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Di Gianluca Iozzi | 07.05.2012 10:14 CEST

Per la famiglia Ligresti non è proprio un bel periodo, infatti, il gruppo assicurativo Fondiaria Sai, è attanagliato dai debiti. Nel 2011 ha riportato una perdita di 1,1 miliardi di debiti, e in soccorso del gruppo è arrivato Unipol, disposto ad immettere 400 milioni di euro nella holding Premafin.

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L'obiettivo è quello di realizzare una fusione a quattro nella quale rientrerebbero Premafin, Unipol, Milano Assicurazioni e Fonsai. A volere questo tipo di fusione è Mediobanca, grande creditrice di quest'ultima.

Ma come abbiamo già visto, l'Antitrust ha bocciato tale fusione sostenendo che "la concentrazione tra il gruppo UGF (Unipol Gruppo Finanziario ndr) e il gruppo Premafin (la holding della famiglia Ligresti che controlla Fonsai attraverso il 47,362% delle azioni ndr) è suscettibile di determinare la creazione o il rafforzamento di una posizione dominante su diversi mercati relativi al settore assicurativo, sia della fase produttiva, in particolare per quel che concerne il ramo della Rc Auto, che della fase distributiva in 93 province, tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza".

Ma la vicenda non finisce qui, poiché dopo l'intervento dell'Antitrust, a stroncare sul nascere ogni speranza di fusione ci ha pensato S&P, che ha messo sotto osservazione il rating di lungo termine 'B' della compagnia assicurativa Fondiaria Sai e della controllata Milano Assicurazioni.

Il rating potrebbe anche essere rivisto al ribasso, poiché, secondo l'agenzia di rating esistono ancora delle incertezze sul piano di fusione, considerato che deve essere approvato dagli azionisti, e che la fusione stessa è subordinata anche agli aumenti di capitale di 1,1 miliardi di euro decisi da entrambe le società.

Ma S&P si è spinta oltre, e ha affermato che se l'intesa si realizzerà "rafforzerebbe in modo significativo" il profilo di rischio finanziario di Fonsai, ma se il piano non riuscisse le autorità potrebbero intervenire e commissariare Fonsai. Insomma in un modo o nell'altro sembrerebbe che il destino della compagnia assicurativa è segnato.

Ma la tegola più pesante che è caduta sulla testa dei Ligresti è stata la decisione da parte della Procura di Milano di chiedere il fallimento delle due holding private di famiglia:Sinergia e Imco.

In breve, le due società controllano il 20% di Premafin, che a sua volta controlla Fonsai attraverso il 47,362% delle azioni. Sinergia e Imco risultano avere circa 400 milioni di euro di debiti.

Quindi sembrerebbe che il castello di carta stia per crollare. E la sensazione è ancora più chiara se si va a guardare il bilancio consolidato del gruppo Fondiaria Sai relativo al 2011.

Lo stato patrimoniale infatti evidenzia che a fronte di un patrimonio netto di 1.556.708.000  di euro le passività finanziarie ammontano a ben 3.143.273.000 di euro.  Invece il conto economico consolidato evidenzia una perdita consolidata  di 1.034.638.000 di euro, mentre complessivamente risulta una passività di 1.679.676.000 di euro.

Ma il gruppo assicurativo si porta dietro anche una forte svalutazione degli immobili, pari a livello consolidato a 342 milioni di euro.

Come mai questa svalutazione? In sintesi "il minor valore attribuito agli immobili rispetto alle valutazioni effettuate nell'esercizio precedente, deriva sia dal mutato scenario economico-finanziario (rialzo dei tassi e difficoltà oggettive nell'ottenimento di una redditività sostenibile), sia dalla conseguente necessità di un approccio valutativo più prudenziale, pur in costanza di metodologie applicative, al fine di ottenere un'equa valorizzazione di mercato degli attivi detenuti".

In particolare "il portafoglio immobiliare ha risentito della crisi finanziaria internazionale che ha comportato una discesa  del valore di mercato degli immobili con un incremento della percezione del rischio da parte degli investitori ed un aumento della redditività attesa su tali investimenti".

Soltanto "il patrimonio immobiliare del Gruppo Fondiaria SAI ha registrato un decremento di valore di mercato pari a circa 9,8% tra fine 2009 e fine 2011(-9,4% nel corso del 2011). Un simile trend negativo è stato rilevato negli ultimi anni anche sul mercato immobiliare italiano".

Probabilmente a causare questo risultato negativo saranno state anche le spericolate operazioni immobiliari messe in campo dal gruppo Ligresti. Infatti il gruppo effettuava delle operazioni immobiliari che si ripetevano sempre con lo stesso schema: vendita da parte di Fondiaria ad una delle società della famiglia milanese. In seguito costruivano sui terreni acquistati e li rivendevano al gruppo assicurativo, ed è proprio questo, probabilmente il cuore dell'operazione immobiliare. Nel momento in cui il gruppo assicurativo acquistava i terreni accadeva, infatti, che i costi dell'operazione iniziassero a lievitare con Fondiaria costretta a sborsare altro denaro.

Su questo versante sta indagando la Procura di Milano e vedremo come andrà a finire. Una cosa è certa: alla luce di tutte queste vicende l'impero dei Ligresti potrebbe essere destinato ad una fine ingloriosa. Basti pensare che il valore delle azioni della compagnia assicurativa tra il 2006 e il 2010 hanno perso l'82,5%.

Ma se il gruppo affonda sotto il peso dei debiti altrettanto non si può dire dei suoi dirigenti. Basti pensare che nel solo 2011 sono stati corrisposti quasi 31 milioni di euro al consiglio e ai dirigenti strategici. 

Ad esempio il presidente della compagnia Jonella Ligresti ha incassato 2,5 milioni, il fratello Paolo 1,6 milioni e la sorella Giulia, alla quale spetterà poi un compenso per la presidenza Premafin, 837 mila euro. L'ex a.d. Fausto Marchionni, invece ha ricevuto una buonuscita da 10,5 milioni.

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(Foto: Reuters / Paolo Bona)
Immagine d"archivio di un passante in Piazza Affari a Milano
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