Alla ricerca di una cura per l'Ebola: ecco i 3 trattamenti più promettenti

di 02.08.2014 14:48 CEST
Ebola
Un ricercatore al lavoro nel corso della crisi di Ebola a Gueckedou, Guinea Reuters

Mentre la peggiore epidemia di Ebola nella Storia continua a diffondersi nell'Africa occidentale, in molti in giro per il mondo sono alla ricerca di una cura.

Il virus, che uccide circa il 60 per cento delle persone infettate ed è trasmesso attraverso il contatto con uomini o animali infetti, è difficile da studiare. Mentre altri virus fatali come lo HIV sono abbastanza prevedibili, quello dell'Ebola sembra emergere dal nulla, infettando relativamente meno persone rispetto ad altri virus, ma sviluppandosi molto in fretta.

In aggiunta esistono poche strutture equipaggiate per affrontare il virus, cosa che rallenta ulteriormente ogni processo di ricerca.

Tuttavia, nonostante le difficoltà, alcune compagnie farmaceutiche stanno lavorando con l'esercito statunitense per trovare un farmaco che possa affrontare il virus mortale che ha ucciso più di 700 persone e ne ha infettate oltre 1000 da marzo in Guinea, Sierra Leone e Liberia.

Questi sono i tre trattamenti in sviluppo attualmente.

Mapp Biopharmaceuticals  MB-003

I ricercatori presso Mapp Biopharmaceuticals sperano di combattere l'Ebola usando un farmaco sviluppato con le foglie di tabacco.

Il loro metodo prevede due passi: un'immunizzazione passiva, che prevede l'utilizzo di anticorpi che attacchino il virus direttamente, in combinazione con l'immunizzazione attiva, ovvero un vaccino che aiuti il sistema immunitario del paziente a combattere il virus da solo.

I ricercatori utilizzano le foglie di tabacco per produrre delle molecole che, combinandosi con il virus, permettono agli anticorpi di individuare più facilmente l'Ebola.

L'azienda ha già avviato la sperimentazione sui topi, riscontrando che l'80 per certo è sopravvissuto all'infezione, ma la sperimentazione umana è ancora lontana.

Tekmira: TKM-EBOLA

Tekmira Pharmaceuticals Corp, un'azienda canadese, sta lavorando su un trattamento da quattro anni, come parte di un contratto da 140 milioni di dollari con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Il loro trattamento usa una tecnologia chiamata "Lipid Nanoparticle", che prevede l'iniezione del farmaco nel flusso sanguigno del paziente utilizzando piccole particelle di "olio".

Il processo, chiamato RNA interferente breve, ha già salvato primati cui era stata iniettata una dose fatale del virus. A gennaio i ricercatori avevano iniziato la sperimentazione umana, ma il farmaco non è neppure vicino alla distribuzione.

Nonostante ciò, le azioni della compagnia canadese nelle ultime due settimane sono salite del 50 per cento.

«Per Wall Street il fatto che ci sia una crisi di Ebola in Africa e che Tekmira abbia delle contromisure a tale crisi che hanno mostrato efficacia al 100% negli animali non poteva che scatenare eccitazione: quel farmaco potrebbe avere un grande valore!» ha spiegato l'analista Jason Kolbert di Maxim Group a Reuters.

Plasma dei sopravvissuti

Per alcuni decenni i medici che hanno dovuto affrontare le epidemie hanno accarezzato l'idea di iniettare il sangue dei sopravvissuti a un'infezione in pazienti che ne mostrassero i sintomi, nella speranza che "qualcosa" nel sangue permettesse la sopravvivenza anche ad altri individui. Questa teoria pero non è stata mai testata accuratamente.

Stando a quanto riporta Newsweek, verso la fine di una epidemia in Zaire nel 1995, alcuni medici che erano sopravvissuti ad un'infezione avevano donato il proprio sangue a otto operatori sanitari che iniziavano a mostrare i sintomi dell'Ebola: sette di essi riuscirono a sopravvivere.

Di recente un ragazzo di 14 anni sopravvissuto all'infezione ha donato il suo sangue al dottor Kent Brantly, che stava lavorando nella lotta all'Ebola in Liberia e che aveva cominciato a manifestare i sintomi della malattia. Brantly è attualmente diretto in un centro di cura ad Atlanta, Georgia, negli Stati Uniti, ed è in condizioni definite serie.

La trasfusione era stata già utilizzata in passato per contrastare altre malattie infettive, ma è particolarmente testare il trattamento specificamente sul virus Ebola, poiché è imprevedibile, visto che infetta molte meno persone rispetto ad altre malattie.

«Ci sono troppe cose che non sappiamo sul perchè alcune persone si riprendono dalla malattia e perché gli anticorpi hanno efficacia» ha spiegato il dottor Thomas Frieden, direttore del Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti, alla NBC.

Il metodo è stato testato alcune volte sulle scimmie, ma non è sembrato efficace.

«La verità è che attualmente non esiste alcun trattamento per l'Ebola, né abbiamo un vaccino definitivamente efficace contro di esso» ha concluso Frieden.

Kathleen Caulderwood per IBTimes USA