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Di Lello Stelletti | 06.02.2012 12:13 CET

Il veto del Consiglio di Sicurezza dell'Onu alla risoluzione sulla crisi siriana ha lasciato diversi strascichi in una comunità internazionale sempre più divisa. Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha definito "una farsa" il veto di Russia e Cina in difesa del regime di Damasco, e si prepara a un contrattacco per risolvere la questione. Durante un viaggio diplomatico a Sofia, in Bulgaria, la Clinton ha parlato della possibilità di creare una "coalizione di Paesi amici della Siria" che perseguano l'intento di aiutare l'opposizione a ottenere un "cambiamento pacifico". Se il Consiglio di Sicurezza è paralizzato dall'azione di Paesi sostenitori del regime siriano "dobbiamo moltiplicare gli sforzi al di fuori dell'Onu con quegli alleati e partner che sostengono il diritto del popolo siriano ad avere un futuro migliore".

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Considerato che solo Mosca e Pechino hanno votato contro la risoluzione, mentre sembra esserci una comunione di intenti tra i Paesi occidentali e la Lega Araba, il segretario di Stato è convinto di riuscire a creare un blocco internazionale in grado di "aumentare la pressione diplomatica" sul governo guidato dal presidente Bashar al-Assad. Il modello perseguibile potrebbe essere quello libico, con una serie di "sanzioni nazionali e regionali al fine di far venir meno le risorse e le forniture di armi" che facilitano l'azione del regime, ma senza operazioni militari. In previsione potrebbe esserci un'azione di sostegno, attraverso la creazione di un gruppo di contatto, per coordinarsi con il fronte diplomatico composto da Unione europea, Stati Uniti, Turchia e Lega Araba.

Riscontri positivi su questa possibilità arrivano dalla Francia, attraverso le parole del ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, che parla di nuove sanzioni per la Siria, e da Ankara che esprime una posizione critica verso Cina e Russia. Il segretario della Lega Araba, Nabil el-Araby, è convinto di poter proseguire nella promozione del piano di pace proposto dalla sua organizzazione, confermando, così, una parte attiva del blocco arabo nel nuovo fronte internazionale. Positive anche le risposte del Consiglio nazionale siriano e del Free Syrian Army, i due organi che rappresentano, rispettivamente, l'opposizione politica e militare al regime, anche se il colonnello Riad al-Assad, leader dell'Esercito, sembra più orientato all'intervento militare.

La Cina, intanto, ha respinto le accuse di Washington di proteggere Assad. A esprimere la posizione cinese è stato il portavoce del ministero degli Esteri, Liu Wimin, attraverso una conferenza stampa. Secondo l'incaricato, infatti, il veto posto da Pechino non indica un intento di proteggere persone, ma di difesa della "giustizia". La stampa cinese, nella giornata di oggi, ha difeso la scelta intrapresa sul piano internazionale dal governo, indicando le campagne occidentali in Libia, Afghanistan e Iraq, come una dimostrazione più che sufficiente degli errori insiti nei tentativi forzati di cambiare un regime.

Domani, il ministro degli Esteri russo, Sergeij Lavrov, invece, si recherà a Damasco per portare un messaggio del presidente, Dmitrij Medvedev, al suo omologo siriano, Bashar al-Assad. A rendere nota la notizia è l'agenzia Itar-tass, che ha inoltre precisato che non sarà reso pubblico il testo della missiva. Il ministro ha definito la reazione occidentale al veto "isterica e indecente". Mosca, dopo aver posto il veto alla risoluzione dell'Onu, potrebbe decidere di muoversi in solitaria per realizzare quelle "riforme democratiche indispensabili" in Siria. Fonti russe sostengono che Lavrov potrebbe proporre una strategia di uscita per la famiglia Assad, gestendo la questione alla medesima maniera attuata in Yemen con il presidente Ali Abdullah Saleh.

Hillary Clinton, Siria
(Foto: Reuters / Stoyan Nenov )
Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, durante una conferenza stampa nella sua visita diplomatica in Bulgaria, 5 febbraio 2012.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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