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Di Stefano Consiglio | 26.04.2012 19:01 CEST

Oggi a Slavutych, città costruita nel 1986 per ospitare i “profughi di Chernobyl, i parenti delle vittime si sono riuniti per ricordare i morti causati da uno dei più gravi incidenti nucleari della storia.

reuters
Una foto del reattore n° 4, responsabile del disastro di Chernobyl

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Esattamente 26 anni fa, alle ore 01:23 locali, un controllo di sicurezza sul reattore n° 4 della centrale nucleare V.I. Lenin, dette vita ad uno dei più grandi disastri nucleari della storia: il disastro di Chernobyl.

L’incidente avvenne a causa di una serie di errori umani, commessi durante quello che venne definito un “test di sicurezza”. I tecnici della centrale volevano verificare la possibilità del reattore di produrre energia anche con il sistema di raffreddamento inattivo. Il controllo mirava ad accertare il comportamento del reattore in caso di interruzione dell’energia elettrica; in particolare la capacità di sfruttare l’energia inerziale dell’alternatore, nei 40 secondi necessari all’attivazione del gruppo diesel di emergenza. In tale lasso di tempo i macchinari del reattore avrebbero dovuto utilizzare l’energia inerziale per far circolare autonomamente il liquido di raffreddamento.

Il test, previsto inizialmente per il pomeriggio del 25 aprile, venne rimandato alla notte del 26, a causa della richiesta di una centrale elettrica regionale di non ridurre la produzione di energia. In conseguenza di questo ritardo, spettò ai tecnici del turno serale effettuare il test. Questi, tuttavia, non erano adeguatamente preparati e commisero una serie di fatali errori. L’imperizia del personale causò il surriscaldamento del vapore presente nel reattore, che con una forza devastante rimosse il sigillo che conteneva il nocciolo. in breve tempo il vapore portò al surriscaldamento del nucleo e all’incendio della grafite contenuta nel nocciolo, con la conseguente immissione di enormi quantità di isotopi radioattivi nell’atmosfera.
Le condizioni climatiche, presenti al momento dell’incidente, permisero agli isotopi radioattivi di fare il giro del mondo. I paesi più colpiti furono, oltre ovviamente all’Ucraina: La Russia, La Bielorussia, gli Stati Baltici, gli Stati nord europei, gli Stati dell’Europa centrale e gli Stati del Mediterraneo, Italia compresa.
Secondo un rapporto, redatto da Greenpeace, il disastro di Chernobyl avrebbe causato 100.000 casi di cancro mortale nel mondo. Non tutti, però, concordano su tale cifra:
L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, ad esempio, stima in 16.000 i decessi per malattie cancerogene legate a Chernobyl.

Subito dopo l’incidente il governo dell’Ucraina dispose la costruzione di un sarcofago di cemento intorno al reattore, con lo scopo di evitare un ulteriore diffusione degli isotopi radioattivi. La scarsa qualità dei materiali utilizzati e una progettazione frettolosa, portarono però alla creazione di numerose crepe nella struttura; l’acqua piovana, infiltratasi nelle falle, defluì poi verso l’esterno fino a contaminare i fiumi Pripjat' e Dnepr, affluenti del Mar Nero.
Le autorità ucraine, consapevoli della scarsa qualità della struttura contenitiva, discussero più volte della necessità di realizzare un nuovo involucro intorno al reattore n° 4. Dopo una miriade di proposte e progetti incompiuti, il governo ha recentemente deciso che una gabbia di metallo sarà la definita “tomba” del reattore. A detta delle autorità locali il nuovo sarcofago, a differenza del suo predecessore, non sarà un semplice contenitore. Julia Marusich, membro del Chernobyl International Department, ha infatti spiegato che: “Il sarcofago che stiamo realizzando non sarà un semplice ombrello, ma un complesso impianto tecnologico che consentirà di smantellare la struttura esistente”.

L’intera struttura, dal peso stimato di 29 mila tonnellate, sarà realizzata ad ovest del reattore per poi essere trasferita mediante l’uso di rotaie. Per la sua costruzione è stato incaricato il consorzio francese Novarka; il costo stimato per l’intera operazione è di circa 1 miliardo e 600 milioni di dollari. I lavori di costruzione dovrebbe terminare entro il 2015. Un tempo molto più lungo sarà, invece, necessario per bonificare definitivamente la così detta “area rossa”. Julia Marusich, parlando delle aree con maggiore concentrazione radioattiva, ha infatti dichiarato: “Il nostro compito è mantenere la situazione sotto controllo. Purtroppo il problema di Chernobyl non sarà risolto dalla nostra generazione”. Secondo gli esperti ci vorranno all’incirca 100 anni perché la contaminazione radioattiva, causata dall’incidente, venga definitivamente assorbita.

Chernobyl
(Foto: reuters / )
Una foto del reattore n° 4, responsabile del disastro di Chernobyl
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia citata la fonte
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