Afghanistan, record di vittime civili: inizia a preoccuparsi anche la Russia

Afghanistan
Una donna afghana cammina nella neve indossando il burqa in una zona periferica della capitale Kabul. Afghanistan, 7 febbraio 2017. REUTERS/Omar Sobhani
  • Nel 2016 in Afghanistan c'è stato il record di vittime civili dal 2009 a oggi;
  • La Russia è "preoccupata" per la presenza massiccia di Daesh in territorio afghano;
  • L'Afghanistan potrebbe essere un primo punto di incontro tra il Cremlino e la Casa Bianca.

Il 2016 è stato l'annus horribilis per quanto riguarda il numero di vittime civili del conflitto in Afghanistan: 3.498 persone sono rimaste uccise, altre 7.920 sono rimaste ferite (un incremento del 3 per cento rispetto all'anno precedente), nel peggiore anno del conflitto dal 2009 a questa parte.

“In un contesto nel quale convivono combattimenti di terra prolungati, campi di battaglia permeati di santuari civili che dovrebbero essere risparmiati dalla violenza, attacchi suicidi alle moschee, altri attacchi mirati contro quartieri centrali, bazar e strade residenziali, l'uso di scuole e ospedali a scopo militare” sono tutti elementi, secondo un rapporto delle Nazioni Unite, che fanno dell'Afghanistan una polveriera pronta per esplodere. Manca solo la miccia.

Miccia che potrebbe essere la sempre più massiccia presenza di Daesh nel paese dell'Asia Minore: il gruppo Stato Islamico sta infatti espandendo la propria presenza in Afghanistan, molti generali e alti rappresentanti dello Stato Islamico stanno ripiegando nel santuario afghano dove hanno garanzia di protezione, sia geografica che militare da parte dei quasi-amici Taliban, e con loro moltissimi mujaheddin in fuga da Mosul e dal nord della Siria ripiegano in Afghanistan (via Iran o Turkmenistan) alla ricerca di un porto sicuro e per rimettersi in forze. Lo scrivevamo noi di IBTimes Italia già un anno fa. Una situazione che preoccupa tutti, seppur con grave ritardo: il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov sabato 4 febbraio ha incontrato a Mosca il suo omologo afghano Salahuddin Rabbani, esprimendogli la propria preoccupazione circa l'espansione di Daesh in Asia minore.

“Osserviamo da vicino l'evolversi della situazione relativamente alla sicurezza in Afghanistan. Siamo preoccupati per le crescenti attività di combattimento e le attività terroristiche dell'opposizione armata […] consideriamo importante la cooperazione tecnico-militare con Kabul, le attività di supporto per migliorare la capacità di combattimento delle forze di sicurezza nazionali afghane e la formazione del personale militare e di polizia della Repubblica” ha dichiarato il ministero degli Esteri russo prima dell'incontro tra i due, sottolineando l'importanza delle relazioni tra Mosca e Kabul e mettendo il pesante piede dell'orso russo nuovamente in terra afghana.

Insomma, Mosca si dice ufficialmente preoccupata di ciò che sta accadendo in Afghanistan e questo potrebbe rappresentare veramente un primo passo importante per tamponare la prossima crisi internazionale.

Nonostante la presenza di migliaia di militari stranieri e di altrettanti cooperanti internazionali l'Afghanistan sta vivendo il suo periodo storico peggiore dall'inizio della guerra americana contro il regime dei Taliban, nel 2001. Washington ha cacciato l'oscurantismo, instaurato un sistema più o meno democratico e rappresentativo, si sono viste due elezioni e un parziale ritiro delle truppe americane, ma le cose negli ultimi due anni sono precipitate e lo scorso anno completamente degenerate: i Taliban oggi controllano circa il 70 per cento del territorio afghano e possono contare su ingenti risorse per finanziare la guerriglia e gli attentati contro la Repubblica e contro gli stranieri: il mercato dell'eroina, l'Afghanistan è il primo produttore al mondo di oppio, e quello dei lapislazzuli garantiscono flussi di denaro incalcolabili alle tribù Taliban nelle valli e sulle montagne.

Dal 2015 l'aviazione afghana, che nel paese vanta un numero di apparecchi superiore a quellio degli Stati Uniti, ha intensificato i raid contro i villaggi e le roccaforti di Taliban e islamisti del gruppo Stato Islamico, ma secondo le Nazioni Unite questo ha causato un aumento del 99 per cento delle vittime civili, livelli che non si toccavano dal lontano 2009, ma anche l'uso indiscriminato che le forze armate afghane fanno dell'artiglieria e delle armi pesanti sui villaggi hanno aumentato incredibilmente il numero di vittime tra la popolazione.

L'Afghanistan potrebbe però rappresentare un punto d'incontro importante e al controllo degli armamenti nucleari, tra il Cremlino e la Casa Bianca. L'ambasciatore degli Stati Uniti alle Nazioni Unite Samantha Power, ex-giornalista dal carattere duro fortemente voluta da Obama per quel ruolo, intervenendo il 6 febbraio al Consiglio del Nord Atlantico - la suprema istanza che regge la NATO – ha messo in guardia l'amministrazione Trump da un riavvicinamento alla Russia “sulla falsariga del 2009” sottolineando le differenze tra oggi ed allora (la Russia non era intervenuta in Ucraina, la Primavera araba non era ancora arrivata e la Siria viveva relativamente in pace, mentre in Afghanistan sembrava che tutto andasse secondo i piani della Casa Bianca) e puntando il dito sull'inaffidabilità del Cremlino e sulla passione di Putin per i giochi fuori dalle regole dello stato di diritto.

Gli attentati e i combattimenti sono quasi all'ordine del giorno, in Afghanistan: il 3 febbraio le forze afghane hanno annunciato di aver respinto un attacco da parte dei Taliban nella provincia meridionale di Helmand mentre il 7 febbraio un'autobomba ha ucciso un ufficiale di polizia nella provincia occidentale di Farah. Secondo quanto riporta Business Standard citando Khaama Press invece nella provincia orientale di Nangarhar un leader locale dei Taliban ha consegnato il proprio lanciarazzi, una radio e diversi tipi di esplosivo in segno di volontà al dialogo ed ha affermato la propria disponibilità a partecipare ai colloqui di pace nella provincia orientale afghana, una notizia che i Taliban non hanno commentato ma che rappresenta bene il clima di incertezza che si respira in Afghanistan.