Ammortizzatori sociali: mobilità addio, dal primo gennaio 2017 resta solo la NASPI

di 21.12.2016 17:03 CET
Lavoratori in fabbrica italiana
Lavoratori in fabbrica Reuters

Dal 31 dicembre 2016 dite addio alla mobilità. Dopo 25 anni di più o meno onorata carriera questo ammortizzatore sociale destinato ai lavoratori colpiti da licenziamento collettivo lascia il posto alla NASPI e va in pensione. Ecco un altro regalo della riforma sul lavoro dell’ex ministro del Governo Monti, Elsa Fornero: a partire dal primo gennaio 2017 non sarà più possibile erogare nuovi assegni di mobilità. Al contrario coloro che sono stati messi in mobilità prima della scadenza del 31 dicembre continueranno a percepire l’assegno per la mobilità fino alla sua naturale scadenza.

Mobilità addio

Secondo quanto stabilito nel 2012 dalla riforma sul lavoro del ministro Fornero la mobilità andrà in pensione con la fine del 2016. Dal primo gennaio 2017 infatti, l'indennità che spettava ai lavoratori licenziati da imprese industriali con più di 15 dipendenti o commerciali con più di 50 non sarà più attivabile. La mobilità in questi 25 anni di carriera è stata un bel paracadute per coloro che sono rimasti senza lavoro a causa di liceziamenti collettivi e crisi aziendali. Con la mobilità il lavoratore percepiva circa l’80% della vecchia retribuzione, ma dopo i primi 12 mesi l’importo scendeva a circa il 64% dello stipendio.

In generale la mobilità durava fino a 48 mesi, ma in alcuni casi particolari la mobilità poteva accompagnare il lavoratore fino alla pensione: al Sud per esempio la mobilità poteva durare fino a 7 anni.

Chi è stato messo in mobilità prima della fine dell’anno sarà continuerà a prendere l’assegno, ma dal primo gennaio non sarà possibile per le aziende mettere i dipendenti in mobilità. Dal primo gennaio arriva la NASPI.

Addio mobilità, resta la NASPI

A partire dal 2017 la mobilità lascerà il posto all’indennità di disoccupazione NASPI. Per avere diritto a questo nuovo ammortizzatore sociale, il lavoratore deve avere i requisiti generali validi per la NASPI: aver perso involontariamente il lavoro, avere almeno 13 settimane di contributi versati nei 4 anni precedenti e 30 giornate di lavoro effettive nel corso dell’anno. Anche la durata della NASPI è variabile, ma resta comunque una forma di tutela meno ampia rispetto alla vecchia mobilità.

La NASPI dura al massimo 24 mesi e si calcola in base alla metà delle settimane di contributi versati nel corso dei 4 anni precedenti. L’importo dell’indennità NASPI è pari al 75% dell’imponibile medio degli ultimi 4 anni, ed è prevista un taglio del 3% a partire dal quarto mese di fruizione per ogni mese di percezione dell’indennità.

Addio anche agli sgravi per i licenziati

Il nuovo anno porta con sé un’altra novità che riguarda il mondo del lavoro. Dal 2017 finiranno anche gli incentivi per le assunzioni di coloro che, licenziati nel corso del 2016, continueranno a percepire l’indennità di mobilità anche nel 2017.

Attualmente infatti, sono previsti degli sgravi a favore dei datori di lavoro che assumono i lavoratori iscritti nelle liste di mobilità indennizzata. In questo caso la contribuzione previdenziale a carico dell’azienda è pari a quella degli apprendisti, per 18 mesi in caso di assunzione a tempo indeterminato e di 12 mesi in caso di tempo determinato.

Inoltre è previsto anche un contributo mensile:

  • del 50% dell’indennità non ancora percepita per 12 mesi per persone al di sotto dei 50 anni di età;
  • 24 mesi per i lavoratori over50;
  • 36 mesi per gli over 50 residenti al Sud e nelle zone ad alto tasso di disoccupazione.

Secondo una stima effettuata dalla UIL sono circa 185mila i lavoratori che perderanno la possibilità di avere accesso agli sgravi. Per queste persone, dice ancora la UIL, “a partire dal prossimo anno sarà più difficile, soprattutto al Sud, ricollocarsi nel mondo del lavoro”.