Negli ultimi cinque anni si è registrato un vertiginoso aumento dei suicidi per motivi economici. La crisi dunque, uccide.
Reuters
La crisi del debito
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Gli ultimi dati Istat disponibili - riferiti al 2010 - evidenziano che due anni fa i suicidi in Italia sono stati 3.048, in aumento rispetto ai 2.986 del 2009. Sempre secondo l´Istat, nel 2010 i suicidi con un movente economico nel 2010 sono stati 187 (182 uomini e 5 donne). Il fenomeno nel 2012 sembra non arrestarsi. Dall'inizio di quest'anno, infatti, il numero degli imprenditori o lavoratori che si sono tolti la vita a causa di problemi di natura economica è arrivato a quota 20. Tra il 2008 e il 2010 l'aumento è stato dunque del 24,6%.
Ma quali sono le cause principali di tale fenomeno?
Sicuramente l'aumento delle tasse e la mancanza di liquidità, che mettono a dura prova le imprese e soprattutto le neoimprese. Quasi una su due di queste ultime , secondo quanto si legge in un rapporto reso noto dalla Cgia di Mestre, cioè il 49,6%, chiude i battenti entro il primo quinquennio di attività. E in 5 anni, dal 2004 al 2009, il tasso di non sopravvivenza è aumentato del 4,2% nel nostro Paese, raggiungendo il 5,5% in Veneto.
Non c'è dubbio che uno dei problemi più sentiti dalle imprese sia il ritardo dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni. Del resto, "se lo Stato pagasse i 70 miliardi di euro di debiti accumulati verso i suoi fornitori il rapporto debito/Pil sfiorerebbe il 125%. Ciò comporterebbe inevitabilmente, un aumento della spesa pubblica e il rischio di una caduta di credibilità e di fiducia dei mercati finanziari nei confronti del nostro Paese". La tenuta della "carta" italiana sul mercato dei bond pubblici ha però un prezzo: "Questi mancati pagamenti stanno mettendo in gravissima difficoltà moltissime piccole imprese che, si legge nel Rapporto Cgia, notoriamente sono a corto di liquidità, con ricadute occupazionali molto preoccupanti".
Dunque le imprese chiudono e aumenta il tasso di disoccupazione, un meccanismo da vertigine che porterà a una crisi difficile da estirpare dalle radici dell'Italia.
"La gravità della crisi - sostiene Giuseppe Bortolussi, presidente Cgia - ha suscitato in molti piccoli imprenditori perdita di sicurezza, solitudine, disperazione e ribellione". Fra i settori che sentono maggiormente il peso di questi anni di crisi economica, agricoltura e artigianato.
Per far fronte a tale situazione bisognerà mobilitarsi nel più breve tempo possibile. A questo proposito, molte sono le iniziative nate per affrontare e porre rimedio a questa piaga. Tra le più significative: la Caritas ha creato dei numeri verdi di assistenza psicologica per gli imprenditori in difficoltà e in Veneto stanno per essere stanziati 6 milioni di euro, attraverso un plafond di solidarietà, per arginare questo "fiume in piena".
Basterà tutto questo per ristabilire un rapporto di equilibrio tra imprenditori e istituzioni, crescita e crisi, debito pubblico e pil?








