Anche Sting dalla parte delle Pussy Riot, perseguitate in Russia

  | 25.07.2012 15:22 CEST
Pussy Riot
le Pussy Riot rischiano 7 anni di carcere

Sting, che si esibisce oggi a Mosca e venerdi' 27 a San Pietroburgo, si e' unito ad Amnesty International nella condanna del trattamento che le autorita' russe stanno riservando alla punk band delle Pussy Riot.

Maria Alekhina, Ekaterina Samusevich e Nadezhda Tolokonnikova sono accusate di 'vandalismo per motivi di odio religioso' e rischiano fino a sette anni di carcere per aver cantato un brano di protesta, a febbraio, nella principale chiesa ortodossa di Mosca. Il 20 luglio un tribunale della capitale russa ha stabilito che dovranno trascorrere altri sei mesi in detenzione preventiva in attesa del processo.

Questa e' la dichiarazione rilasciata da Sting:

'E' sconvolgente che le musiciste della band Pussy Riot rischino fino a sette anni di carcere. Il dissenso e' un diritto legittimo ed essenziale in ogni democrazia e i moderni leader politici devono accettare questo fatto con tolleranza. Mantenere un senso delle proporzioni, oltre che un senso dell'umorismo, e' un segno di forza, non di debolezza. Sono sicuro che le autorita' russe annulleranno del tutto queste false accuse e permetteranno a queste donne, a queste artiste, di tornare alla loro vita e ai loro figli'.

Amnesty International considera Maria Alekhina, Ekaterina Samusevich e Nadezhda Tolokonnikova prigioniere di coscienza, incarcerate solo per la pacifica espressione delle loro opinioni e chiede alle autorita' russe di rilasciarle immediatamente.

Il 21 febbraio, all'interno della Cattedrale del Cristo Redentore di Mosca, col volto coperto da passamontagna le Pussy Riot avevano cantato il brano 'Vergine Maria liberaci da Putin'. Il testo criticava il sostegno dato da alcuni esponenti della Chiesa ortodossa al primo ministro Vladimir Putin e invita la Vergine Maria a diventare femminista e a cacciare il leader russo.   Maria Alekhina e Nadezhda Tolokonnikova erano state arrestate il 4 marzo, Ekaterina Samusevich il 15 marzo. Nadezhda Tolokonnikova ha ammesso di aver fatto parte del gruppo delle Pussy Riot che aveva svolto la protesta, mentre le altre due negano di essere state presenti.

 

Commenti