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Di Raffaele Del Gatto | 20.10.2011 10:49 CEST

Spesso si ascoltano e leggono notiziari finanziari in cui noti trader e investitori tentano di dare spiegazioni sulle ragioni che hanno mosso gli indici durante la giornata. Si ignora il fatto che ormai il 70% delle transazioni finanziarie avvengono tramite algoritmi complessi interpretati da computer che operano in automatico. Stiamo parlando del "Black box trading".

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Il trading automatico non è uno strumento del tutto nuovo. La computerizzazione degli ordini di mercato è iniziata negli anni 70 quando venne introdotto al New York Stock Exchange il 'designated order turnaround'.

Da allora sono stati prodotti algoritmi sempre più sofisticati.

Oggi i supercomputer dei maggiori istituti di credito, hedge funds e fondi di investimento, sono in grado di effettuare milioni di operazioni giudicando i dati, non soltanto relativi all'analisi tecnica, ma anche alle informazioni macro e alle news provenienti da tutto il mondo per via elettronica. Questo significa che il software elabora le decisioni di investimento, non solo da una possibile barriera sfondata o dai livelli di iper-venduto iper-comprato (e altri informazioni di tipo tecnico), ma da una moltitudine di informazioni che difficilmente può essere tenuta sotto controllo da una sola persona.

Un'intelligenza artificiale che, grazie alla potenza di calcolo acquisita e ad una maggiore esperienza di programmazione dei suoi ingegneri, riesce ad elaborare milioni di informazioni in frazioni di secondo e immettere l'ordine in un batter di ciglio.

E' l'"high frequency trading" (trading system ad alta frequenza di negoziazione), sistema con cui la liquidità viene immessa nel mercato a piccoli importi ma ad alta velocità generando di fatto il 70% dei volumi delle maggiori borse occidentali (in Italia siamo intorno al 20%, valori ancora bassi se rapportate alle maggiori piazze internazionali).

Il trading automatico offre dei vantaggi importanti in termini di operatività. Oltre alla velocità di esecuzione dell'ordine, i computer, sostituendosi all'uomo, permettono di abbassare notevolmente i costi di produzione, inoltre lo stress psicologico derivante dall'attività di trading viene praticamente annullato.

Tuttavia non si può disconoscere il fatto che questo sistema stia creando delle distorsioni all'interno del mercato finanziario.

Chi fa trading noterà l'influenza dell'operatività automatica che genera repentini cambi di trend. Gli indici di borsa mondiale, improvvisamente virano all'unisono al rialzo (o al ribasso) per cambiare rotta qualche minuto più tardi.

L'high frequency trading è certamente responsabile della forte volatilità che sta caratterizzando le giornate di borsa da ormai 10 anni.

Nonostante i crolli dei listini che si sono avuti a cavallo tra il 2008 e il 2009 e nello scorso mese di agosto, gli istituti che regolano questo mercato si sono mossi ancora poco.

Il grafico di un titolo azionario.
(Foto: Reuters / Kacper Pempel )
Il grafico di un titolo azionario.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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