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Di Carlotta Zanello | 28.04.2012 12:16 CEST

Uno dopo l'altro, in conformità con i dettami imposti dall'Unione, i governi dei paesi europei si muovono verso l'approvazione di pacchetti di misure economiche per l'austerità, senza che questo non provochi delle reazioni da parte dell'opinione pubblica e dei rispettivi Parlamenti.

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Victor Ponta, nuovo primo ministro in Romania

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Proprio ieri, in Romania, il leader del partito di centro destra Mihai Ungureanu, al governo da appena due mesi, è stato costretto a ritirarsi da una mozione di sfiducia presentata dall'opposizione contro un piano di ulteriori tagli alla spesa pubblica ed intense privatizzazioni.

A soli sei mesi dalle prossime elezioni legislative, il Capo dello Stato Traian Băsescu  è il 39enne Victor Ponta, leader del partito di sinistra all'opposizione Unione Sociale Liberale. Con il controllo di 228 seggi su 460, Ponta deve accaparrarsi il sostegno dei piccoli partiti, ma sopratutto dovrà fare i conti con il vigile controllo del Fondo Monetario Internazionale e dell'Unione Europea.

La crisi di governo è stata causata dall'esasperazione della popolazione; come secondo paese più povero d'Europa, la Romania combatte contro un salario minimo di 350 euro mensili, un sistema sanitario fatiscente e una fortissima emigrazione che nell'ultimo decennio ha provocato un calo della popolazione del 10%.

Ma la presenza dell'FMI è forte in questo paese e ci si aspetta quindi che Ponta rispetti gli impegni di politica economica, il che prevederebbe comunque altri tagli. I mercati stanno attendendo per verificare la stabilità del nuovo esecutivo e quindi accordare o meno la loro fiducia ai titoli di stato romeni.

In una circostanza simile, ovvero in seguito all'approvazione parlamentare del bilancio nazionale, il Primo ministro della Repubblica Ceca Petr Necas si è salvato per il rotto della cuffia (105 voti favorevoli contro 93) e il suo indice di popolarità è sceso in picchiata al 16%. Sebbene il tasso del debito pubblico di questo paese sia tutto sommato inferiore alla media UE (41% sul PIL), un tale clima di sfiducia potrebbe ostacolare i suoi futuri piani di Necas per la riduzione del debito, l'imposizione di alte tasse universitarie e la distribuzione alla Chiesa cattolica di beni demaniali come risarcimento del periodo comunista.

Nei Paesi Bassi, dove il primo ministro Rutte è caduto a causa della mancata approvazione di un piano di tagli alla spesa pubblica, le forze dei vari partiti (i tre all'opposizione del D66, la sinistra verde e l'Unione cristiana), per timore che la tripla A del rating del paese potesse essere declassata, hanno trovato un accordo per il rientro del Pil entro il 3% imposto dall'UE.

La battaglia finale sarà ora quella del 6 maggio parigino, dove Sarkozy, promotore della politica economica del rigore insieme alla Merkel, rischia di diventare il primo presidente francese non riconfermato nella carica da 30 anni a questa parte.

L'europa e l'austerità
(Foto: reuters / Bogdan Cristel)
Victor Ponta, nuovo primo ministro in Romania
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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