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Di Lello Stelletti | 17.02.2012 11:13 CET

L'Assemblea Generale dell'Onu ha approvato la risoluzione che condanna il regime di Damasco e la repressione messa in atto dal presidente siriano, Bashar al-Assad. 138 voti a favore, 12 contrari e 17 astenuti, questo l'esito della votazione che ha visto Russia e Cina, già protagoniste per due volte con il veto nel Consiglio di Sicurezza, votare contro il testo preparato dall'Arabia Saudita e presentato dall'Egitto in rappresentanza dei Paesi arabi e di altri 70 "alleati". Voto negativo anche da parte di Nord Corea, Iran, Venezuela, Cuba e, ovviamente, Siria. La risoluzione, essendo stata approvata nel corso dell'Assemblea Generale non ha potere vincolante, ma almeno simbolicamente prova ad aumentare la pressione politica contro il regime siriano.

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Nonostante la votazione, continua nel frattempo l'azione diplomatica del "gruppo degli Amici". Il ministro degli Esteri francese, Alain Juppé, ha incontrato a Vienna il collega russo, Sergeij Lavrov, nel tentativo di trovare un punto d'incontro per una risoluzione Onu in seno al Consiglio di Sicurezza. L'idea di Parigi mira a negoziare una nuova bozza che preveda "corridoi umanitari" per soccorrere la popolazione siriana. Alcuni esperti, però, considerano quasi impossibile questa operazione, per questo la Turchia vorrebbe ragionare sull'utilizzo delle vie marittime per aprire questi varchi.

La Cina si oppone fortemente a una risoluzione che porti a un "regime-change" e a un intervento armato. Nella giornata di ieri, un emissario cinese era a Damasco per tentare di ammorbidire la posizione di Assad e capire quali margini di manovra rimangono al leader siriano. L'annuncio sul referendum costituzionale proposto dal governo, previsto per il prossimo 26 febbraio, non sembra trovare l'appoggio delle opposizioni che non sono disposte ad accettare una permanenza di Assad al potere. L'ambasciatore cinese presso le Nazioni Unite, Wang Min, ha confermato la posizione cinese: "Noi condanniamo tutti gli atti di violenza contro civili innocenti e chiediamo al governo e a tutte le fazioni politiche in Siria di mettere fine immediatamente e a pieno a tutti gli atti di violenza e ristabilire velocemente la stabilità e l'ordine sociale normale".

Decisamente negativa anche la posizione della Russia che, a detta dell'ambasciatore russo presso l'Onu, Vitalij Churkin, "riflette in gran parte il tentativo, per noi preoccupante, di cercare di isolare la leadership siriana, di rifiutare ogni contatto e di imporre una formula esterna per un accordo politico". Il diplomatico di Mosca insiste sul fatto che prima di ogni azione sia necessario un "cessate il fuoco" da entrambe le parti. "La Russia continuerà con il suo sforzo per aiutare la Siria ad uscire dalla crisi in cooperazione con tutti quelli che hanno a cuore gli interessi del popolo siriano, la pace e la sicurezza della regione", ha concluso Churkin.

Pesanti le parole dell'ambasciatore siriano, Bashar Jaafari, che ha definito la Lega Araba come un organismo oramai "fallito, politicamente e moralmente". Jaafari ha continuato prendendosela poi con le Nazioni Unite: "Se le cose continueranno così anche le Nazioni Unite crolleranno, prima moralmente e poi fisicamente". Il delegato siriano presso l'Onu ha rigettato ogni ipotesi di "cessate il fuoco " nella città di Homs, da settimane vittima dei bombardamenti da parte del regime: "Cessate il fuoco? Noi non siamo in una guerra civile, non siamo in un conflitto armato". In Siria, intanto, le schede per il referendum sono pronte e la stampa governativa definisce complici dei terroristi coloro che si opporranno alle riforme.

Siria, Onu
(Foto: Reuters / Andrew Kelly )
Un'immagine dell'Assemblea Generale dell'Onu durante la votazione della risoluzione contro il regime siriano, 16 febbraio 2012.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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