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28.09.2011 19:30 CEST

Per la successione di Mario Draghi alla guida della Banca d'Italia è ancora favorito il suo vice Fabrizio Saccomanni ma il via libera potrebbe arrivare solo a ridosso del passaggio dell'attuale governatore alla Banca centrale europea il primo novembre per la determinazione con cui Giulio Tremonti continua a sostenere la candidatura di Vittorio Grilli.

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Dopo aver incontrato in rapida successione lo stesso Draghi e il ministro dell'Economia, è lo stesso presidente del Consiglio a dire a metà pomeriggio che lo stallo continua.

"Non ci sono novità" dichiara Berlusconi ai cronisti che lo aspettano alla Camera per la mozione di sfiducia al ministro delle Politiche agricole Saverio Romano.

In una dichiarazione al TG5 il premier, domani 75enne, si augura di ricevere in regalo la fine degli scontri e delle divisioni politiche ma la spina al fianco di Tremonti per il momento resta.

Un ministro che preferisce non essere citato sintetizza così il senso della giornata: "Alla fine sarà Saccomanni perché nessuno è in grado oggi di sfidare la Bce e il Quirinale, ma è una scelta che non può essere fatta oggi".

Insomma il veto di Tremonti a Saccomanni per il momento non è superabile e occorre aspettare.

Che i tempi non siano ravvicinati emerge anche dalle dichiarazioni di Giorgio Squinzi, vice presidente di Confindustria e membro del Consiglio superiore della Banca d'Italia, organo al quale la legge affida il compito di esprimere un parere sul candidato governatore del governo.

"Ormai dovrebbe arrivare tutto al prossimo consiglio del 24 ottobre. Lì ci diranno qualcosa. Al momento non è arrivata alcuna comunicazione da parte del governo", ha detto Squinzi a margine del World Regions Forum di Milano.

Il Consiglio superiore si riunisce ogni mese in via ordinaria ma può essere convocato in qualunque momento in via straordinaria.

Ci si aspettava che il Consiglio Superiore della Banca potesse esprimere il parere previsto dalla legge sul nome del candidato del governo alla poltrona di governatore già nella riunione di oggi.

Così non è stato perché ieri Berlusconi, dopo un incontro di due ore con Tremonti che avrebbe dovuto segnare una tregua tra loro, non ha ancora ottenuto il via libera del ministro dell'Economia sul nome dell'attuale numero due di via Nazionale.

BOSSI: PREFERISCO GRILLI CHE E' DI MILANO

Fonti vicine alla situazione riferiscono che Saccomanni, oltre ad essere fortemente sponsorizzato dallo stesso Draghi, gode anche delle preferenze del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e dello stesso Berlusconi.

Tremonti però, sempre secondo le stesse fonti, continua a insistere sul suo candidato di sempre, il direttore generale del Tesoro, sottolineando il fatto che ha 15 anni meno di Saccomanni, è il miglior tecnico a disposizione ed è dovere e interesse del centro-destra promuovere i dirigenti che hanno ben servito il governo.

La posizione di Tremonti all'interno del Pdl non sembra avere grande seguito se stamane il capogruppo alla Camera si è sentito di dire che mettere in pista il nome di Grilli può rappresentare "un fattore involutivo e non evolutivo".

Ma, per quanto indebolito dalla vicenda Milanese e dalla necessità di procedere a una seconda manovra dopo quasi un mese dalla prima, Tremonti è ancora il garante della coalizione tra Pdl e Lega Nord nonché di una linea di rigore sui conti pubblici.

Alla domanda su chi preferisca alla guida di palazzo Koch, Umberto Bossi ha risposto: "Grilli, è di Milano".

Berlusconi dunque si deve muovere con i piedi di piombo ma Napolitano non sembra voler concedere ancora troppo tempo.

Forse è proprio su indicazione del Colle che Draghi nel pomeriggio è stato ricevuto da Berlusconi e poi anche dallo stesso capo dello Stato.

I giornali italiani ipotizzavano stamane che le due candidature di Saccomanni e Grilli si elidano a vicenda per lasciare spazio a una terza personalità.

Il terzo nome fatto da Berlusconi a fine giugno elencando la rosa dei candidati per Bankitalia è quello di Lorenzo Bini Smaghi, membro italiano nel comitato esecutivo della Bce.

Passando dal board della Bce alla Banca d'Italia Bini Smaghi risolverebbe a Berlusconi un grosso problema: quello di liberare il posto in favore della Francia come promesso al presidente francese Nicolas Sarkozy in cambio dell'appoggio di Parigi a Draghi.

Finora però la candidatura del banchiere centrale toscano, già direttore del Tesoro italiano per gli affari internazionali, non sembra aver preso quota.

Tra le persone vicine alla vicenda c'è chi ritiene Bini Smaghi definitivamente fuori dalla partita per essersi rifiutato di dimettersi quando in giugno palazzo Chigi ha emesso due comunicati per indurlo a farlo.

"Ormai è solo una partita a due. E' troppo tardi perché una terza candidatura possa farsi largo", dice una fonte governativa.

Nell'incertezza qualcuno fa riaffiorare anche l'ipotesi di una staffetta tra governatore e direttore generale di Bankitalia.

In primavera, quando Draghi è stato designato alla Bce dall'Ecofin e già appariva chiaro che la successione sarebbe stata tuttaltro che scontata, fonti vicine alla vicenda avevano ventilato l'idea di un compromesso in base al quale Saccomanni sarebbe diventato governatore con una mandato delimitato nel tempo. All'epoca si pensava che il testimone sarebbe poi passato a Bini Smaghi, nominato nel frattempo direttore generale.

"Oggi invece la staffetta potrebbe avvenire tra Saccomanni e Grilli", sussurra una fonte politica, che per ora però resta isolata.

 

 

Mario Draghi.
(Foto: Reuters / )
Mario Draghi
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