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Di Lello Stelletti | 31.12.2011 10:43 CET

L'ammiraglio Mahmoud Mousavi ha smentito le notizie fornite dalla stampa iraniana. Secondo l'agenzia Fars, infatti il lancio di missili a lunga gittata sarebbe stato messo in atto come previsto nell'annunciata esercitazione militare nel Golfo Persico. Secondo quanto reso noto dal portavoce e vice comandante delle forze navali, però, il test è stato rinviato ai prossimi giorni, come dichiarato dallo stesso Mousavi all'emittente iraniana Press Tv. Ieri, Mousavi aveva annunciato l'inizio delle manovre di test iraniane attraverso le prove di lancio di "missili a corto e lungo raggio terra-mare, terra-terra e terra-aria" per verificarne l'efficienza.

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L'operazione continua a destare preoccupazione, soprattutto alla luce delle nuove tensioni sorte tra l'Iran e il mondo occidentale: l'ultimo rapporto dell'Agenzia atomica delle Nazioni Unite sul programma nucleare iraniano, l'irruzione nell'ambasciata britannica di Tehran e, infine, le minacce degli ultimi giorni sulla chiusura dello Stretto di Hormuz. Il governo iraniano ha reagito duramente alle nuove sanzioni economiche imposte dalla comunità internazionale. La questione di Hormuz, però, ha tutta l'aria di essere la classica goccia che fa traboccare il vaso: dallo Stretto passa circa il 40% del petrolio mondiale per vie marittime.


In questo contesto potenzialmente esplosivo, il test missilistico rientra nelle manovre operative militari nell'area del Golfo e sembra un chiaro segnale di come l'Iran stia preparando le proprie forze, navali e non solo, ad affrontare il nemico in una situazione di dichiarata ostilità. A confermarlo è stato lo stesso Mousavi che ieri ha affermato: "Il lancio dei missili costituisce la fase finale delle esercitazioni militari. Fase finale con la quale intendiamo preparare la marina militare ad uno scontro con il nemico in una situazione di guerra".
Washington ha espresso timore in particolare per alcune testate missilistiche in possesso di Tehran. Lo Shahab-3, un missile strategico a raggio intermedio con gittata sino a 1.000 chilometri, il Ghadr-1, il cui raggio raggiunge i 1.600 chilometri e il Sajjil-2, una variante dello Shahab, capace di colpire a 2.400 chilometri rispetto all'area di lancio. Dalle caratteristiche elencate, si comprende che si tratta di armi da lancio in grado di raggiungere, potenzialmente, sia Israele, sia le basi americane nell'area mediorientale. Gli Shahab-3 erano stati già utilizzati nelle esercitazioni del 2009, ma gli stessi media iraniani hanno fatto presente che gli ultimi test navali differiscono da tutti quelli precedenti per "la vastità dell'area di intervento, le attrezzature militari e le tattiche che verranno impiegate".


Mentre nel Golfo Persico si fanno prove di guerra, la diplomazia iraniana si muove per riallacciare i rapporti con l'Unione europea. Secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr, l'ambasciatore iraniano, Alireza Sheikh Attar, ha fatto sapere che, attraverso un mediatore, l'Iran contatterà Catherine Ashton, Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza dell'Ue: "Saeed Jalili, negoziatore nucleare, invierà presto una lettera a Catherine Ashton per esprimere la disponibilità a riprendere nuovi colloqui sul nucleare con le grandi potenze". Queste le parole di Attar che sembrano esprimere la disponibilità di Tehran al dialogo e trovano la conferma del ministro degli Esteri iraniano, Ali-Akbar Salehi.


I negoziati tra l'Iran e i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell'Onu (Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia), più la Germania, sono in fase di stallo dal mese di gennaio. L'Unione europea sta considerando la possibilità di imporre un divieto, già in atto negli Stati Uniti, sulle importazioni del petrolio iraniano. Il tema è ampiamente dibattuto, ma resta la consapevolezza che un tale divieto potrebbe danneggiare notevolmente l'economia già fragile di Bruxelles, oltretutto senza creare particolari danni all'Iran.
A confermare questo punto è il ministro del Petrolio iraniano, Rostam Qasemi, che parlando al settimanale Aseman ha dichiarato: "Se verranno imposte sanzioni il prezzo del barile aumenterà drasticamente e potrà arrivare oltre i 200 dollari". Chiare le parole di Qasemi, identificabili non solo come delle minacce, ma quanto più alla stregua di una semplice analisi economica basata sul ricalcolo dei costi dell'intero sistema petrolifero mondiale. Ulteriori provvedimenti economici, la chiusura, seppur momentanea dello Stretto di Hormuz e la conseguente guerra che ne potrebbe scaturire, sono tutti elementi in grado di far schizzare alle stelle il prezzo del greggio.

missili Iran
(Foto: Reuters / )
Un'immagine presa dal video della televisione iraniana Al Alam mostra tre dei nove missili a lungo e medio raggio sparati durante un esercitazione, 9 luglio 2008.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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