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Di Beatrice Panico | 25.02.2012 23:55 CET

Nei giorni scorsi, una notizia ha creato scompiglio tra gli scienziati che si occupano di fisica nucleare. Alcuni ricercatori del MIT, il Massachusetts Institute of Technology, hanno reso pubblici i risultati ottenuti da alcuni studi in corso sulla fusione fredda da parte della JET energy. La fusione nucleare è un processo in cui i nuclei di due atomi si uniscono (fondono) tra di loro per dare origine ad un nucleo di massa maggiore ed ad una grande quantità di energia: questa è la reazione che da 5 miliardi di anni alimenta il Sole. Nel nucleo della nostra stella la temperatura, però, raggiunge i 16 milioni di gradi, valori impensabili sulla Terra. Gli scienziati vogliono, pertanto, realizzare la fusione fredda che sfrutta lo stesso processo nucleare, ma a valori di temperatura e pressione molto più bassi.

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La realizzazione della fusione fredda rappresenterebbe la soluzione per la produzione di grandi quantità di energia senza i problemi dovuti alla fissione dei reattori nucleari; infatti, l'energia sarebbe prodotta partendo da atomi non radiattivi largamente presenti in natura (come l'idrogeno) e senza prodotti di scarto, come le attuali scorie nucleari che oggi rappresentano un grande problema in molti paesi. Il primo annuncio relativo alla fusione fredda ci fu nel 1989, quando gli scienziati Fleischmann e Pons sostennero di aver prodotto una quantità di energia (sotto forma di calore) pari a 10 volte l'energia elettrica immessa in una cella elettrolitica. Come si può immaginare ci fu moltissimo scalpore nell'ambiente scientifico dell'epoca ed in tutti i grandi laboratori del mondo iniziarono a ripetere questo esperimento che, a prima vista, sembrava semplicissimo. Proprio gli scienziati del MIT furono tra i fautori dell'archiviazione di questi risultati perchè non riuscirono a riprodurli. Oggi, invece, sono proprio loro che sostengono di aver dato vita alla fusione fredda. Il reattore utilizzato non è quello dei due scienziati, sebbene utilizzi la stessa reazione chimica, ma è il Lattice-Assisted Nuclear Reaction (LANR). E' costituito da un particolare materiale, il lattice appunto, prodotto attraverso le nanotecnologie. In questo modo due isotopi di idrogeno (il deuterio e il trizio) si fondono in un isotopo stabile di elio producendo un'energia finale 10 volte superiore a quella utilizzata per alimentare il reattore. Il prof. Hagelstein, a capo del progetto, avrebbe già diffuso i dati scientifici e le spiegazioni di tale fenomeno.

Speriamo, quindi, che nei prossimi anni si riesca a comprendere e sfruttare pienamente questo fenomeno che rappresenterebbe la soluzione ai problemi energetici ed ambientali del pianeta.

 

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