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Di Aldo Gianfrate | 27.03.2012 21:36 CEST

Microsoft e le autorità federali americane insieme contro il crimine organizzato online. Lo scorso 23 marzo alcuni dipendenti del gigante tecnologico con il supporto delle forze dell'ordine, hanno preso possesso di alcuni server e siti internet usati in passato per rubare password, conti bancari e altre informazioni personali online che, solo negli ultimi cinque anni, hanno fruttato ai cyber criminali circa 100 milioni di dollari.

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I server e i rispettivi domini internet, che si trovano negli Stati Uniti, erano il fulcro di una enorme botnet, una rete di PC capace di infettare circa 13 milioni di computer in tutto il mondo con l'ormai celebre malware di nome Zeus. Il virus entrava nei sistemi presi di mira grazie alle più semplici tattiche di phishing. Gli utenti cadevano nella trappola cliccando dei link arrivati in mail apparentemente innocue e Zeus installava un keylogger capace di inviare i dati personali ai server. Bastava effettuare un pagamento, o qualunque altra operazione bancaria online da un computer infetto, per vedersi sottratte password e coordinate bancarie. 

L'acquisizione da parte di Microsoft dei server incriminati è un importante pietra miliare lungo il percorso della lotta al cibercrimine. E' la prima volta che domini malevoli non vengono sequestrati direttamente dalle autorità federali, ma da una compagnia privata che ne prende pieno possesso legale in seguito a una fulminea decisione da parte della magistratura americana.

"Con questa operazione, siamo riusciti a distruggere una cruciale fonte di guadagno per il crimine cibernetico, oltre che a dare importanti informazioni sulle identità dei responsabili", è stato l'orgoglioso commento postato sul sito di Microsoft da Richard Boscovich, responsabile dell'unità crimini digitali della società americana.

A livello giuridico, Microsoft, si è mossa con una causa civile intentata il 19 marzo e conclusasi già quattro giorni dopo con un'autorizzazione a procedere da parte delle autorità federali. I legali di Redmond si sono appellati al Rico Act, il Racketeer Influenced and Corrupt Organizations Act, tipicamente utilizzato nei processi contro organizzazioni criminali e mafiose "reali". Un nuovo importante precedente capace di modificare il corso della battaglia al crimine online.

Lotta alla mafia digitale
(Foto: http://www.2dayblog.com / )
"Abbiamo distrutto una cruciale fonte di guadagno per il crimine cibernetico", ha commentato Richard Boscovich di Microsoft
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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