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Di Roberto Capocelli | 08.11.2011 17:15 CET

Associata nellʼimmaginario collettivo mondiale al traffico di cocaina, alla violenza e ai sequestri, la Colombia, dopo gli anni della recrudescenza del conflitto interno, sta conoscendo una fase di boom economico e sociale favorita anche dai buoni risultati ottenuti in materia di sicurezza dal precedente Governo di Alvaro Uribe Velez.

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Il paese Andino vive oggi un periodo di dinamismo, di grande speranza e di proiezione verso lʼesterno, testimoniata, ad esempio, dal successo dellʼedizione annuale di "Colombiamoda" che ha portato alla ribalta delle cronache la città di Medellìn trasformatasi da capitale del narcotraffico a sede di un evento di punta sullo scenario della moda mondiale.

La Colombia del presidente Santos, terzo PIL dʼAmerica del Sud, punta oggi al settore delle risorse minerarie definite la "locomotrice" della crescita del paese.

Ed è soprattutto lʼoro a suscitare lʼinteresse di investitori e imprese dentro e fuori i confini nazionali: sullʼonda della crisi internazionale, infatti, il prezzo del metallo è schizzato a quota 1700$ (oncia troy) spingendo così le compagnie di sfruttamento a pianificare progetti con margini di profitto altissimi.

Sulla scia di questo scenario, il Governo ha varato un piano volto a formalizzare il settore, fino ad oggi, per la maggior parte, affidato a comunità che operano in regime di totale assenza di regolazione, senza un titolo di sfruttamento riconosciuto e senza pagare alcun tipo di tassa se non quelle prelevate dai gruppi armati illegali sotto forma di estorsione.

"Colombia 2019: país mìnero": questo il nome dellʼambiziosa road map messa a punto dal Ministero delle Miniere e dellʼEnergia che si propone di affrontare le sfide più spinose lanciate dalla nuova "febbre dellʼoro".

In primo luogo, la sfida della "formalizzazione" vede scontrarsi lʼautorità centrale dello stato con le comunità di minatori che rivendicano il diritto al lavoro e accusano il Governo di voler svendere le risorse del paese alle multinazionali.

Il tema non è da poco se consideriamo che, in una realtà ancora permeata dal conflitto, sono molte le fazioni interessate a soffiare sul fuoco dello scontro sociale, impedendo una negoziazione serena fra le parti che possa portare ad un accordo ragionevole.Il tema dei danni allʼambiente, soprattutto per quanto riguarda gli sfruttamenti a cielo aperto, rappresenta un altro punto spinoso che ha creato non pochi problemi al Governo così come alla multinazionale canadese GreyStar che siè vista negare, per ragioni ambientali, un piano di sfruttamento da 10.000.000di once troy dopo aver investito milioni di dollari nella fase di esplorazione nei pressi del paramo di Santurban.

Non ultimo, emerge il tema del finanziamento dei gruppi armati, siano essi guerriglia, bande criminali o paramilitari, che vede nellʼoro una nuova frontiera da affiancare ed integrare al traffico degli stupefacenti.

Oltre ad essere una forma consistente dʼintroito, infatti, lʼestrazione aurifera si presta anche allʼattività di riciclaggio di denaro sporco, complice soprattutto il vuoto legislativo colombiano che non prevede la necessità di giustificare la provenienza dellʼoro al momento della vendita sul mercato legale alla stessa Banca della Repubblica.

Sono queste dunque le sfide che il governo di Santos è chiamato ad affrontare: saranno la capacita e la forza politica di trovare delle risposte praticabili allo scenario proposto dalla febbre dellʼoro a determinare la possibilità di saltare su quella locomotrice mineraria che, forse, riuscirà definitivamente ad allontanare il Paese dal passato oscuro di un conflitto lungo ormai più di sessanta anni. 

© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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