2017: le otto incognite che pesano sull'andamento dell'economia globale

Capodanno 2017
Capodanno 2017 CC-BY-SA 3.0 by Semnoz

Quello appena concluso è stato un anno di forti turbolenze politiche ed economiche, di sondaggi sbagliati e previsioni disattese. Il rallentamento del commercio globale, il crollo del prezzo del petrolio e delle materie prime, l’inflazione che arranca sono stati tutti fattori frenanti per l’economia.

Anziché essere l’anno della Ripresa (con la R maiuscola), il 2016 è stato un anno di profondi cambiamenti e qualche scossone. E sul futuro gli analisti hanno opinioni discordanti: per qualcuno sarà l’anno della svolta (ancora una volta), mentre altri sostengono che l’economia sia ormai ripiombata in una nuova fase di recessione che nel corso dell’anno si farà sentire con nuovi rallentamenti.

In questo scenario però, una cosa è certa: le incognite economiche e politiche sono numerose e imprevedibili. Per questo motivo, anche nel 2017 la cautela nel fare analisi e previsioni resta la regola d’oro.  

Stati Uniti alle prese con il nuovo Presidente

Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti ed entrerà in carica alla fine del mese di gennaio. Personaggio controverso, The Donald è stato portato alla Casa Bianca spinto dal vento populista alimentato da temi quali la riduzione delle tasse, la lotta all’immigrazione, l’innalzamento di muri, la centralità degli USA, la necessità di rinegoziare accordi commerciali e partnership mondiali. Il menù di promesse snocciolate in campagna elettorale da Trump è molto nutrito, ma nel 2017 si dovrà passare dalle parole ai fatti. Le mosse del nuovo presidente saranno la principale incognita per gli Stati Uniti e per tutti i partner politici e commerciali.

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Brexit: iniziano i negoziati(?)

Nel 2016, il primo grande fallimento dei sondaggisti è stato il referendum sulla Brexit. Il 23 giugno il Regno Unito ha votato per lasciare l’Unione europea. L’esito del referendum è stato un colpo al cuore per l’Europa e un’iniezione di linfa vitale per il populismo europeo. Dal punto di vista pratico però, nel 2016 non è successo niente. Il processo per l’uscita del Regno Unito dall’UE deve ancora fare i suoi primi passi. Il premier Theresa May ha promesso che entro marzo 2017 attiverà l’articolo 50 del Trattato europeo (quello che prevede l’uscita di un Paese membro). A quel punto inizieranno i negoziati (che dovrebbero durare un paio d’anni) con l’Unione per ridefinire i rapporti politici, economici e commerciali tra Regno Unito e Unione Europea. Intanto però, il primo appuntamento è fissato per fine gennaio quando la Corte suprema dovrà decidere sul ricorso che il governo britannico ha presentati contro la sentenza con cui a novembre l’Alta corte ha deciso che l’uscita del Paese dell’UE dovesse passare dal voto del Parlamento.

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FED e rialzo dei tassi

La prima vera incognita economica è attesa per il 26-27 gennaio, quando la FED si riunirà per decidere le nuove mosse della politica monetaria statunitense. Alla fine del 2015 le previsioni fissavano con certezza ben quattro rialzi del tassi nel corso del 2016: l’unico rialzo è arrivato nell’ultima riunione di dicembre quando la FED ha deciso di alzare il tasso principale di 0,25 punti base. Per il 2017, la banca centrale a stelle e strisce confida in un ulteriore rafforzamento della ripresa economica, nel mantenimento di un tasso basso di disoccupazione e nella crescita dell’inflazione: con questi presupposti di prevedono tre rialzi dei tassi. Sulle decisioni di politica economica però, peseranno le prime mosse del presidente degli Stati Uniti e le reazioni del mercato.

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Inflazione UE e BCE

Secondo le ultime previsioni, l’inflazione in USA e in Europa avrebbe finalmente imboccato la strada della crescita. Nell’Eurozona le previsioni sono migliorate dall’1,3% all’1,6% spingendo al rialzo i rendimenti dei titoli di Stato. Su questo fronte l’incognita, illustrata anche dal numero uno della BCE Mario Draghi, riguarda il fattore trainante dell’inflazione: sarà il rialzo del prezzo del petrolio o un balzo dei salari? La domanda è cruciale. Comunque sia, anche nel 2017 l’azione della BCE sarà sotto i riflettori. Nell’ultima riunione Draghi ha annunciato notevoli cambiamenti per il Quantitative easing europeo: il piano si allunga dal marzo 2017 fino alla fine dell’anno, ma l’ammontare di acquisti mensili si ridurrà da 80 miliardi (l'ammontare attuale) a 60 miliardi mensili. Questa soluzione di compromesso ha spinto qualcuno a parlare di tapering, ma l’opzione, come ha precisato più volte lo stesso Draghi, non è sul tavolo della BCE.

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Cina: croce e delizia dell’economia globale

Tra il 2015 e il 2016 il rallentamento dell’economia cinese ha pesantemente influenzato l’andamento dell’economia globale. Nel primo trimestre 2016 il PIL cinese è cresciuto del 6,7%, un risultato che i Paesi europei si sognano, ma che rappresenta comunque il balzo più contenuto dal 2009. Nel 2015 la Cina ha iniziato una dolorosa mutazione: l’economia, da sempre trainata dalle esportazioni, si è spostata sul mercato interno; dall’industria pesante all'industria leggera e soprattutto ai servizi. Questo cambiamento di rotta ha rappresentato un fattore di instabilità e di rallentamento della crescita e del commercio che ha pesato sull’intera economia globale. Dalla metà del 2016 si sono intravisti segnali di stabilizzazione per la Cina e di maggior fiducia sui mercati, ma l’andamento del Dragone resta una pesante incognita anche nel 2017.

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Petrolio: il rialzo tanto atteso

Insieme al rallentamento della Cina, sulla prima parte del 2016, in particolare, ha pesato il crollo del prezzo del petrolio e delle materie prime in generale. Ma nel corso del 2016 il prezzo del petrolio è passato dal minimo di 28 dollari al barile a oltre 50 dollari. L’estrema volatilità del prezzo del petrolio ha pesantemente influenzato l’economia globale ed è facile prevedere che farà altrettanto nel 2017. A fine 2016 i delegati dell'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (OPEC) hanno approvato un taglio alla produzione più alto delle attese, pari a 1,2 milioni di barili al giorno a quota 32,5 milioni, più o meno una diminuzione del 4% dall'attuale output spingendo al rialzo il prezzo sul mercato. Secondo gli analisti, nel 2017, un prezzo del petrolio in rialzo o comunque stabile sopra i 50 dollari darà stabilità ai mercati e spingerà l’inflazione, mentre un nuovo crollo sarebbe un bel problema per l’economia globale.

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Elezioni: Olanda, Francia, Germania (e Italia?) alle urne

Concentrando lo sguardo sull’Europa, una delle principali incognite è la politica. Nell’Unione è sempre più acuto lo scontro tra europeisti e fronte euroscettico-populista che elezione dopo elezione continua a macinare consensi. Nel 2017 la tornata elettorale in Europa è molto interessante: L’Olanda va alle urne a marzo, la Francia vota tra aprile e maggio e, infine, la Germania a settembre. All'elenco si potrebbe aggiungere l'Italia se il Parlamento trovasse l’accordo sulla legge elettorale e si decidesse di andare ad elezioni anticipate tarpando le ali al Governo Gentiloni. Le campagne elettorali dei Paesi coinvolti saranno al centro della politica europea, sempre più spaventata dal vento euroscettico alimentato nel 2016 dalla vittoria del referendum per la Brexit. La politica dei membri, influenzerà le decisioni di Bruxelles che a sua volta avranno ripercussioni sui mercati e sulle mosse della BCE chiamata a fare scudo ad ogni eventuale scossone.

Banche nell’occhio del ciclone

Infine, stando sempre sull’Europa e in particolare sull’Italia, uno dei temi principali sarà la crisi del comparto bancario. Già nel 2016 abbiamo assistito a forti cambiamenti e numerose operazioni di rafforzamento capitale, traformazioni, vendite e fusioni. La Vigilanza europea tiene gli occhi puntati sulle banche italiane, in difficoltà per il peso eccessivo delle sofferenze e per la bassa redditività. Nel 2017 il comparto ha di fronte a sé numerose sfide: prima tra tutte il salvataggio con l’intervento dello Stato di Banca MPS, a cui si aggiungono la vendita delle Good bank, l’integrazione di Veneto banca e Vicenza, il maxi aumento di capitale di Unicredit. La fragilità del sistema bancario con tutte le sue conseguenze resterà certamente una delle principali incognite del nuovo anno. 

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