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Di Dario Saltari | 25.01.2012 20:19 CET

 

Da ieri, aprendo la home page di Google, il motore di ricerca più famoso del mondo  annuncia ai suoi utenti di voler cambiare le proprie impostazioni sulla privacy.

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Due le motivazioni principali fornite da Google: innanzitutto la semplificazione delle norme sulla privacy, che prima ammontavano a ben 60 documenti e che, dopo questa speciale "cura dimagrante", si ridurranno ad uno solo, valido per tutti i servizi offerti dal colosso con sede nel quartier generale "Googleplex", sulla Mountain View.

In secondo luogo le nuove norme si adatteranno meglio alla nuova forma che Google vuole dare alle proprie ricerche. Il motore, infatti, vuole che la ricerca di contenuti sul Web spazi attraverso i dati raccolti da tutti i propri servizi, da Youtube a Calendar, da Gmail fino ad arrivare al nuovo social network Google+. "Possiamo ricordarti che stai facendo tardi ad un appuntamento basandoci sulla tua localizzazione, i tuoi appuntamenti e un calcolo del traffico di quel giorno" si legge sul blog ufficiale di Google. Le nuove norme sulla privacy, insieme alle nuove funzionalità, saranno attive a partire dal prossimo primo Marzo.

Queste novità, però, non sono affatto piaciute a gran parte del web, che vede nella "grande G" l'incarnazione sempre più concreta del Grande Fratello immaginato da Orwell in 1984. "Presto Google ne saprà molto di più su di te e su cosa fai sul Web" scrive il Washington Post, aggiungendo che gli utenti già iscritti a Google non potranno chiamarsi fuori da queste novità. "Il nuovo annuncio di Google sulla privacy è frustrante e anche leggermente spaventoso" afferma James Steyer, direttore esecutivo di Common Sense Media, una società no-profit che studia gli effetti che la tecnologia produce sui giovani. In generale, la grande paura che attanaglia molti giuristi esperti di privacy sul Web è che questa grande mole di informazioni possa essere condivisa su un elevato numero di siti senza il consenso dell'utente. La società fondata da Larry Page e Sergey Brin, però, rassicura: "Non vogliamo vendere le informazioni personali, né condividerle all'esterno senza il permesso dell'utente" si legge sul blog ufficiale di Google.

Il web, però, sembra pensarla in tutt'altro modo. Sul blog della rivista tecnologica Gizmodo è comparso un post intitolato "La promessa non mantenuta da Google: la fine del 'non essere il Male' riferendosi ad una delle famose "regole filosofiche" del motore di ricerca, ovvero "Puoi fare i soldi senza fare del male". Insomma, se questi cambiamenti dovessero andare in porto, Google potrebbe davvero diventare il nemico pubblico numero 1 del Web, come sostiene la giornalista Raakhee Mirchandani sul Boston Herald.

 

 

Google
(Foto: Reuters / Arnd Wiegmann)
Le inserzioni pubblicitarie di Google potrebbero farsi ancora più "personali"
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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