario un qualche tipo di riabilitazione prima della completa liberazione. Accordi che hanno fatto montare polemiche incrociate sia tra i sostenitori della necessità di chiudere Guantanamo sia tra chi sosteneva, e sostiene tuttora, il contrario.

Quando si porrà fine a tutto questo? Probabilmente non a breve: il Presidente eletto Donald Trump da anni ripete instancabile che se fosse per lui Guantanamo andrebbe potenziata e sostenuta politicamente. Ora che ha il potere di farlo probabilmente sarà così. Ciò che fa paura è che, se così fosse, dopo 15 anni di Guantanamo non abbiamo ancora visto il peggio.