Da ieri Megavideo e Megaupload non sono più on line, l'FBI ne ha deciso la chiusura nel corso di un'operazione antipirateria ordinata dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.
Secondo fonti statunitensi, la Megaupload Ltd, società proprietaria di entrambi i siti con sede a Hong Kong, avrebbe guadagnato più di 175 milioni di dollari da attività criminali e provocato perdite per circa 500 milioni di dollari per violazione del diritto d'autore. Tra i capi d'accusa verso la società anche quello di riciclaggio di denaro sporco.
Reuters
Kim Schimtz, fondatore di Megaupload.
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Le autorità Usa hanno già arrestato Kim Dotcom, alias Kim Schmitz, 37 anni, di origini tedesche ma residente in nuova Zelanda, fondatore e ex CEO di Megaupload. A Schimtz, e ad altri quattro impiegati dell'azienda a Auckland, è stata negata la libertà su cauzione mentre numerosi altri arresti, relativi a questa operazione, sono avvenuti anche in Germania, Slovacchia, Estonia e Olanda. Schmitz, ex hacker, era già noto alle cronache per essere stato arrestato e condannato in passato con le accuse di furto di dati bancari, insider trading, appropriazione indebita, frode informatica e ricettazione.
Al momento il fondatore di Megaupload rischia fino a 50 anni di carcere (20 anni per l'accusa di cospirazione per commettere estorsioni, cinque anni per l'accusa di cospirazione per commettere violazione del copyright, 20 anni per l'accusa di cospirazione per commettere il riciclaggio di denaro e cinque anni di carcere per ciascuna delle accuse di violazione del copyright sostanziale penale) e la condanna al pagamento di multe salatissime per tutti reati commessi ma, nonostante ciò, continua a dichiarare di "non avere nulla da nascondere".
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Infatti Schimtz ha sempre ribadito che la maggior parte del materiale utilizzato, come anche il traffico generato dal sito, è legale, mentre il Dipartimento di Giustizia accusa Megaupload di aver "riprodotto e distribuito illegalmente su larga scala copie illegali di materiale protetto da copyright, tra cui film, anche prima dell'arrivo in sala, musica, programmi televisivi, libri elettronici e software".
Intanto su web dilaga la polemica e nascono su Facebook numerosi gruppi a sostegno dei due siti chiusi ieri sera dall'FBI, ma la vera risposta dal web a questo chiusura è arrivata da Anonymus che ieri sera ha colpito, oscurandoli, diversi siti Usa, tra i quali quello dello stesso Dipartimento di Giustizia.
Il noto gruppo hacker ha messo offline il sito della nota casa discografica Universalmusic e della casa di produzione cinematografica Warner Bros , oltre quelli di RIAA (Recording Industry Association of America) e di MPAA (Motion Picture Association of America) che nei giorni scorsi si erano dichiarati favorevoli alla chiusura di Megaupload.
Non sembra del tutto casuale che tutti questi eventi sulla rete siano avvenuti a pochi giorni dallo sciopero indetto da Google, Facebook e Twitter che il 23 gennaio chiuderanno per 24 ore i propri siti per protestare contro il Sopa, ovvero una legge antipirateria attualmente in discussione al Congresso che, secondo le grandi internet company, metterebbe a rischio la libertà di espressione on line.








