APE Social, precoci e APE volontaria: pronti i decreti, le ultimissime novità

Anziani ballano pensioni
Due persone anziane ballano REUTERS/Lucy Nicholson

Forse ci siamo. Forse. I decreti attuativi su APE Social e lavoratori precoci, corretti seguendo le indicazioni del Consiglio di Stato, dovrebbero essere finalmente pronti e saranno inviati oggi stesso alla Corte dei Conti per la necessaria registrazione. Più indietro, ma vicino al traguardo il Dpcm sull’APE volontaria che dovrebbe arrivare a Palazzo Spada nei prossimi giorni.

Le novità arrivano direttamente dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, che nel corso della question time tenutasi alla Camera, rispondendo alle domande relative al ritardo accumulato dai provvedimenti, ha rassicurato i deputati presenti sull’iter attuativo della mini riforma delle pensioni prevista dalla legge di Bilancio 2017.

Già perché , la scadenza originaria era stata fissata per il 1°maggio. Ad oggi dunque, il ritardo accumulato ammonta a circa 11 giorni con possibili ripercussioni sull’erogazione del beneficio e sulle procedure che i futuri pensionati dovranno seguire per richiedere l’Ape Social o la quota 41 (per i lavoratori precoci).

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I RILIEVI DEL CONSIGLIO DI STATO


Secondo il parere presentato dal Consiglio di Stato, il decreto attuativo sull’Ape social risultava privo della “copertura legislativa” necessaria ad estendere la platea dei beneficiari agli operatori agricoli e ai disoccupati da almeno tre mesi che non possiedono i requisiti per la Naspi, l’ammortizzatore sociale entrato in vigore nel maggio del 2015, sostituendo l’Aspi. Serviva modificare la norma per consentire l’estensione, come già fatto per il calcolo dei sei anni (da calcolare nell’arco dei sette anni precedenti alla domanda), per il riconoscimento del lavoro gravoso che consente l’accesso all’Ape sociale.

Per quanto riguarda l’Ape Social e la Quota 41 per i precoci, cioè la possibilità di andare in pensione a prescindere dall’età anagrafica avendo versato almeno 41 anni di contributi e avendo cominciato a lavorare prima dei 19 anni, rimane valida la regola secondo quale i requisiti d’accesso devono già essere stati maturati al momento della trasmissione dell’istanza di accesso. Ma c’è un’eccezione, il requisito contributivo minimo (30 o 36 anni di contributi per l’Ape social, 41 anni per i precoci) possono essere maturati entro la fine dell’anno in corso al momento di presentazione della domanda. La stessa regola vale per i tre mesi necessari per la conclusione dell’ammortizzatore sociale per i disoccupati.

Parlando dei precoci in particolare, un altro cambiamento importante riguarderà le condizioni per raggiungere il requisito dei 41 anni di contributi. Questa categoria avrà infatti la possibilità di cumulare i periodi assicurativi presenti presso diverse gestioni previdenziali pubbliche obbligatorie.

Un’altra modifica importante richiesta dal Consiglio di Stato riguarda il limite, attualmente fissato al 30 giugno 2017, entro il quale gli aspiranti beneficiari possono maturare i requisiti necessari per accedere all’APE social. Dato il pesante ritardo del decreto attuativo infatti, secondo i magistrati la tempistica sarebbe diventata “irragionevolmente breve”. La scadenza potrebbe dunque slittare dal 30 giugno al 31 luglio.

Ulteriori correzioni riguarderanno il sistema di riconoscimento delle domande, ripensando il meccanismo che fa scattare il posticipo dell’assegno nel caso in cui le domande risultassero superiori alle risorse stanziate.

Cambieranno anche le regole sul cumulo tra APE social e reddito da lavoro. Nel caso in cui il beneficiario superasse gli 8.000 euro l’anno, la somma sarà decurtata dall’Ape, ma l’assegno non sarà sospeso. I magistrati hanno chiesto infine  la fissazione di un termine che dilati l’entrata in vigore formale dei due Dpcm. Il motivo è presto detto: evitare che lavoratori potenzialmente interessati perdano il diritto di accesso a causa dell’avvio improvviso e inaspettato della riforma.

LE ULTIMISSIME NOVITÀ


In base alle prime indicazioni, nonostante il mancato rispetto del termine previsto a causa deI dubbi avanzati dal Consiglio di Stato lo scorso 28 aprile, si cercherà di limitare i danni prevedendo che l’erogazione dell’Ape Social e della Quota 41 venga retrodatata al 1°maggio a prescindere dalla data di trasmissione delle domande.

In altre parole, dato che la colpa non è dei pensionati, ma del Governo, i soggetti che hanno maturato il diritto all’APE social entro il 1°maggio riceveranno comunque la tutela tramite un meccanismo di retrodatazione dei pagamenti e non a decorrere dal primo giorno del mese successivo alla trasmissione della domanda d’accesso.

La data di decorrenza dei benefici, a prescindere dalla data di invio della domanda, rimarrà quella originaria, ovvero il primo maggio. I ratei pensionistici maturati tra data di riconoscimento del reddito ponte o dei 41 anni di contributi per i precoci  (che sarà comunicata dall’INPS ad ottobre) e la data di maturazione dei requisiti d’accesso sono dunque salvi.

"L'allungamento dei tempi si giustifica dalla complessità delle procedure - ha chiarito Poletti nel corso della question time del 10 maggio - Sullo schema attuativo dell'ape social infatti sono pervenute numerose osservazioni da parte del Consiglio di Stato e sulla loro base sono state apportate le modifiche necessarie prima dell'invio del testo, che avverrà prevedibilmente domani, alla Corte dei Conti ai fini della registrazione"

I ratei pensionistici maturati tra la data di riconoscimento del reddito ponte per gli apisti e della quota 41 per i precoci (che sarà comunicata dall’INPS a ottobre e la data in cui essi hanno maturato i requisiti d’accesso sono dunque salvi.

E L’APE VOLONTARIA CHE FINE HA FATTO?


In base a quanto affermato dal ministro Poletti, anche l’ormai celeberrimo decreto sull’Ape volontaria sarebbe in dirittura d’arrivo. Rispetto ai due precedenti, però l’iter è più indietro: nei prossimi giorni il provvedimento sarà trasmesso al Consiglio di Stato, successivamente alla corte dei conti.

"Il relativo schema di decreto è stato già predisposto e sarà presentato a breve al Consiglio di Stato per il parere", ha assicurato il titolare del ministero del Lavoro.

Per quanto riguarda l’attivazione, la tempistica sarà contenuta al minimo, ma al momento non sono state fornite ulteriori indicazioni.

Il piano di uscita volontaria sarà sperimentale, avrà una durata biennale, fino al 31 dicembre 2018 e riguarderà i lavoratori che hanno raggiunto i 63 anni di età e che hanno maturato 20 anni di contributi. Potranno dunque avere accesso all’APE volontaria coloro che  si trovano a meno di tre anni e sette mesi dall'accesso alla pensione.