5 miti da sfatare sull'estate, dalla pipì anti-medusa al "niente bagno dopo mangiato"

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L'estate è in arrivo sfatiamo cinque miti (o leggende metropolitane, o bufale, chiamatele come volete) sulla stagione più calda Isabelle Bruce - CC0

L'estate è ormai alle porte, ed insieme alle giornate al mare, alle alte temperature ed alle ferie (per molti, almeno), la stagione più calda da sempre porta con sé convinzioni, miti, stereotipi dei quali in tanti sono convinti ma che invece non hanno alcun fondamento e possono facilmente essere smentiti.

Nulla di stupefacente, dopotutto: molte errate convinzioni per qualche motivo superano la prova del tempo, attraversano le generazioni e vengono ritenute vere ancora molto tempo dopo la loro "nascita" proprio perché vengono continuamente ripetute per pura tradizione e con convinzione di avere a che fare con una realtà accertata.

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Del resto, è in questo modo che nascono i miti e le leggende. Fortunatamente, portando la cosa sul piano puramente scientifico è quasi sempre possibile confutare queste convinzioni. IBTimes Italia vi propone una rapida carrellata di 5 miti da sfatare sull'estate.

1) Prima di fare il bagno è necessario aspettare 1/2/3 ore dopo aver mangiato

Chiunque sia mai andato al mare con i propri genitori si è sentito fare questa raccomandazione: mai fare il bagno se non è passato dall'ultimo pasto un tempo di almeno 1, o anche 2, o in certi casi persino 3 ore (dipende dalla fonte). Il rischio, nel caso si sfidino le acque troppo presto, è quello di una congestione, cioè il blocco della digestione, o dei crampi, un'eventualità particolarmente pericolosa se ci si dovesse avventurare lontano dalla riva.

Si tratta di una raccomandazione molto italiana (seppur esistente in diversi altri paesi) e che può essere giudicata priva di fondamento, come stabilito con una certa chiarezza anche dalla International Life Saving Federation. Non esiste alcuna prova scientifica di un maggiore rischio nel caso si faccia il bagno relativamente presto dopo aver mangiato: chiaramente, dopo un'abbuffata si potrebbero avere dei problemi una volta in acqua nel caso ci si mettesse a nuotare vigorosamente, ma gli stessi problemi emergerebbero anche con una corsa sulla spiaggia o con qualsiasi altro sforzo fisico.

2) Quando si viene punti da una medusa, urinare sulla parte è il miglior rimedio possibile

La convinzione secondo la quale il miglior modo per far passare il dolore della puntura di una medusa sia urinare sulla parte colpita è di certo molto cara ai fan di Friends: in una puntata della serie, intitolato per l'appunto "Monica e la medusa", Joey ricorda di aver sentito qualcosa in proposito in un documentario e fa pipì su Monica nel tentativo di alleviarne il dolore. Purtroppo per lei, e per chiunque sia mai stato sul versante ricevente di questa storia, si tratta di una leggenda metropolitana o, se preferite, di una bufala.

medusa Un gruppo di meduse: i loro tentacoli sono coperti di aculei urticanti  Brocken Inaglory (CC BY-SA 3.0)

Il concetto alla base è che il pH acido dell'urina consentirà di eliminare le tossine lasciate dagli aculei della medusa (le cosiddette nematocisti) ed alleviare quindi il dolore. Il problema è che, in primo luogo, la pipì non è necessariamente acida (dipende da cosa si è mangiato) ed in ogni caso non avrà un'acidità sufficiente a raggiungere lo scopo. Dal momento che il principio alla base è però valido, può essere una buona idea utilizzare in queste circostanze una sostanza acida (ma non troppo, ovviamente): l'aceto può essere la soluzione ideale.

3) L'estate arriva perché siamo più vicini al Sole

Considerando che viviamo in un'epoca nella quale esiste ancora gente convinta che la Terra sia piatta, non può stupire più di tanto che in tanti pensino che l'estate arrivi perché, nel corso della sua orbita intorno al Sole, il pianeta si avvicina alla nostra stella.

Per capire come questo sia falso basti dire che in realtà l'afelio (il momento di maggiore distanza) normalmente avvenga ad inizio luglio mentre il perielio (il punto di maggiore vicinanza) si verifichi invece ad inizio gennaio. Peraltro, se la distanza dal Sole influenzasse le stagioni non si spiegherebbe come mai queste differiscano in base all'emisfero. In realtà, la variazione delle stagioni dipende dall'inclinazione assiale della Terra rispetto al piano orbitale.

4) Più è alto il fattore della protezione solare, più si può stare tranquilli

Quanto riportato nel titolo di questo paragrafo non è un mito: in effetti, più alto è il fattore della protezione solare che utilizziamo, maggiore è la protezione che riceviamo. Per esempio, un fattore 15 è in grado di bloccare il 93% della radiazione UVB, mentre con un fattore 30 la protezione arriva fino al 98%.

Ad ogni modo, andando al di sopra del fattore 50 l'effettivo aumento del livello di protezione è decisamente trascurabile e non giustifica l'eventuale prezzo di acquisto più elevato. Inoltre, alti livelli di fattore di protezione spesso incoraggiano ad applicare una quantità inferiore al necessario (circa 2 mg per centimetro quadrato) ed a trascorrere sotto il Sole un tempo maggiore di quanto consigliabile, cosa che porta più facilmente a delle scottature.

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5) Se non si va in spiaggia non occorre la protezione solare

In tanti pensano che mettere della protezione solare sia qualcosa che riguarda soltanto chi va in spiaggia ad abbronzarsi, mentre passeggiare sotto il Sole non richiede alcuna precauzione. In realtà, il rischio di una scottatura esiste per chiunque si trovi sotto il Sole, che indossi un costume o sia invece vestito di tutto punto.

Una maglietta bianca equivale ad una protezione con fattore 7, che può scendere fino a 3 nel caso sia bagnata o sudata. In generale, più un indumento è scuro maggiore è la protezione che offre; quest'ultima va comunque diminuendo anche in rapporto all'usura dei capi. In ogni caso, se si trascorrono più ore sotto il Sole anche se non in spiaggia è comunque bene pensare ad un qualche tipo di protezione che si aggiunga a quella garantita dei vestiti.

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