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Di Alessandra Comparelli | 25.01.2012 20:02 CET

 

Povertà e disuguaglianze in aumento. Nel 2010 la quota degli individui poveri è salita al 14,4%, con un aumento dell'1% sul 2008. Il maggior numero di indigenti si riscontra tra gli stranieri con una percentuale del 40%. Questa è la fotografia scattata dalla Banca d'Italia nella sua indagine su "I bilanci delle famiglie italiane nel 2010".

Reuters
Una donna in un supermercato.

Secondo la ricerca, rispetto al 2008, nel 2010 gli italiani hanno lamentato una maggiore difficoltà nel far fronte alle spese familiari (29,8%).  Il reddito equivalente annuale delle famiglie - che tiene conto della dimensione e della composizione del nucleo familiare - ha registrato, infatti, una contrazione dello 0,6% rispetto al 2008, attestandosi a 18.914 euro per individuo.  La crisi ha colpito maggiormente il lavoro indipendente, il cui reddito medio annuo è risultato pari a 20.202 euro, con una diminuzione del 2,3%.

La ricchezza familiare netta - comprensiva di immobili, oggetti di valore, aziende, attività e passività finanziarie -  ha un valore medio di 163.875 euro. Nel 2010 il 45,9% di questa ricchezza (44,3% nel 2008) appartiene al 10% delle famiglie ricche: un dato preoccupante che rivela l'incremento delle disuguaglianze sociali.

Se si tiene conto della distribuzione geografica, la situazione non è più incoraggiante. Il Centro e il Nord registrano, infatti, la ricchezza mediana più alta. Per quanto riguarda la tipologia familiare, invece, le famiglie più ricche risultano esser quelle con un capofamiglia laureato o lavoratore indipendente. La minore concentrazione di ricchezza si ha tra le famiglie con capofamiglia al di sotto dei 35 anni (3,5%), tra gli stranieri (0,7%) e, geograficamente, nel Sud e Isole (4,5%).

Un occhio di riguardo deve essere poi rivolto all'indebitamento delle famiglie italiane, l'unica ancora di salvezza per un Paese come l'Italia con un forte deficit a livello statale. Nel 2010 la percentuale di famiglie indebitate è pari al 27,7%: si tratta di famiglie con reddito medio-alto e con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, lavoratore indipendente o con elevato titolo di studio. Il 24,3% delle famiglie ha debiti nei confronti di intermediari finanziari per ragioni non legate all'attività professionale. La maggior parte delle famiglie indebitate deve, infatti, rimborsare prestiti per l'acquisto o la ristrutturazione di immobili.

Fortunatamente l'indebitamento per ragioni professionali coinvolge solo il 3,6% delle famiglie e in particolar modo quelle con reddito più elevato e con maggiori garanzie per gli intermediari. Le famiglie vulnerabili in relazione al debito assunto, rappresentano il 2,4% del totale e sono soprattutto quelle con entrate più modeste. Complessivamente la vulnerabilità delle famiglie resta stabile sul 2008. 

 

 

Bankitalia, aumenta la povertà in Italia
(Foto: Reuters / Phil Noble)
Una donna in un supermercato.
© International Business Times, il leader di notizie economiche e finanziarie
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