Arabia Saudita e Russia d'accordo per "congelare" il petrolio. E l'Iran?

Petrolio raffineria
Una raffineria di petrolio REUTERS/Toru Hanai/Files

Alcuni paesi dell'OPEC, tra i quali l'Arabia Saudita, hanno raggiunto un accordo con la Russia per congelare la produzione di petrolio ai livelli di gennaio 2016. L’accordo dovrebbe servire a evitare di soffocare i prezzi a causa di eccesso di offerta, tuttavia il mercato sembra percepire la notizia in modo scettico con riferimento a quest'ultima intenzione. Si tratta, probabilmente, solo di un precario armistizio che dipenderà da molti fattori.

Sui mercati il prezzo del greggio continua ad essere piuttosto depresso, con il barile West Texas Intermediate ancora sotto la soglia di 30 dollari al barile, mentre il Brent, dopo essere schizzato fin poco sopra i 35 dollari, viaggia a metà giornata di martedì bene sotto quota 34.

L'accordo raggiunto durante i colloqui in Qatar riguarderà Arabia Saudita, Russia, Venezuela e lo stesso Qatar, questi ultimi due appartenenti all'OPEC. I produttori con maggiore peso sono comunque i primi due, con l'Arabia Saudita che a gennaio ha prodotto 10,2 milioni di barili al giorno, vicino al picco del giugno scorso, mentre la Russia ne ha prodotti 10,9, ai massimi dalla caduta dell'Unione Sovietica.

Questo dovrebbe essere sufficiente a spiegare come mai il mercato non è stato galvanizzato dalla decisione: le attese erano per un taglio, mentre l'accordo terrà fermi gli attuali livelli di produzione, che attualmente superano abbondantemente la domanda.

Inoltre, sembra che questo armistizio sia piuttosto debole: all'accordo non aderisce il primo produttore di petrolio al mondo, ovvero gli Stati Uniti, ma soprattutto non parteciperà l'Iran, il principale rivale geopolitico dell'Arabia Saudita nel Medio Oriente.

Teheran, infatti, sembra ben determinata a voler recuperare il terreno perduto dopo anni di sanzioni, riportando i propri livelli di produzione a un milione di barili al giorno sopra quelli attuali. Inoltre il mercato ha cominciato giusto nella giornata di lunedì 15 febbraio a ricevere il petrolio immagazzinato in Iran: tre petroliere che trasportano quattro milioni di barili sono partite con destinazione l'Europa.

Si tratta di denaro che Arabia Saudita guarda con sospetto, poiché potrà essere utilizzato dall'Iran per alimentare i propri interessi in varie zone nelle quali sono in conflitto con quelli di Riyad, a cominciare da Siria e Yemen.

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La semplice capitolazione dell'Arabia Saudita alle richieste della Russia e del Venezuela non sembra quindi essere all'ordine del giorno. Oltre all'Iran che vuole riguadagnare quota di mercato, bisogna ricordare che Arabia e Russia sono rivali, oltre che sul mercato del petrolio, anche a livello geopolitico, cioè per quanto riguarda la guerra in Siria e l'alleanza tra Mosca e Teheran, cosa che rende difficile creare il clima di fiducia necessario per far rispettare l'accordo.

Per quanto riguarda il petrolio in senso stretto invece, i due Paesi stanno combattendo una guerra per il lucroso mercato cinese, con i russi che stanno rapidamente guadagnando quote di mercato a Pechino grazie al fatto di accettare il pagamento in renminbi, la moneta cinese, cosa che l'Arabia non ha per il momento accettato. Riyad si sta muovendo da quelle parti in modo diverso, acquistando raffinerie dove, ovviamente, verrebbe utilizzato petrolio arabo. La Cina, dal canto suo, ha tutto l'interesse perché questa concorrenza continui.

I motivi per i quali l'accordo  è stato accolto con scetticismo non finiscono qui. Bisogna ricordare che la strategia dell'Arabia Saudita sta funzionando: i bassi prezzi del petrolio, oltre a creare difficoltà all'Iran, sta creando problemi ai produttori di shale oil statunitensi, il cui crollo è uno dei principali obiettivi di Riad. Perché effettuare una inversione a U se le cose stanno andando come previsto?

I sauditi hanno quindi deciso di ammorbidire le proprie posizioni probabilmente in virtù di ulteriori accordi con la Russia, che potrebbe cominciare a fare pressioni affinché il presidente siriano Bashar al Assad lasci il potere, e che potrebbe anche cominciare a vendere armi all’Arabia Saudita, armi da usare per mantenere il proprio vantaggio sull'Iran. L’Arabia Saudita ha riserve valutarie sufficienti per superare in relativa tranquillità il 2016, per questo può permettersi di non avere fretta di riportare i prezzi ad una soglia più elevata, probabilmente sopra i 50 dollari.

Con buona probabilità, insomma, occorrerà aspettare ancora qualche mese prima di rivedere il petrolio rialzare la testa, e sarà necessario vedere cosa uscirà dai tavoli delle trattative ai quali sono seduti Russia, Arabia Saudita e Iran, ovvero se Teheran deciderà di aderire all'accordo e se la questione siriana potrà essere risolta in maniera duratura.