Amazon batte Apple in tribunale: il termine "App Store" non è di sua proprietà

di 03.01.2013 11:11 CET
L'AD di Amazon Jeff Bezos
Jeff Bezos, CEO di Amazon Reuters

Le sfide davanti a un giudice non finiscono mai per Apple, ma non tutte si concludono a suo favore. Come riporta Bloomberg, il giudice distrettuale Phyllis Hamilton ha stabilito che le accuse dell'azienda californiana rivolte ad Amazon sono totalmente infondate. L'intera diatriba legale ruota attorno all'utilizzo del termine "app store". Secondo la società californiana questa definizione, usata anche da Amazon per il proprio negozio virtuale di applicazioni su Android, rappresenta il proprio store e perciò l'utilizzo del concorrente avrebbe creato confusione tra i consumatori; inoltre, Apple ha accusato Amazon di falsa pubblicità adducendo che chiamare allo stesso modo il proprio "app store" significava paragonarsi a livello qualitativo con quello presente su iOS.

Il principale motivo per cui il giudice Hamilton ha sentenziato favorevolmente ad Amazon è l'assenza di prove a sostegno dell'ipotesi della società di Cupertino: non ci sono state dimostrazioni che il rivenditore online abbia usato impropriamente il termine nè testimonianze che tale comportamento abbia danneggiato l'immagine dell'App Store di iOS o creato confusione tra gli utenti. Più di tutto, il giudice Hamilton ha sentenziato che il termine è estremamente generico e non di proprietà di Apple.

"La corte non ha trovato nessuna prova alle accuse che Amazon abbia espressamente o implicitamente comunicato che il suo app store per Android possiede le caratteristiche o le qualità che il pubblico si aspetta dall'App Store o dai prodotti di Apple" sono state le dichiarazioni di Hamilton. Tutte i dettagli circa le accuse e le difese possono essere lette (in lingua inglese) nel documento online.

Con questo si conclude però solamente un capitolo della sfida in tribunale tra le due società. Amazon è infatti riuscita a togliere l'accusa di "falsa pubblicità", ma Apple proseguirà, con un processo previsto il 19 agosto, con il suo intento di avere l'esclusività del termine. Nel 2008 l'azienda tentò di registrarlo come marchio commerciale, ma senza successo a causa delle proteste di alcune società come Microsoft che hanno sottolineato la genericità  del termine "app store".

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