Al-Qaeda unisce tutte le forze islamiste dell'Africa nord-occidentale sotto un unico nome

Al-Qaeda Sahel
I nuovi vertici di al-Qaeda nel Sahel nel video pubblicato il 3 marzo nel quale si annuncia la formazione di un cartello unico che unisce tutti gli islamisti dell'Africa nord-occidentale. Si riconoscono (da destra): Amadou Kouffa dell'organizzazione Katiba Macina, Yahia Abou El Hamam di al-Qaeda nel Sahara e il nuovo leader dell'organizzazione Iyad Ag Aghali, fondatore di Ansar Eddine. Mali, 2 marzo 2017. Video/Twitter

Dopo la decisione del vertice del G5 del Sahel del 25 gennaio scorso di istituire una forza multinazionale anti-terrorismo per fronteggiare il dilagare di al-Qaeda nella zona del Liptako Gourma (Africa nord-occidentale) e alla quale collaborano gli eserciti di Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger, in molti si chiedevano come avrebbe risposto l'organizzazione creata da Bin Laden.

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La risposta è arrivata il 3 marzo, quando un video ed un comunicato stampa sono stati pubblicati e diffusi sui social network proprio dall'organizzazione islamista: la risposta di al-Qaeda alla forza multinazionale che dovrebbe annientarla è, di fatto, una forza multinazionale islamista che promette una dura battaglia per il controllo del Sahel. Sotto l'egida di al-Qaeda infatti si sono unite le organizzazioni islamiste votate alla jihad salafita più crudeli e spietate, e meglio organizzate, di tutta l'area. Le organizzazioni - tutte inserite negli elenchi nazionali delle organizzazioni terroristiche in Africa nord-occidentale - Ansar Eddine, al-Mourabitoun, Katiba Macina e al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM) hanno rilasciato una dichiarazione congiunta nella quale informano di avere unito le forze sotto il comando di Iyad Ag Gali, ex-ribelle Tuareg del movimento Azawad di nazionalità maliana e fondatore di Ansar Eddine.

La nuova organizzazione, che è una sorta di grande tendone sotto al quale il peggio del peggio del Sahel ha trovato una lotta comune, si chiama Jamaât Nasr Al islam wa Al mouminin (Gruppo per la vittoria dell'Islam e dei Fedeli, noi lo conosceremo probabilmente con l'abbreviazione Nusrat al-Islam), ha giurato fedeltà ad al-Qaeda e alla sua figura più autorevole nel Sahel, Abdelmalek Droukdel. Lui è l'emiro formalmente a capo di al-Mourabitoun del quale vi abbiamo parlato lo scorso 27 febbraio, quando abbiamo descritto i legami tra i gruppi guidati dall'algerino Mokhtar Belmokhtar, di fatto il vero leader di al-Mourabitoun, che con l'unificazione di questa fitta rete di sigle, diventa il vero leader oscuro del terrore in Africa nord-occidentale, dal Maghreb al Sahel.

Di fatto al-Qaeda è riuscita nell'intento di creare una vera e propria federazione transnazionale e multinazionale del salafismo in Africa: questa federazione comprende migliaia di combattenti perfettamente addestrati e motivati, una rete di protezione estesa ed efficace, canali di approvvigionamento praticamente infiniti (contrabbando di droga e sigarette, traffico di esseri umani - ragion per cui andrebbero rivisti gli accordi UE-Libia e Italia-Libia - e tratta degli schiavi, e una conoscenza del territorio profonda, anche delle zone più impervie e desertiche. Ma non solo: al-Qaeda dimostra, qualora ce ne fosse bisogno, di saper superare brillantemente i conflitti della sua galassia interna. Solo nel 2012 infatti i rapporti tra Belmokhtar e AQIM erano praticamente diventati inesistenti e l'organizzazione dell'algerino annunciava, proprio quell'anno, la decisione di staccarsi da al-Qaeda per avvicinarsi a quello che è poi diventato lo Stato Islamico in Libia.

Tuttavia la differenza tra Daesh e al-Qaeda è venuta fuori in breve tempo: i miliziani di Daesh si sono rivelati, sopratutto in Libia, giovani poco preparati e motivati unicamente dalla droga e dall'indottrinamento mentre i qaedisti hanno sempre inglobato, al proprio interno, personaggi meglio formati all'uso delle armi, più avvezzi alla teologia salafita e meno inclini all'uso di sostanze, bensì più abili a commerciarle. Insomma, in nord-Africa la differenza tra Daesh e al-Qaeda è pari alla differenza tra una classe di liceali scalmanati (Daesh) e una di universitari specializzandi (al-Qaeda). Nel 2015 Abdelmalek Droukdel, divenuto leader di AQIM, era riuscito a riavvicinare al-Mourabitoun ad al-Qaeda ma i sodali di Belmokhtar del Mujao (organizzazione che significa Movimento per l'Unicità e la Jihad in Africa Occidentale, responsabile tra le altre cose del rapimento della cooperante Rossella Urru) si erano avvicinati invece a Daesh.

Grazie però ai nuovi sodalizi, nuovi patti e nuove amicizie con gli ex-ribelli Tuareg maliani dell'organizzazione Katiba Macina (sopratutto con i pezzi grossi Iyad Ag Ghali e Amadou Kufa, che hanno combattuto in Mali tra le fila dei ribelli del movimento Azawad) e alla crisi di Daesh in Libia molti miliziani del Califfo hanno ripiegato nel deserto, trovando in Niger e in Mali importanti porti islamisti dove trovare rifugio, protezione, riposo e nuovi soci. Lo avevamo scritto lo scorso 11 ottobre quando riportavamo le notizie sull'imminente caduta di Sirte, nel nord della Libia, dove da cinque mesi Daesh resisteva agli assalti dell'operazione Al-Bunyan Al-Marsous del governo tripolitano sostenuto dall'ONU: il caos e Daesh non avrebbero abbandonato il nord-Africa. Mentre tutti erano infatti concentrati a capire come affrontare e chiudere il capitolo del Califfato in Libia più a sud, in Mali, al-Qaeda si riorganizzava: a partire dall'inizio del 2015 una lunga scia di attentati, a Bamako e Ouagadougou, a Gran Bassam e Sévaré, mostravano chiaramente come i qaedisti stessero cercando una nuova dimensione.

Le centinaia di miliziani ex-Daesh in fuga dalla Libia attraverso il deserto e i porosi confini con il Niger ed il Mali hanno drenato tra le fila di questi gruppi nuove e giovani forze disilluse dall'evanescenza del Califfato e che non hanno avuto alcuna difficoltà nel giurare fedeltà ad al-Qaeda, cosa che tra l'altro per loro non ha rappresentato alcuno svantaggio, anzi. Secondo un recente studio pubblicato da Marc Mémier, il massimo esperto in Europa in materia di gruppi islamisti in Africa e membro dell'Istituto Francese di Studi Internazionali, la necessità di riunificarsi sotto un'unica bandiera si spiega proprio con l'arrivo di tanti combattenti ex-Daesh dalla Libia.

Il fatto che quindi al-Qaeda abbia annunciato un nuovo unico cartello islamista in Africa nord-occidentale era ampiamente prevedibile ed anzi i maggiori esperti in materia erano mesi che paventavano questa possibilità: il sociologo maliano Sidi Kounta, commentando il video dell'annuncio di al-Qaeda, ha notato proprio come uno di fianco all'altro ci fossero tutti i pezzi più importanti dell'islamismo in Africa occidentale: Amadou Kouffa della Katiba Macina, l'emiro di al-Qaeda nel Sahara Yahia Abou El Hamam e colui il quale è formalmente il nuovo capo, Iyad Ag Aghali di Ansar Eddine. Nel video si nota l'assenza ingombrante di Mokhtar Belmokhtar, leader di fatto di al-Mourabitoun, ma l'organizzazione ha annunciato di fare parte del nuovo progetto e probabilmente Belmokhtar ha preferito, come sempre, non apparire. Anche perché si troverebbe attualmente in Libia. Il video pubblicato sui social è stato intitolato “Una bandiera, un gruppo, una speranza” e tutti i personaggi presenti giurano fedeltà, all'unisono, all'egiziano Ayman al-Zawahiri, che fu braccio destro di Bin Laden, dal quale ha raccolto la pesante eredità dell'organizzazione. Il nuovo emiro di al-Qaeda in Africa, Iyad Ag Ghali, è molto noto in Mali e nemmeno un anno fa aveva lodato in un video gli scontri tra cittadini maliani e “le forze militari dei crociati”, riferendosi alle forze francesi presenti in Mali con base a Gao. Ag Ghali è stato persino un diplomatico, ha servito come console del Mali in Arabia Saudita durante la presidenza di Amadou Toumani Touré, spiccando come abile negoziatore di ostaggi proprio con al-Qaeda.

Gli effetti di questo accordo si sono già visti: questa mattina a Timbouctou, città del Mali alle porte del deserto, ci sono state scaramucce tra l'esercito e alcuni gruppi armati islamisti, che già in passato hanno occupato la città più volte rivendicando il territorio come di propria influenza.

Il jihadismo nel Sahel è oggi ad una svolta storica importante, una di quelle che potrebbe portare presto ad una nuova escalation di violenza e a nuovi conflitti, pulviscolarmente distribuiti tra il Maghreb e il Sahel. Ma, è quello che temono in molti, anche più a sud.