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21.09.2011 07:58 CEST

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama interverrà oggi per cercare di evitare una debacle all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla richiesta di pieno riconoscimento della Palestina e far ripartire la politica Usa sul Medio Oriente, prossima al naufragio diplomatico.

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Mentre è alle prese con i problemi economici e con i sondaggi che indicano la sua popolarità in ribasso, Obama parlerà all'Onu e incontrerà il leader israeliano e quello palestinese in un momento critico per la sua presidenza e per la credibilità americana.

Obama cercherà di riaffermare l'influenza di Washington in Medio Oriente dissuadendo i palestinesi dal procedere con la richiesta di riconoscimento da parte del Consiglio di Sicurezza Onu, contro cui pesano le obiezioni israeliane e la minaccia del veto Usa.

Sia l'amministrazione Obama che Israele hanno affermato che solo colloqui possono portare alla pace coi palestinesi, secondo cui invece un ventennio di negoziati senza risultato lasciano loro un'unica strada, quella di rivolgersi appunto all'Onu.

"Non ci sono scorciatoie alla pace", ha detto il vice consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Ben Rhodes, presentando in anteprima il messaggio che oggi Obama porterà all'assemblea annuale dell'Onu, in un discorso che si terrà intorno alle 14 ora italiana.

La vicenda si svolge mentre Usa, Israele e palestinesi sono alle prese con le ricadute della "primavera araba" che sta sollevando nuove tensioni in Medio Oriente, mentre gli israeliani si scoprono più isolati, col rischio per Washington che ciò comporti anche una ulteriore perdita di fiducia da parte del mondo arabo in Obama.

Un fallimento Usa nell'evitare la crisi Onu, non solo segnerebbe una sconfitta diplomatica per Obama, ma sarebbe anche un'indicazione del declino dell'influenza Usa nella regione.

Rappresentanti diplomatici di Usa, Russia, Unione europea e Onu - il cosiddetto "Quartetto" dei mediatori per il Medio Oriente - stanno cercando di arrivare a un possibile compromesso, ma per ora non si vedono segnali di svolta.

Obama inviterà il presidente palestinese Mahmoud Abbas a evitare di presentare venerdì prossimo la richiesta di riconoscimento formale della Palestina al segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, che dovrebbe essere seguita da un voto in Consiglio di Sicurezza, con la esplicita minaccia del veto Usa.

In colloqui distinti, ci si attende anche che Obama chieda al premier israeliano Benjamin Netanyahu - le cui relazioni con il presidente Usa non sono eccellenti - di contribuire a riportare Abbas al tavolo negoziale e anche di ridurre le nuove tensioni sorte con Egitto e Turchia, due dei principali partner di Washington nella regione.

Ma è improbabile che Obama sia troppo duro con il falco Netanyahu sulle concessioni che Israele dovrebbe fare ai palestinesi, dato che è preoccupato di perdere il consenso tra gli elettori alle elezioni presidenziali del 2012.

In ogni caso, potrebbe esserci ancora una via di uscita per impedire la crisi alle Nazioni Unite. In uno scenario che emerge in queste ore, secondo persone a conoscenza del lavoro diplomatico, Abbas presenterebbe la richiesta di ammissione, ma il Consiglio di Sicurezza rimanderebbe il voto per settimane. Sarebbe poi il Quartetto, con una dichiarazione attentamente studiata e bilanciata, a fornire a israeliani e palestinesi il sostegno necessario a tornare al negoziato diretto.

Ma, nonostante ciò, molti analisti restano scettici che l'intervento di Obama sia sufficiente a fare ripartire davvero le trattative, dopo che i precedenti tentativi hanno portato a un punto morto.

 

U.S. President Barack Obama
(Foto: reuters / )
Il Presidente Barack Obama
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