AIDS: speranze aumentano tra vaccini promettenti, farmaci e facilità di diagnosi

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Il Nastro Rosso è il simbolo mondiale della solidarietà agli HIV-positivi e ai malati di AIDS, e unisce le persone nella comune lotta contro questa malattia REUTERS / Navesh Chitrakar

Oggi, 1° dicembre, è la giornata mondiale contro l'AIDS, una ricorrenza dedicata dal 1988 all'incrementare la consapevolezza legata alle infezioni da HIV/AIDS ed alla commemorazione di coloro che hanno perso la loro battaglia contro questa malattia. 

Questa data non è però soltanto l'occasione per valutare quale sia stato l'impatto dell'infezione nella storia degli ultimi decenni, ma anche per celebrare i moltissimi successi conseguiti dai ricercatori di tutto il mondo: ormai da tempo contrarre l'HIV/AIDS non è più una condanna a morte certa com'era fino a neanche troppi anni fa, e le speranze di avere in tempi relativamente brevi una cura efficace sembrano aumentare ogni giorno.

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Appena poche settimane fa, alcune università britanniche hanno diffuso i risultati preliminari di una ricerca nell'ambito della quale, grazie ad una nuova terapia, il virus sembra essere stato eliminato dal sangue di un paziente. L'approccio prevede l'utilizzo di farmaci antiretrovirali standard insieme ad un medicinale capace di riattivare il virus HIV dormiente e ad un vaccino in grado di indurre il sistema immunitario a distruggere le cellule infette.

"Ha funzionato in laboratorio e ci sono buone prove che funzionerà anche negli esseri umani, ma dobbiamo sottolineare come ci sia ancora molta strada da fare per una reale terapia", ha spiegato Sarah Fidler dell'Imperial College London, coinvolta nei trial. Come dire: sì all'ottimismo ed alla speranza, no ai festeggiamenti precoci.

Grandi aspettative ci sono anche per i trial di un vaccino contro l'HIV che sta iniziando in Sudafrica, un paese nel quale si stima possano essere circa sette milioni le persone che vivono con il virus. Secondo gli scienziati i trial, che coinvolgeranno 5.400 donne e uomini sessualmente attivi, potrebbero portare al primo vaccino per l'HIV mai brevettato.

Lo studio, sponsorizzato dalla statunitense National Institutes of Health, è uno dei più grandi del suo genere, nonché del primo trial di efficacia dal 2009. "La sperimentazione ci dirà se il successo iniziale che abbiamo osservato (su scala ridotta, ndr) porterà frutto nella forma di un vaccino sicuro ed efficace per l'HIV progettato per le persone dell'Africa meridionale", ha spiegato la responsabile dei trial, Glenda Gray, a capo del sudafricano Medical Research Council.

Peraltro, proprio nei giorni scorsi un gruppo di studenti liceali australiani è riuscito ad infliggere uno schiaffo morale a quello che l'anno scorso è riuscito a diventare uno dei personaggi più odiati al mondo: stiamo parlando dell'imprenditore statunitense Martin Shkreli, ex-CEO di Turing Pharmaceuticals, che nel 2015 fece passare nel giro di una notte il prezzo di un farmaco contro la malaria e l'HIV da 13,50 a 750 dollari.

memoriale per le vittime dell'AIDS a Vienna Memoriale per le vittime dell'AIDS a Vienna  Herzi Pinki (CC BY-SA 4.0), via Wikimedia Commons

 

L'azienda di Shkreli aveva acquistato i diritti per la commercializzazione negli USA del Daraprim, nome commerciale della pirimetamina: quest'ultima è un principio attivo usato da tempo per la cura della toxoplasmosi, ma si è dimostrato efficace anche nel trattamento di malattie che riguardano il sistema immunitario, come AIDS e malaria. L'importanza del medicinale è tale da essere stato inserito nella lista dei farmaci essenziali dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

I giovani studenti della Sydney Grammar School sono riusciti a produrre nel laboratorio della loro scuola 3,7 grammi di pirimetamina spendendo circa 20 dollari australiani (pari a poco meno di 15 dollari USA o 14 euro). Più che un grande traguardo scientifico questo risultato è rilevante dal punto di vista simbolico, considerando che in Australia un flacone con 50 compresse di Daraprim costa 13 dollari.

"Inizialmente eravamo decisamente increduli", ha spiegato Brandon Lee, uno degli studenti coinvolti, parlando con ABC. "Abbiamo speso così tanto tempo e c'erano così tanti ostacoli: ci ha sorpreso. Una cosa del tipo: 'Oh, abbiamo davvero creato questa sostanza' e 'Questo può davvero aiutare delle persone lì fuori'. Quindi c'è stata certamente incredulità, che si è trasformata in felicità quando ci siamo resi conto di essere finalmente riusciti a raggiungere il nostro obiettivo principale".

Ancor prima che lo studio di possibili terapie e vaccini, la lotta contro l'HIV/AIDS passa inevitabilmente dalla prevenzione e dalla possibilità di una diagnosi precoce. Da questo punto di vista è certamente fondamentale il fatto che, a partire da oggi, nelle farmacie italiane sarà possibile acquistare senza ricetta il test per l'autodiagnosi al costo di 20 euro.

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Il test, che darà una risposta in 15 minuti, può essere consegnato solamente ai maggiorenni, insieme a del materiale informativo sulla malattia. Nel caso l'esito dovesse essere positivo, la raccomandazione è quella di eseguire di nuovo gratuitamente l'esame in una struttura specializzata. I farmacisti che ordineranno il test dovranno prima seguire un corso di formazione online su come rapportarsi al paziente.

Come spiegato da Rosaria Iardino, presidente della fondazione The Bridge, la speranza è quella di far emergere tutti quei pazienti che sono sieropositivi ma non sanno di esserlo (si pensa che in Italia siano 18.000), limitando così il rischio di ulteriori contagi. "Questo è uno strumento per chi non ha voglia o tempo di andare nei centri, dove il test è gratuito, ma noi immaginiamo anche un impiego ad esempio nelle carceri. Proprio ieri l'Oms ha ribadito l'importanza dell'autotest, e una volta tanto l'Italia è in linea".