Allarme morbillo: il vaccino serve, funziona e non c'entra nulla la "libertà di scelta"

Vaccino MPR
Vaccino MPR (Morbillo, Parotite, Rosolia) REUTERS/LUCY NICHOLSON
  • Aumento del 230% dei casi di morbillo in Italia. Primo "indiziato": il calo delle vaccinazioniPensate che il morbillo sia una malattia da poco? Ripensateci
  • Mantenere alto il tasso vaccinale aiuta a proteggere chi non può vaccinarsi: parlare di "libertà di scelta" sui vaccini ha poco senso

Sono più che triplicati i casi di morbillo in Italia dall'inizio del 2017 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Da gennaio ne sono infatti stati registrati oltre 700, rispetto gli appena 220 dello stesso periodo di un anno fa: di fatto, non ci vorrà molto prima che in pochi mesi si superi il numero totale di casi di tutto il 2016 (844). È davvero difficile non vedere una connessione tra questo incremento e la parallela diminuzione delle vaccinazioni che sta colpendo l'Italia, così come molti altri paesi.

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Ad esempio, in Romania è attualmente in corso una reale epidemia di morbillo (in Italia non può ancora essere definita tale) che ha già prodotto migliaia di casi. Fino a pochi anni fa nel paese est-europeo la copertura vaccinale era a livelli di sicurezza, viaggiando sopra il 95%); il lavoro degli anti-vaccinisti ha purtroppo prodotto effetti nefasti che, secondo quanto spiegato nei giorni scorsi dal ministro della salute Florian Bodog, solamente l'80% dei romeni riceve la prima dose di vaccino e solo il 50% la seconda.

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Gli anti-vaccinisti probabilmente hanno esultato per questo grandissimo risultato, che dal loro punto di vista sarà positivo ma che dall'inizio dell'epidemia ha causato 17 morti, principalmente bambini. Del resto, come sottolineato a suo tempo anche da un grande luminare come il dottor Gregory House, un settore che apprezza molto la lotta ai vaccini è quello dei produttori di piccole bare.

Qualcosa di simile è avvenuta anche a Swansea (Galles) e dintorni negli anni scorsi, con oltre 1.200 casi registrati tra novembre 2012 e luglio 2013. Ad ogni modo, quando il 25enne Gareth Williams morì per la polmonite a cellule giganti causata dal morbillo, la conseguente corsa al vaccino contribuì a stabilizzare la situazione. Dal momento che ci auguriamo non sia necessario attendere che la malattia mieta delle vittime per riportare in alto il tasso di vaccinazioni, è probabilmente il caso di tornare a fare qualche precisazione in merito.

I RISCHI CI SONO

In primo luogo, come dimostrano i casi sopra citati, non c'è nulla di più sbagliato che dire che il morbillo è una malattia da nulla e quando eravamo piccoli l'abbiamo avuta tutti e una volta le mamme erano contente se lo prendevi così era una malattia "già fatta" e cose del genere.

Se avete bisogno di qualche cifra per chiarirvi le idee, basti dire che contrarre il morbillo può condurre alla polmonite in 1 caso su 20, all'encefalite in 1 caso su 1.000 (con annesso rischio di sordità o di ritardo mentale) ed alla morte in 1 o 2 casi su 1.000 (fonte 1 - fonte 2). Per carità, non stiamo parlando del colera, ma sostenere si tratti di una malattia senza rischi è assurdo.

Per inciso, si tratta di rischi molto più reali di quelli causati dall'immunizzazione: il vaccino MPR (morbillo, parotite e rosolia) presenta un rischio di encefalite o altre reazioni allergiche severe in 1 caso su 1.000.000 o, se preferite, nello 0,000001% dei casi. Ci sono un po' troppi zeri dopo quella virgola per poter considerare i vaccini un rischio reale, come invece è quello del morbillo.

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Un bambino piange durante la somministrazione di un vaccino Un bambino piange durante la somministrazione di un vaccino  REUTERS/IBRAHEEM ABU MUSTAFA

Uno dei dubbi più diffusi (anche se in realtà si tratta più di una giustificazione) può essere sintetizzato nella domanda: "Cosa cambia a voi vaccinati se io non mi vaccino? Tanto siete protetti, no?". Il che equivale più o meno a dire: "Cosa cambia a voi automobilisti se prendo l'autostrada contromano? Tanto avete airbag e cinture, no?". Chi non si vaccina per propria scelta, difatti, non mette a rischio solo sé stesso.

L'IMMUNITÀ DI GREGGE

In primo luogo, diverse persone non possono vaccinarsi, in quanto immunodeficienti o immunodepresse, o semplicemente perché non hanno ancora l'età per farlo. Inoltre, esattamente come ogni altro farmaco i vaccini non sono efficaci al 100%: stiamo parlando di una ristrettissima minoranza di casi che però purtroppo esiste. La speranza per queste persone è rappresentata dalla cosiddetta "immunità di gregge".

Si tratta di una forma indiretta di protezione dalle malattie infettive che si verifica quando una grande percentuale di persone viene immunizzata, fornendo così una protezione anche alla fetta di popolazione non immunizzata che ha così meno probabilità di entrare in contatto con determinati virus e batteri. Gli anti-vaccinisti sostengono si tratti di un fenomeno inesistente e mai comprovato da una ricerca. Evidentemente non hanno mai letto questo studio, o questo, o questo, o questo, o tanti altri che non linkeremo per motivi di spazio.

vaccini immunità di gregge Rappresentazione del meccanismo dell'immunità di gregge  National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID)

L'immagine qui sopra spiega in modo abbastanza chiaro come funzioni l'immunità di gregge. Gli omini blu rappresentano i soggetti non immunizzati ma sani, quelli gialli i soggetti immunizzati e sani, quelli in rosso i soggetti non immunizzati, malati e contagiosi. Il riquadro in alto mostra una comunità nella quale nessuno è immunizzato, cosa che permette il diffondersi di un'epidemia.

Il riquadro centrale raffigura una situazione nella quale una parte della popolazione è immunizzata, ma non abbastanza da fornire l'immunità all'intera comunità. Infine, il riquadro in basso mostra cosa succede quando il tasso di vaccinazione è sufficientemente alto da consentire l'immunità di gregge: la maggior parte dei membri della comunità è protetto, in quanto il diffondersi dell'infezione viene contenuto.

ALTRO CHE "ANTI-VACCINISTI", CHIAMIAMOLI "PRO-MALATTIE"

Se a questo si aggiunge il fatto che una maggior circolazione della malattia aumenta le probabilità di una mutazione del virus, pensiamo sia chiaro perché i medici tendano ad avere potenti aumenti di pressione quando si trovano davanti qualcuno che chiede quale sia il problema se loro non si vaccinano, convinto in questo modo di aver confutato decenni di studi di immunologia e infettivologia.

Magari qualcuno di questi geni della ricerca su Google proverà a rilanciare, spiegando come i vaccini facciano guadagnare denaro alle case farmaceutiche. Questa, in effetti, è un'affermazione alla quale è impossibile replicare. Ebbene sì, bisogna ammetterlo: le case farmaceutiche guadagnano soldi vendendo dei farmaci. Ma c'è di più: pensate che i pescivendoli guadagnano soldi vendendo il pesce. Dove andremo a finire di questo passo? Che i fioristi guadagneranno vendendo fiori?

Scherzi a parte: sì, è ovvio che le case farmaceutiche guadagnino soldi vendendo i loro prodotti. Il problema è che "Big Pharma" ha un margine di guadagno molto maggiore sulle cure per la malattia che non sui vaccini, a fronte di rotture di scatole molto inferiori in termini di stoccaggio e trasporto.

Giusto perché sia chiaro: avere dubbi, come per qualsiasi cosa, è più che legittimo. L'importante è mettersi alla ricerca di risposte con la mente sufficientemente aperta da poter ammettere di essersi sbagliati. Altrimenti non si parla più di dubbi ma di pregiudizi e della ricerca di informazioni che possano confermarli: un meccanismo umano e comprensibile, ma certamente poco produttivo e, in questo caso, anche abbastanza pericoloso.

Questo articolo non vuole essere una raccolta dei motivi per i quali vaccinare sia una pratica necessaria: lo abbiamo già fatto in passato, del resto. In un certo senso, questo è un grido di allarme: le contestazioni anti-vacciniste sono sempre le stesse, vengono costantemente confutate in modo incontrovertibile e nonostante questo queste argomentazioni riescono a far presa su sempre più persone. Forse sarebbe persino il caso di smetterla di utilizzare il termine "anti-vaccinista", troppo neutro: sarebbe più appropriato parlare di "pro-malattie".

LA LIBERTÀ DELL'IRRESPONSABILITÀ

Domani, 21 marzo 2017, a piazza Montecitorio a Roma si svolgerà una manifestazione organizzata da diverse associazioni che hanno promosso la "Giornata per la libertà di scelta vaccinale". Potremmo commentare la cosa, ma preferiamo citare un post scritto al riguardo su Facebook da chi ne sa molto più di noi. Stiamo parlando del professor Roberto Burioni, professore di microbiologia e virologia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano nonché specialista in immunologia clinica ed allergologia.

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"Nei prossimi giorni, gli antivaccinisti scenderanno in piazza per difendere questa 'libertà di scelta'", ha scritto Burioni accanto all'immagine di un bambino di poche settimane affetto da morbillo. "In altre parole scendono in piazza per avere l'autorizzazione a mettere dei pesanti vasi di coccio in bilico sulla ringhiera del loro terrazzo, con il rischio che alla prima ventata possano cadere sulla testa di chi ha la sventura di passarci sotto".

"Bene, nella foto potete vedere un neonato ammalato di morbillo che è passato sotto al terrazzo degli antivaccinisti nel momento sbagliato e che sta lottando per la sua vita, grato agli eroi che esercitando la 'libertà di scelta' hanno consentito al virus di contagiarlo. Se dovesse capitare a vostro figlio, saprete con chi prendervela".