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Di Dario Saltari | 23.01.2012 17:04 CET

Le forze di sicurezza iraqene hanno arrestato sette persone che hanno ammesso di essere responsabili dell'attentato suicida contro le truppe italiane a Nassirya, nel 2003. A riferirlo è l'agenzia di stampa iraqena Aswat al Iraq che cita "una fonte responsabile nella provincia di Thi-Qar". Secondo la fonte, i sette arrestati hanno affermato di appartenere ad una cellula terroristica che fu la diretta responsabile degli attentati di quel 12 novembre, quando 19 militari italiani e 9 iraqeni rimasero uccisi durante l'esplosione di un'autocisterna presso la Camera di Commercio di Nassirya, dov'era presente il quartier generale italiano.

Reuters
Iraq

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La cellula, tuttavia, sembra essere indipendente e quindi non legata ad Al-Qaeda. A quanto si apprende, infatti, il gruppo terroristico non avrebbe "legami con la rete che ha perpetrato l'attacco a Batha dello scorso 15 gennaio contro i pellegrini in marcia verso Kerbela per rendere omaggio alla tomba dell'imam Huseyn e che ha confessato la sua appartenenza ad al-Qaeda".

Emergono nuovi responsabili, quindi, dopo l'identificazione del primo attentatore, ovvero il marocchino Abal Qassem Abal Leil, e dopo che nel 2008 fu colui che archiettò gli attacchi, Mohammed al Kurdi, condannato a morte ed impiccato nello stesso anno. Nel Febbraio del 2007, inoltre, le indagini italiane, guidate dai carabinieri del Ros, avevano portato alla luce altri mandanti, tra cui Abu Mussab al Zarkawi, a capo dell'organizzazione qaedista "Anasr al-Islam", e Abu Anas al-Shami, facente parte dell'organizzazione terroristica "Al Tawhid wal Jihad".

L'attentato a Nassirya fu il primo perpetrato contro le truppe italiane e suscitò per la prima volta paura e commozione nei confronti di quella che fino a quel momento era stata chiamata un'"operazione di pace". L'autobomba esplosa alle 10:40 ora locale, riuscì ad essere fermata al cancello della base militare e questo limitò le perdite, che comunque furono altissime.

Tra le 19 vittime  fu registrata la presenza di 2 civili, tra cui Stefano Rolla, regista che stava eseguendo delle riprese per uno sceneggiato sulle operazioni italiane in Iraq. I funerali di Stato, officiati dal cardinal Ruini, si tennero il 18 novembre, presso la basilica di San Paolo, a Roma, alla presenza di circa 50.000 persone e per quel giorno fu proclamato lutto nazionale.

La commozione nei confronti dei militari caduti in Iraq non fermò le critiche nei confronti delle operazioni militari, fin da subito definite strumentali e dirette unicamente a fini economici e sicuramente non umanitari. Il 15 Febbraio del 2003, ad esempio, si svolse a Roma un'imponente manifestazione per la pace e contro la guerra in Iraq, contemporaneamente a moltissime altre città del mondo. Qulla svoltasi nella capitale, però, sarà quella a più alta partecipazione, con ben 3 milioni di persone che scesero in piazza per gridare il proprio dissenso.

Il luogo dell'esplosione di un'autobomba in Iraq
(Foto: Reuters / )
Iraq
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