Stretto tra le minacce di sanzioni da parte di Ecowas ed Unione Africana da una parte e dai ribelli Tuareg dall'altra, il capitano Sanogo, leader dei golpisti malesi, ha annunciato che ripristinerà la Costituzione del 25 febbraio 1992, quella che aveva sancito l'ascesa al potere di Tourè, vittima del colpo di stato dello scorso 22 marzo.
reuters
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Sanogo ha dichiarato che in collaborazione con le forze locali istituirà un organismo di transizione "con l'obiettivo di organizzare elezioni libere, pacifiche, aperte e democratiche" alle quali lui e il Cnrdr (Comitato nazionale per la restaurazione della democrazia e dello stato) non prenderanno parte.
Negli scorsi giorni infatti i leaders della Comunità economica dei paesi dell'Africa Occidentale, in primis il Presidente ivoriano Alassane Ouattara, avevano minacciato di chiudere le frontiere col Mali (che per altro non gode di uno sbocco al mare), di congelarne i beni, di interrompere le transazioni verso le banche malesi e di bloccare l'emissione di moneta che il paese condivide con altri 6 stati della regione.
La prospettiva di misure così drastiche aveva fatto vacillare le intenzioni dei golpisti e di un momento di incertezza simile i Tuareg hanno approfittato per conquistare la storica città di Timbuctu, senza peraltro alcuno spargimento di sangue, per lo meno stando alle testimonianze di alcuni presenti.
Moussa Ag Assarid, portavoce ufficiale dell'MNLA (Movimento Nazionale per la Liberazione dell'Azawad) ha dichiarato che lo scopo principale dei ribelli Tuareg è il raggiungimento dell'indipendenza della zona settentrionale del Mali che risponde appunto al nome di Azawad. Non vi è alcun interesse da parte di questa tribù berbera, al fianco della quale combattono anche alcuni islamisti ed ex sostenitori di Gheddafi di ritorno dalla Libia, di conquistare anche Bamako. "Vogliamo costruire una naziona per il nostro popolo Azawad-ha detto Assarid-non Bamako, Bamako è la capitale del Mali".
Nel frattempo le autorità francesi (il Mali è stato colonia francese fino al 1960), hanno consigliato a tutti i connazionali presenti in Mali di abbandonare il paese a meno che la loro presenza non sia d'importanza fondamentale.
Se lo scopo dei golpisti "arrabbiati" era quello di protestare contro un governo che non forniva i mezzi necessari per combattere i Tuareg, quando di qui a un mese le elezioni previste avrebbero dato la possibilità di un rinnovamento istituzionale, la situazione a cui si è arrivati rischia di favorire notevolmente la causa indipendentista e di far vacillare uno di quegli stati africani fino ad ora considerati un come modello di riferimento per la democrazia nel continente.








