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Di Fabio Di Venuta | 01.04.2012 14:59 CEST

Le crisi finanziarie, si sa, non sono mai monocausali e le soluzioni, al pari, non sono mai uniche. Conferma di questo semplice principio è la storia e questa crisi non fa eccezione.Due importanti economisti, Roubini e Stark, hanno illustrato le loro antitetiche soluzioni.

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Roubini, essenzialmente, è scettico sulla ripresa dei mercati, perchè i Brics stanno rallentando il loro tasso di crescita e perchè i paesi periferici dell'Eurozona sono al centro da un lato di una recessione più o meno pronunciata e dall'altro di un credit crunch che non permette al circuito del credito di ripartire. L'illustre economista è anche preoccupato dalla situazione macroeconomica: prezzi del petrolio in crescita e elezioni presidenziali alle porte. Quale soluzione, dunque, se queste sono le premesse? Un ruolo più attivo della Bce, che spinga i tassi ancora più in basso (1% Ue contro lo 0% attuale degli Stati Uniti), che acquisti covered bonds fino ad arrivare a vere e proprie operazioni di allentamento quantitativo. L'obiettivo sarebbe quello di una svalutazione competitiva dell'euro, nell'ordine del 30%, per far ripartire il volano dell'economia.

A portare alto il vessillo dei colori tedeschi e l'annesso rigore è Jurgen Stark, ex membro del comitato esecutivo Bce, dimessosi dopo aver criticato l'ampio acquisto di bonds da parte di Eurolandia. Secondo Stark, incredibile dictu, la Bce ha già fatto quanto era in suo potere: ora tocca alla politica fare la sua parte, con riforme e manovre che inneschino lo sviluppo. L'economista tedesco riconosce l'intervento benefico delle iniezioni di liquidità che hanno evitato il contagio e il collasso dell'europa, ma sottolinea come la strada della monetizzazione del debito, sostenuta da Roubini, non sia praticabile. In pieno rigore tedesco. Per sostenere la sua posizione, Stark cita i progressi delle riforme italiane, che hanno portato al calo del famigerato spread.

Più remota sembra l'ipotesi degli Eurobonds, che fermerebbero la speculazione sui mercati: questi presupporebbero un'unione a livello politico che ancora in Europa non c'è; se la crisi dovesse però degenerare, le obbligazioni potrebbero essere un passo importante per evitare il baratro.

DA LEGGERE:

L'austerity non paga, il CASSH sì 

 

Nouriel Roubini
(Foto: IBTimes / )
Nouriel Roubini
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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