Incentivare il patrimonio culturale italiano è tra le ricette per scongiurare la crisi, ma i politici non lo capiscono

Di Federica Geremia | 27.04.2012 17:33 CEST
Dimensione testo + -

Noi tutti possiamo constatare come nell'ultimo ventennio il degrado culturale della popolazione italiana si sia ampiamente accentuato.

La colpa di tale situazione non è da attribuire unicamente alla televisione generalista che con i suoi programmi "spazzatura" invade le case di milioni di italiani, ma anche alla pessima condotta che hanno assunto i governi nei confronti delle attività culturali, specialmente in quelle dello spettacolo dal vivo.

Reuters
I resti di un cittadino di Pompei ricoperti di lava nella Thermae Stabianae

Share This Story

Da non perdere

Seguici su Facebook

Premettendo che l'Italia è l'unico paese europeo che non è stato in grado di formulare una legge che regolamentasse appunto le attività riguardanti lo spettacolo dal vivo, il momento di non ritorno si è verificato il 31 maggio 2010 quando il Decreto Legge n.78 soppresse l'E.T.I., l'ente teatrale italiano nato nel 1942, a motivo di "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica".

Non si può dire che la crisi economica fosse un motivo futile per promuovere la politica di austerity voluta dall'allora ministro Tremonti; ma allora com'è possibile che il resto dell'Europa abbia investito in cultura una media del 3% del PIL statale, riconoscendo a questo settore un forte valore anticiclico? Se così fosse, la soppressione di un ente così prestigioso come l'E.T.I. è stato, oltre che inutile, dannoso per la nostra economia.

Inoltre, per sottolineare la gravità della situazione, bisogna ricordare quali meritevoli affermazioni vennero rese pubbliche da coloro che erano i nostri politici, quali: "Con la cultura non si mangia", o "Registi parassiti". A questo proposito è bene chiedersi se i tagli alla cultura non fossero solo un mero pretesto per scagliarsi contro un mondo ritenuto se non scomodo inutile.

A sostegno di questa tesi, se prendiamo in considerazione il ruolo che ha assunto il Ministero per i Beni e le Attività Culturali negli ultimi anni, notiamo come sia stato fatto ben poco per un paese che potrebbe vivere unicamente di cultura, poiché l'Italia possiede il 4.89% del patrimonio artistico e culturale mondiale!.

Altro che con non la cultura non si mangia, ci si potrebbe abbuffare se i soldi stanziati fossero leggermente maggiori, se fossero utilizzati con coscienza, ma soprattutto se i ministri che si sono succeduti in questi ultimi anni fossero stati realmente interessati al ruolo che assumevano, dato che in Italia essere a capo di tale ministero pare sia un castigo e non un privilegio.

Per capire meglio quanto sia sottovalutato questo preziosissimo settore, prendiamo in considerazione i dati sui finanziamenti, e vediamo come nel 2009 le risorse messe a disposizione siano scese da 2.171 milioni di euro del triennio 2003-2005 a 1.719, ovvero lo 0,23% del bilancio statale, una cifra vergognosa se si pensa che "l'inutile cultura" offre lavoro a più di 30.000 persone tra artisti e tecnici specializzati.

Tuttavia, non si tratta solo di una mera questione di percentuali e di soldi, poiché investire in cultura è un atto di civiltà oltre che di intelligenza.

In periodo storico così depressivo dal punto di vista valoriale e morale, abbiamo bisogno più che mai di assaporare l'arte, lo spettacolo dal vivo, e qualsiasi altra forma artistica che ci aiuti a non sottostare agli ottusi condizionamenti politici e sociali che impoveriscono e degradano la nostra mente. Infatti, pare che le classi politiche non vogliano ( e non abbiamo voluto) conferire al Ministero della Cultura un ruolo di primaria importanza proprio per avere a che fare con un popolo ignorante e quindi più incline ad essere manipolato.

È importante ricordare che: "Un investimento nella conoscenza ripaga con il miglior interesse" e in questo caso, il miglior interesse è l'Italia: questo meraviglioso paese in cui viviamo, che tutto il mondo ci invidia, ma che rischia si passare alla storia non più come "Il bel paese", ma come la nazione che non è stata in grado di sfruttare al meglio la sua immensa Cultura.

 

 

 

I resti di un cittadino di Pompei ricoperti di lava nella Thermae Stabianae
( Foto : Reuters / STRINGER Italy )
I resti di un cittadino di Pompei ricoperti di lava nella Thermae Stabianae
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
Join the Conversation
IBTimes TV