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Di Dario Saltari | 20.04.2012 17:31 CEST

Il gruppo dei venti paesi più industrializzati del mondo aumenterà le dotazioni del Fondo Monetario Internazionale di 400 miliardi di dollari. A rivelarlo è l'agenzia di stampa Reuters che cita un funzionario del G20. Conferma la notizia anche il commissario europeo all'Economia e agli Affari monetari, Olli Rehn. "Stiamo puntando a circa 400 miliardi o oltre e sono fiducioso nel fatto che raggiungeremo questo obiettivo nel vertice G20 di oggi" ha affermato Rehn, che si è detto molto fiducioso "questi 400 miliardi di dollari sono chiaramente sufficienti a creare una credibile rete di salvataggio".

Reuters
I capi di governo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica durante l'incontro a Nuova Delhi del 29 Marzo 2012.

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D'altra parte, ieri aveva parlato anche il direttore dell'Fmi, Christine Lagarde, che aveva velatamente annunciato la notizia. La Lagarde aveva descritto la ripresa dell'economia globale come "timida, fragile e con nuvole nere" ed aveva parlato della zona euro come "l'epicentro del rischio potenziale". L'ex ministro delle finanze francese, quindi, aveva dichiarato di aspettarsi un aumento significativo delle risorse per il Fondo Monetario Internazionale con l'obiettivo di arrivare oltre il tetto dei 400 miliardi.

A questo invito aveva risposto unicamente il cosiddetto mondo occidentale che aveva preso impegni per circa 320 miliardi. L'eurozona aveva annunciato un contributo di circa 200 miliardi, il Giappone uno di 60, i paesi scandinavi uno di 26, la Polonia uno di 8 e la Svizzera uno da 26.

Chi invece era rimasto freddo nei confronti di questa chiamata alle armi contro la minaccia del contagio finanziario globale erano stati i paesi emergenti a cominciare dagli ormai famosi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica). Questi ultimi, infatti, durante l'ultimo incontro istituzionale a Nuova Delhi si sono posti ufficialmente come obiettivo politico quello di portare avanti la riforma del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, i cui vertici sono attualmente egemonizzati dagli Stati Uniti e dall'Europa.

Oggi, però, sono arrivate le aperture di Cina, Russia e Brasile che dovrebbero fornire i miliardi necessari a raggiungere il tetto dei 400 miliardi di dollari. I ministri delle finanze dei Brics, infatti, si sono riuniti a Washington e successivamente hanno accettato di contribuire: Pechino dovrebbe mettere 60 miliardi, Brasilia 15 e Mosca 10. Un diplomatico internazionale, citato dall'agenzia di stampa Reuters, afferma che insieme tutti i paesi emergenti contribuiranno con almeno 100 miliardi di dollari.

L'aiuto dei Brics, tuttavia, non sarà incondinzionato come ha ricordato il ministro delle finanze brasiliano, Guido Mantega. "A ogni prossimo meeting chiediamo una revisione dei diritti di voto e ogni volta prendiamo atto che questo processo è troppo lento e i progressi troppo limitati" ha affermato Mantega. La tattica dei Brics a questo punto è evidente: pagare il prezzo di una crisi nata nel cuore dell'occidente al fine di togliergli potere politico nella governance globale.

Brics
(Foto: Reuters / B Mathur)
I capi di governo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica durante l'incontro a Nuova Delhi del 29 Marzo 2012.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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