Anche la legge elettorale diventa un'arma di propaganda

Legge Elettorale
Via al dibattito sulla legge elettorale Reuters

Per i compromessi sulla legge elettorale non c’è tempo. Propagandisticamente parlando è molto più utile scornarsi sui rifiuti di Roma, sul caso Consip, sul caso Boschi e Banca Etruria. Le “quisquilie” riguardanti il sistema di voto con cui gli italiani saranno chiamati a votare, al più tardi, la prossima primavera non interessano a nessuno.

A livello teorico staremmo parlando di una delle leggi più importanti di uno Stato, a livello pratico in campagna elettorale serve a poco, quindi ai nostri politici sembra più opportuno soprassedere, preoccupandosi di altre faccende elettoralmente più “remunerative”.

Le possibilità che si trovi un accordo condiviso su una nuova legge elettorale, in grado di garantire la governabilità di un Paese allo sbando e di dare al partito o alla coalizione vincitrice la chance di avere dei numeri in Parlamento che garantiscano stabilità e durata della prossima legislatura, ad oggi, sembrano essere pari a zero.

Siamo entrati nel vivo della questione, in quella che giornalisticamente parlando molti hanno definito come “settimana calda”, eppure di porre fine ai ricatti politici e di realizzare un dibattito serio, propositivo e pratico non se ne parla.

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Martedì 16 maggio, la commissione Affari Costituzionali della Camera si riunirà per votare il testo base presentato da Andrea Mazziotti  (Civici e innovatori). Cosa prevede? Introduzione del premio di maggioranza al Senato  per la lista che ottiene il 40% dei voti, 50 Collegi al Senato, soglie di sbarramento del 3% per entrambe le Camere, capilista bloccati e preferenze. In altre parole, altro non sarebbe che l’estensione e l’adattamento dell’Italicum al Senato, ma con una novità: nel testo si prevede di fatto la possibilità che coesistano due maggioranze diverse tra Camera e Senato.

Quante possibilità ci sono che il testo superi le forche caudine dei partiti? Nessuna.

C’è però l’alternativa proposta dal PD, quella basata sull’ormai celeberrimo modello tedesco, che prevede l’uso di un sistema maggioritario per un 50% e di un sistema proporzionale per il restante 50%. Riproponiamo la stessa domanda: quante possibilità ci sono che il testo superi le forche caudine dei partiti? Nessuna.

L’iniziativa piace solo a PD e Lega Nord, che da sempre spinge per un sistema maggioritario, ma rappresenta una sorta di incubo ricorrente per Forza Italia (che pur di non avere le preferenze sarebbe disposta a tutto) e fa irritare profondamente il M5S, che come da tradizione non ha lesinato critiche al limite dell’isterismo.

Il partito guidato da Silvio Berlusconi, da parte sua, rimane ancorato sulla proposta Brunetta , un proporzionale puro con premio di maggioranza alla coalizione che agguanta il 40% e liste bloccate. Ciò che è certo è che in nessun caso sarà possibile ottenere il favore dei forzisti su un sistema maggioritario.

Il Movimento 5 Stelle, dal canto suo, continua a sostenere il Legalicum, ma propone anche di rispolverare il testo del democratico Fragomeli che resuscita il ballottaggio (che fino a ieri per tutti era il male supremo) consentendone però l’accesso alle liste che superano il 20%.

Ognuno dunque dice la sua, in base ai propri calcoli, ai sondaggi e alle proprie esigenze politiche. Di compromessi non se ne parla, così come non si intravede alcuna possibilità di intavolare una discussione spuria di propaganda e polemiche.

Da portare avanti, dopotutto, c’è una campagna elettorale in vista delle elezioni. Che poi non ci sia un sistema di voto è un altro problema. Secondario, prescindibile e irrilevante.