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Di Alessandro Proietti | 21.12.2011 13:40 CET

Oggi la Banca Centrale Europea ha erogato ben 489,19 miliardi di euro, con scadenza a 3 anni e tasso di interesse all'1%, a favore di 523 banche commerciali dell'area euro. La liquidità aggiunta servirà sia ad agevolare il rimborso dei bond bancari in scadenza sia per sostenere l'offerta del credito a Pmi e famiglie evitando il fantasma del credit crunch.

Reuters
La bandiera dell"Europa sventola davanti alla sede della Bce a Francoforte.

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La manovra "3y LTRO" (Long Term Refinancing Operation) operata dalla ECB serve proprio ad attenuare i problemi crescenti dell'economia salvaguardando, al contempo, la solidità patrimoniale e la solvibilità delle banche, l'offerta del credito, la domanda per i Titoli di Stato meno liquidi e, quindi, il sostegno alla crescita economica in toto.

Il meccanismo prevede che la banca richiedente il prestito alla ECB presenti come collaterale Titoli di Stato. A questo punto entra in ballo, nel caso nostro italiano, la manovra Monti. Il Decreto Legge del 6 Dicembre 2011 n. 201 prevede infatti all'articolo 8 comma primo:

 

Art. 8 - Misure per la stabilità del sistema creditizio


1. Ai sensi della Comunicazione della Commissione europea C(2011)8744 concernente l'applicazione delle norme in materia di aiuti di Stato alle misure di sostegno alle banche nel contesto della crisi finanziaria, il Ministro dell'economia e delle finanze, fino al 30 giugno 2012, è autorizzato a concedere la garanzia dello Stato sulle passività delle banche italiane, con scadenza da tre mesi fino a cinque anni o, a partire dal 1 gennaio 2012, a sette anni per le obbligazioni bancarie garantite di cui all'art. 7-bis della legge 30 aprile 1999, n. 130, e di emissione successiva alla data di entrata in vigore del presente decreto. Con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, si procede all'eventuale proroga del predetto termine in conformità alla normativa europea in materia.

 

Questa voce del Decreto ha un'importate conseguenza ora che la ECB ha aperto i cordoni della liquidità. Le banche italiane potranno, infatti, presentare come collaterale al prestito ricevuto non solo i Titoli di Stato posseduti ma anche obbligazioni proprie presentate con la garanzia dello Stato. Questa manovra fa si che il raggio di azione delle banche risulti essere molto più ampio.

Intanto da Borsa Italiana arriva un comunicato nel quale si afferma che quattordici banche italiane, comprese le blue chip Intesa SanPaolo ed Unicredit, hanno quotato 40,44 miliardi di bond con garanzia statale. Questi titoli, dunque, saranno sfruttabili come collaterale nei confronti dei prestiti con la Banca Centrale Europea. Guardando i numeri guida Intesa SanPaolo con 12 miliardi di bond quotati, seguono poi Monte dei Paschi con 10 miliardi e Unicredit con 7,5 miliardi di euro.

Il circuito italiano, quindi, gira a doppia velocità. In tutto questo però va sottolineata la viziosità del circolo che potrebbe nascerne. Il Governo italiano si impegna a garantire bond bancari ponendoci sopra la sua garanzia. Con questi titoli emessi le banche vanno dalla ECB e ricevono liquidità a 3 anni all'1% di interessi. Le banche tornano, con parte di questa liquidità, sul mercato (primario e secondario) dei Titoli di Stato italiani per fare nuove acquisizioni sostenedo il titolo e riducendo il differenziale legato al "rischio paese".

Il sottile gioco delle parti rischia, così, di diventare una bomba ad orologeria che passa di mano dall'Italia alla Banca Centrale e viceversa.

 

La bandiera dell"Europa sventola davanti alla sede della Bce a Francoforte.
(Foto: Reuters / Ralph Orlowski)
La bandiera dell"Europa sventola davanti alla sede della Bce a Francoforte.
© International Business Times, il leader di notizie economiche e finanziarie
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