Iran: l’Europarlamento ratifica l’embargo sul petrolio e le sanzioni alla Banca Centrale di Tehran

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Di Federico Di Gioia | 02.02.2012 20:22 CET

L'Europarlamento ha espresso un parere positivo sul nuovo pacchetto di sanzioni nei confronti dell'Iran messe appunto lo scorso 23 gennaio, una misura che comporta anche l'embargo all'industria petrolifera iraniana. Dall'Europarlamento si sottolinea anche la volontà di non colpire la popolazione civile con queste sanzioni, ma solo i vertici politici ed economici dell'Iran. La richiesta che Bruxelles rivolge a Tehran è quella di cessare il proprio programma atomico militare, mentre arriva anche una dura condanna nei confronti della minaccia più volte annunciata di chiudere lo Stretto di Hormuz. Come conseguenza del blocco del passaggio marittimo, il testo approvato dall'Europarlamento paventa la possibilità dello scoppio di un conflitto nella regione mediorientale e una serie di gravi ritorsioni nei confronti dell'Iran da parte della comunità internazionale. L'aula europea si è espressa, però, sfavorevolmente sul possibile intervento armato in Iran, precisando che quella "pacifica" e negoziale è l'unica strada percorribile.

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L'approvazione del testo sulle sanzioni non lascia, però, un buon sapore nella bocca dei Paesi dell'Ue. In sede del Consiglio di sicurezza dell'Onu la reticenza ad adottare le sanzioni di Cina e Russia mette in seria difficoltà e imbarazzo i tentativi dell'occidente di creare un compatto fronte anti iraniano. Da Tehran, intanto, sono in parecchi a giurare sulla viva inquietudine degli europei nei confronti degli effetti dell'embargo sul petrolio iraniano, il quale potrebbe creare moltissimi problemi a Paesi fortemente dipendenti come Spagna, Grecia e la stessa Italia. Secondo il capo dell'Iran-France Parliamentary Friendship Group, Hassan Kamran, l'ambasciatore francese in Iran, Bruno Foucher, sarebbe seriamente preoccupato riguardo la decisione presa a Bruxelles. Kamran ha dichiarato al Tehran Times che Foucher gli avrebbe detto che la Francia vorrebbe mantenere aperto il dialogo con l'Iran per provare a risolvere la questione petrolifera. Nel corso di una recente riunione Foucher si sarebbe inoltre espresso sfavorevolmente nei confronti di una sospensione delle esportazioni petrolifere iraniane in Europa. Anche l'ambasciatore iraniano a Roma, Ali Hosseini, ha detto di ritenere inquieta l'Unione Europea all'idea di perdere il petrolio di Tehran. Secondo Hosseini il fatto di applicare le sanzioni solo dal 1° luglio è un fattore indicativo dei profondi timori dei Paesi del vecchio continente.

Quello che viene da tutti temuto e che in tanti palesano come un'ovvietà è che la rinuncia al commercio petrolifero tra Iran e Unione Europea danneggerà entrambi. L'Iran è un Paese la cui economia è strettamente legata agli idrocarburi e l'Ue, seppur non il primo, è comunque uno dei principali sbocchi commerciali per l'Iran (l'Italia importa il 7% del petrolio iraniano, la Spagna il 6%, mentre Francia e Grecia seguono con quote minori). Difficile pensare che una drastica riduzione dell'entrata di Euro non crei problemi all'economia iraniana - come sostenuto da molti a Tehran - o non incida gravemente sulla vita delle classi meno agiate nel Paese asiatico - come auspicato nei documenti di Bruxelles. Allo stesso modo, per i Paesi europei che dovranno fare a meno di quello persiano, si aprirà una stagione di caccia al petrolio che vedrà un conseguente e logico aumento del prezzo del greggio, se non un ironico giro di barili che riporti nel Vecchio Continente lo stesso petrolio iraniano, venduto antecedentemente sottoprezzo ad altri acquirenti (Cina e Russia in primis) e poi riproposto sul mercato europeo a prezzi maggiorati. Questa decisione di Bruxelles sembra, dunque, non convenire proprio a nessuno.

EU Council President Van Rompuy addresses a plenary session of the EU Parliament following an EU head of states summit in Brussels
(Foto: Reuters / Francois Lenoir )
Il Presidente del Consiglio Europeo Van Rompuy parla al Parlamento Europeo
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