La Camera ha approvato la legge sulla responsabilità civile dei giudici: viene meno l’indipendenza della magistratura.

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Di Gianluca Iozzi | 02.02.2012 21:37 CET

La Camera oggi ha approvato con voto segreto un emendamento del deputato leghista Gianluca Pini, che sancisce la responsabilità civile dei magistrati. I voti favorevoli al provvedimento sono stati 264, i voti contrari 211 e c'è stato 1 astenuto.

Reuters
Un giudice in tribunale a Milano.

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Sul numero dei favorevoli c'è un piccolo giallo che è stato evidenziato da Antonio Di Pietro sul suo blog: ovvero che rispetto alla votazione precedente "in cui maggioranza e opposizione hanno votato normalmente, c'erano circa 63 voti in più rispetto a quelli di chi si erano detti favorevoli all'aggravante nei confronti dei giudici".

Attualmente si sa solo che tra i 264 voti a favore non ci sono solo quelli del centrodestra, ma anche quelli di sei deputati Radicali, oltre a quelli di una decina di "franchi tiratori" del centrosinistra.

Quali saranno le conseguenze di un simile provvedimento? Per rispondere dobbiamo tener presente che l'articolo 104 della Costituzione afferma che "la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere", mentre l'articolo 101 afferma che "la giustizia è amministrata in nome del popolo. I giudici sono soggetti soltanto alla legge".

In sostanza la Costituzione sostiene che i magistrati sono indipendenti, amministrano la giustizia in nome del popolo e  rispondono soltanto alla legge. Inoltre secondo la legge 117/1988, chiunque abbia subito un danno ingiusto per effetto del comportamento del giudice, viziato da dolo o colpa grave, può rivolgersi allo Stato per chiedere il risarcimento dei danni.

Ebbene, secondo la norma passata oggi alla Camera non sarà più così, poiché i giudici risponderanno personalmente dei propri errori, pagando il risarcimento di tasca propria. Inoltre ciò non consentirà agli inquirenti di svolgere l'azione giudiziaria in tutta serenità, poichè dovranno sempre avere timore di risarcire i danni, anche se non c'è stato dolo o colpa grave, come è attualmente previsto dalla legge 117/1988.

Tra le altre cose, l'emendamento riprende uno dei punti della riforma presentati dall'ex ministro della Giustizia Angelino Alfano durante il precedente governo Berlusconi.

Il pensiero dell'Anm sul tema è affidato alle dichiarazione del segretario Giuseppe Cascini, che mette in evidenza come la norma sia "con tutta evidenza un tentativo di intimidazione nei confronti della magistratura", nonché "una norma incostituzionale" e una "mostruosità giuridica che ha come unico effetto quello di intimorire il giudice e di indebolire la tutela dei diritti e che il Senato dovrà cancellare".

Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro è stato ancora più duro sul tema: "Alla Camera si è commesso l'ennesimo delitto, una vendetta e un ammonimento contro i magistrati.

Ho paura che questa volta, dopo vent'ann -continua Di Pietro-, non ci sarà solo una Mani Pulite giudiziaria, ma una nuova Mani Pulite del popolo che alzerà i forconi".

Sulla responsabilità dei magistrati era intervenuta la Corte di giustizia europea, intimando all'Italia di cambiare la legge, in modo che i giudici rispondessero anche per gli errori commessi nell' interpretazione errata delle norme europee, e per una valutazione sbagliata di fatti e prove. Solo che la stessa Corte non chiedeva certo che fossero i singoli magistrati a risarcire i danni al posto dello Stato.

Anche Il ministro della Giustizia Paola Severino (che non ha partecipato al dibattito in aula) si è espresso sul tema, e ha fatto sapere che rispetta "la decisione del Parlamento, ma è evidente che in una seconda fase ci sia spazio per un'ulteriore riflessione e si riapra il dialogo in vista di soluzioni alternative". Il Guardasigilli si è anche augurato che quando approderà al Senato la legge possa essere rispedita al mittente.

Il leader del Pd Pierluigi Bersani ha dichiarato che "non possiamo assistere ad una situazione in cui rispunta la vecchia maggioranza", e ha continuato affermando che è impensabile "assistere al riemergere di vecchie maggioranze. Non può esserci chi è leale e chi di prende queste libertà".

Insomma l' emendamento approvato alla Camera oggi, mira proprio ad intimidire i magistrati, e a scardinare la loro indipendenza prevista dall' articolo 104 della Costituzione. Ma in questo modo la legge si configurerebbe come incostituzionale, poiché la legge ordinaria (cioè gli atti deliberati dal Parlamento secondo quanto previsto dagli articoli 70 e seguenti della Costituzione) tenterebbe di modificare la Costituzione, che può essere modificata soltanto da una legge costituzionale.

A questo punto se la legge dovesse passare al Senato, potrebbe esserci un successivo ricorso alla Consulta.

 

 

La Camera ha approvato la legge sulla responsabilità civile dei giudici: viene meno l’indipendenza della magistratura.
(Foto: Reuters / Paolo Bona)
Un giudice in tribunale a Milano.
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