Al Qaeda vuole formare un emirato nel nord della Siria?

Al Nusra mortaio
Miliziani affiliati ad al Nusra caricano un mortaio nei pressi della fattoria di al-Mallah, a nord di Aleppo. Siria, 18 febbraio 2015. REUTERS/Hosam Katan

Mentre Daesh continua a perdere territorio sia in Siria che in Iraq al Qaeda sembra macinare sempre più successo e secondo alcune fonti di intelligence europee e nordamericane citate da Foreign Policy e dal New York Times potrebbe essere in procinto di proclamare un emirato nel nord della Siria.

Secondo queste fonti negli ultimi tre anni, e specialmente negli ultimi mesi, “un numero senza precedenti” di veterani e alti rappresentanti dell'organizzazione islamista fondata da Osama bin Laden si sarebbero trasferiti nel nord della Siria per creare il nuovo quartier generale dell'organizzazione: la guerra intrareligiosa con Daesh, un conflitto violentissimo all'interno della guerra civile siriana e forse persino più cruento della stessa, e la strategia a lungo termine che caratterizza da sempre al Qaeda oggi sembrano elementi tutti a vantaggio di quest'ultima, che ha trovato nel Fronte al Nusra un alleato prezioso e determinante per la costruzione della propria influenza sul territorio siriano.

Lo spiega bene il ricercatore Luca Longo su Formiche quando scrive che “la logica consiste nell’ottenere un informale e sotterraneo controllo militare e politico, piuttosto che uno esplicito, anche se quest’ultimo rimane l’obiettivo di lungo termine. Il gruppo sceglie attentamente quando e dove imporre la propria autorità allo scopo di mantenere un attento bilanciamento fra il suo obiettivo finale – il pieno controllo e la creazione di un emirato islamico in Siria – e la necessità di mantenere alleate, o almeno non ostili, le forze rivoluzionarie e le popolazioni locali.”

Una strategia che ha già premiato in passato remoto, in Afghanistan come in Pakistan, e prossimo, in Yemen e in Mali, e che grazie allo scrupoloso lavoro di al Nusra all'interno di molti gruppi di opposizione al regime siriano di Assad potrebbe dimostrarsi vincente anche nel Paese alle porte dell'Europa. I vertici di al Qaeda hanno cominciato a spostarsi in Siria a metà del 2013 per rafforzare la leadership di al Nusra, proprio mentre lo Stato Islamico andava crescendo: poco dopo al-Baghdadi ha proclamato la nascita del Califfato, stabilendo così in modo unilaterale il controllo su alcuni territori e alcune popolazioni e isolandosi in questo modo all'interno della galassia islamista. La rapidità con cui si è sviluppato Daesh è, secondo alcuni esperti citati dal New York Times, direttamente proporzionale alla rapidità con cui Daesh verrà sconfitto. Ma questo non è necessariamente una buona notizia.

Quello di proclamare un emirato non è un fatto tanto semplice e non attiene solo alla strategia militare o alla propaganda religiosa: è una questione politica. Stabilire il controllo su un territorio implica il confrontarsi necessariamente nei pesi e contrapporsi anche con la popolazione civile, stremata da anni di guerra civile e da una situazione umanitaria devastante e poco incline a tollerare un'imposizione della sharia in forma radicale, cosa che nei delicati equilibri siriani si sta rivelando fatale per la sopravvivenza di Daesh. Al Nusra lo capì a suo tempo e la sua forza deriva proprio da quello. Inoltre ha rispettato i vari cessate il fuoco e per questo sembra mostrarsi più attendista relativamente alla costituzione di un emirato: per il Fronte annusare l'aria che tira è fondamentale, avendo consolidato una buona leadership su una parte dei gruppi ribelli che animano la guerra civile in Siria, ma è anche vero che la presenza dei più alti vertici quaedisti nel Paese è un presagio piuttosto chiaro. Al Qaeda sembra voler investire molto sulla Siria e oggi ci sono più esponenti di rilievo nel Paese mediorientale che in Afghanistan o in Pakistan.

Nell'estate 2015 Saif al-Adel, numero due di al Qaeda ed ex colonnello delle forze speciali egiziane rilasciato da una prigione iraniana nell'ambito di uno scambio di prigionieri con gli affiliati qaedisti in Yemen, ha attraversato il confine turco-siriano diretto a Idlib, roccaforte di al Nusra, su espresso comando di Ayman al-Zawahiri, vertice dell'organizzazione. Dopo il suo arrivo all'interno del Fronte al Nusra è cominciata una discussione che dura ancora oggi relativamente alla strategia del gruppo e alla possibilità di istituire un emirato a Idlib.

Le consultazioni riguardano i chierici e le alte sfere di al Nusra e al Qaeda da Latakia ad Aleppo fino a Idlib e sono state intensissime durante l'ultimo cessate il fuoco e ora che i combattimenti sono ripresi a macchia di leopardo al Nusra ha intensificato il processo di consultazione e secondo i beninformati citati da Foreign Policy la discussione ruoterebbe su quanto velocemente proclamare l'emirato: se i combattimenti riprenderanno a pieno ritmo, come i colloqui di Ginevra fanno temere, una nuova escalation potrebbe provocare un effetto disperante in molte brigate del Free Syrian Army, che stremate potrebbero cedere alle sirene di un emirato islamico di al Qaeda in Siria. Il ritorno al futuro di al Qaeda è per il momento più radioso, almeno sulla carta, del suo passato e questo è l'ennesimo effetto provocato dall'inazione occidentale e dalla capacità innata di finanziare i gruppi sbagliati.