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Di Carlotta Zanello | 22.03.2012 14:33 CET

Il procuratore federale Eduardo Santos de Oliveira ha aperto un'inchiesta mettendo sotto accusa alcuni funzionari della Chevron, un'azienda petrolifera statunitense, che opera in diversi paesi del mondo incluso il Brasile. Trascinata in tribunale anche la Transocean, compagnia proprietaria di pozzi e trivelle per l'estrazione del greggio, la stessa che per altro, riporta Greenpeace, affittava a BP per mezzo milione di dollari al giorno, la Deepwater Horizon, esplosa nel Golfo del Messico il 20 aprile 2010.
Dai primi giorni di marzo, una macchia di petrolio si sta allargando nei pressi della piattaforma di Frade, a circa 120 km dalla costa di Rio de Janeiro, proprio dove operano le due compagnie. "La fuoriuscita di petrolio sta colpendo l'intero ecosistema marittimo, mettendo a rischio la sopravvivenza di alcune specie animali e vegetali e causando un forte impatto negativo per l'attività economica della regione" dichiara Oliveira, "I dipendenti della Chevron e Transocean hanno innescato una bomba di contaminazione che avrà effetti prolungati", aggiunge poi.

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Le accuse che gravano sugli imputati riguardano principalmente una forte negligenza nella gestione dell'emergenza, l'impossibilità quindi di mettere in pratica i protocolli di contenimento e le mancata cessazione dei processi di perforazione in seguito alla frattura del fondale marino. Sarebbero emerse anche alcune irregolarità nella documentazione e nelle licenze delle compagnie. La ANP (Agenzia nazionale del petrolio) sta effettuando delle verifiche sul campo: sembra che le condizioni dei macchinari utilizzati per l'estrazione fossero pessime e che la Chevron non si sia affatto preoccupata di raccogliere il petrolio dal mare, optando invece, nella speranza di occultare le prove del disastro ambientale, per la tecnica della dispersione, causando ovviamente un ulteriore allargamento della macchia.

Gli avvocati della Chevron dovranno darsi un bel da fare; la compagnia è coinvolta anche nell'incidente che nel novembre scorso ha provocato nella stessa zona, la fuoriuscita di 2400 barili di greggio. Durante le operazioni di trivellaggio i macchinari avevano effettuato un'eccessiva pressione sulla crosta terrestre per cui, se in un primo momento il petrolio si era compresso in profondità all'interno del pozzo, in un secondo era "esploso" con violenza verso la superficie del mare.

Riguardo alla questione la presidente Dilma Rouseff si è espressa, senza fare nomi, lanciando un messaggio a tutte le compagnie petrolifere che desiderano operare in territorio brasiliano "Le imprese che vengono qui devono avere ben chiaro che il protocollo di sicurezza va rispettato e che non ci saranno eccezioni per nessuno in caso di violazioni", riporta il quotidiano Folha de S.Paulo.

È chiaro come episodi del genere spingano ad una riflessione sul tema dell'ambiente, che porta a chiedersi fino a che punto conduca questa ricerca esaperata dell'ultima goccia di petrolio.

 

Dilma Rousseff
(Foto: Reuters / Nacho Doce)
Dilma Rousseff, attuale presidente del Brasile.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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