La crisi finanziaria ed economica che attanaglia l'Europa da due anni a questa parte sembra non avere fine. Prima la crisi del sistema bancario internazionale, in parte ancora in atto, poi la crisi dei debiti sovrani europei, sembrano essere un vero e proprio fardello per l'economia mondiale che non sembra trovare una soluzione.
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Monti, l'alter ego italiano di Lucas Papademos, sembra poter essere il salvatore dell'Italia, un'Italia governata da anni da una classe politica rivelatasi incompetente e, solo oggi, ridicola, vero e proprio specchio di un paese mai realmente unito.
In una crisi del genere sembra che Mario Monti possa essere la soluzione al problema, una figura di alto livello rispetto ai vecchi politici e molto rispettato in ambito internazionale. Ma cosa ha fatto Mario Monti per essere così rispettato e adulato? Quali prospettive sta dando al nostro paese?
Sostanzialmente ancora nulla, ovvero, ancora non si vedono gli effetti di ciò che sta facendo. Gli italiani sono oramai drogati dall'andamento del famigerato Spread, diventato vero e proprio indice di benessere di un paese. Il problema dello spread è la sua alta volatilità collegata ai movimenti di mercato, notoriamente più violenti in momenti di crisi.
Non molti sanno che una news negativa o un grande player di mercato possa far salire o abbassare lo spread: basterebbe la vendita di titoli da parte di un grande fondo a far salire lo spread sui titoli di Stato, e una news del genere farebbe uscire dal mercato anche gli investitori più piccoli scatenando le vendite. I movimenti del mercato, a volte, non prezzano al meglio gli eventi di natura macroeconomica e rischi di mercato in quanto anticipano possibili scenari economici, ne consegue l'inaffidabilità nel lungo periodo dello spread come indicatore economico.
Di fatto lo spread è solamente un indicatore di sentiment del mercato obbligazionario in un preciso arco temporale.
Gli indicatori di benessere/status di un'economia sono altri e riguardano principalmente l'economia reale, non i mercati finanziari (come lo spread). Un buon indicatore economico per stabilire la prospettiva di crescita economica può essere l'indice di disoccupazione giovanile (under 25). Più alta e crescente è la disoccupazione giovanile, più la probabilità di crescita futura di quel paese diminuisce. Perché? Solitamente, un'occupazione giovanile alta indica un mercato del lavoro attivo dovuto alle aspettative al rialzo dei profitti da parte delle imprese che, aumentando la produttività, contribuiranno all'aumento del Pil. Sostanzialmente una disoccupazione giovanile alta è attribuibile ad un paese con prospettive di crescita pessime.
In Italia la disoccupazione giovanile è pari al 31%, in Grecia al 47,2%, in Spagna al 48,7% contro una media europea del 22,1% (dati degli ultimi 3 mesi del 2011). La Spagna sembra essere la peggiore in quanto a prospettive. Ciò che incide maggiormente sul nostro status economico è però il rapporto debito/Pil: in Italia è pari a circa il 120%, in Grecia al 145% e in Spagna al 60% contro la media europea stabile a 80%. La Spagna, con un rapporto debito/pil così basso, può comunque permettersi ancora per poco una disoccupazione giovanile così alta.
Possiamo invece vedere come le prospettive di crescita dei paesi sotto la guida di un Governo tecnico, quindi ad esclusione della Spagna, abbiano difficoltà nell'impostare un'impalcatura volta allo sviluppo e alla crescita. Misure oppressive di austerity non di certo spingono allo sviluppo, anzi promuovono la fuga di capitali, l'evasione fiscale e la chiusura degli esercizi commerciali e delle imprese, così come sta succedendo in Grecia. Tutte queste manovre servono a rispettare il pareggio di bilancio entro il 2013, pareggio di bilancio che, secondo il trattato di Maastricht, "può non essere temporaneamente raggiunto in caso di recessione" in quanto pericoloso per la stabilità dell'Unione Europea. Monti sta facendo il contrario: in recessione mette in atto manovre "lacrime e sangue" che non farebbero altro che indebolire il sistema economico con la conseguenza di un indebolimento di una domanda già scarsa.
Riattivando la domanda si può riniziare a sperare ad uno scenario di crescita, mentre con le manovre di austerity si rischia solo l'indebolimento dell'economia. Purtroppo in Italia stiamo prendendo lo stesso cammino che diverso tempo fa ha intrapreso la Grecia senza ottenere alcun risultato positivo dal punto di vista dell'economia reale, tantomeno di prospettive di crescita. Pochi giorni fa sono state rese note le previsioni dei Pil per i paesi europei, tutte al ribasso: nel 2012 in Italia è prevista una contrazione del -1,3%, in Grecia le prospettive sono ben peggiori ed è previsto un calo del Pil pari al -4,3%.








