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Di Lello Stelletti | 05.01.2012 19:26 CET

Il pubblico ministero del processo a carico di Hosni Mubarak ha chiesto oggi la pena capitale per l'ex presidente egiziano. Secondo quanto ha reso noto la tv di stato egiziana, la pubblica accusa ha chiesto nell'udienza di oggi ''la pena massima'', ovvero l'impiccagione, per l'imputato accusato di "aver ordinato l'uccisione dei manifestanti durante la rivoluzione del 25 gennaio scorso". Stessa sorte, se la sentenza sarà confermata, toccherà all'ex ministro dell'Interno, Habib el Adli, e a sei alti responsabili di polizia. Nella giornata di ieri, il procuratore capo Mustafa Suleimane, pronunciando la sua arringa, aveva definito l'ex presidente "un dirigente tirannico".

Reuters
Poliziotti in borghese scortano l'ex presidente egiziano Hosni Mubarakal tribunale presso l'Accademia di Polizia del Cairo

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Il processo, che si tiene presso l'Accademia di Polizia del Cairo, è culminato oggi con la richiesta di Mustafa Khater, uno dei cinque avvocati dell'accusa: "Si richiede la pena massima per Mubarak e per gli altri accusati, che è la morte per impiccagione". Le colpe degli altri imputati, in particolare nel caso di Adli, riguardano l'omicidio di 850 manifestanti: secondo quanto dichiarato all'agenzia Mena da Suleimane, infatti, Mubarak non diede di persona l'ordine di uccidere i civili, ma non impedì al ministro di far sparare dalla polizia sulla folla e non scelse di destituirlo quando lo venne a sapere.

Secondo quanto sostenuto dalla procura, l'ex raìs dopo esser stato deposto disse agli investigatori che aveva deciso di dimettersi dopo il rifiuto da parte dei militari di intervenire per aiutare le forze di sicurezza nella fase di "contenimento" della protesta. "Sapeva benissimo cosa stava succedendo ma non ha fatto nulla", ha continuato Suleimane, che ha inoltre specificato come Adli abbia autorizzato l'utilizzo di pallottole vere eseguendo fedelmente i dettami di Mubarak.

Su Adli sussistono prove inconfutabili di colpevolezza, confermate da diverse testimonianze di importanti funzionari del ministero. Secondo questi testimoni, infatti, la strategia di Adli fu di contrastare i manifestanti con ogni mezzo a disposizione del regime. Da sottolineare come la Procura abbia sporto una lamentela ufficiale riguardo la scarsa collaborazione nelle indagini di diversi organi dell'apparato statale, a partire dallo stesso ministero dell'Interno, ma anche dall'Autorità per la Sicurezza Nazionale.

Ieri, alla ripresa del processo, Suleimane aveva parlato così di Mubarak: "un dirigente tirannico, che ha falsificato la volontà del popolo egiziano nelle elezioni e che ha cercato di passare il potere al figlio Gamal". Quest'ultimo, insieme al fratello Alaa, è uno degli imputati al processo, ma è stato escluso dalla richiesta di pena capitale: per i due fratelli c'è l'accusa di complicità nell'attività di corruzione che Mubarak ha contribuito a diffondere: "Ha aperto la porta del potere ai suoi amici e sodali e ha ridotto il paese in rovina senza renderne conto a nessuno". Il giudice ha aggiornato la prossima udienza a lunedì prossimo.

Hosni Mubarak
(Foto: Reuters / )
Poliziotti in borghese scortano l'ex presidente egiziano Hosni Mubarakal tribunale presso l'Accademia di Polizia del Cairo
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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