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Di Federico Artizzu | 08.05.2012 16:17 CEST

 

Se c'è una cosa che si è capita dai recenti appuntamenti politici è che i cittadini europei sono ormai stanchi dell'austerità. Il rigore da solo non può garantire il riordino dei conti pubblici degli stati dell'eurozona e senza crescita ogni tentativo di riportare fiducia sui mercati è destinato a fallire.

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La strategia finora adottata dalla leadership europea, se di strategia si può parlare, è stata quella di costringere i paesi della periferia a ridurre il proprio tenore di vita nella speranza che questo bastasse a riequilibrare le differenti produttività dei paesi europei.

L'aumento delle tasse ed i tagli alla spesa pubblica hanno però aggravato la recessione gettando nello sconforto i cittadini di quei paesi che sono ormai stanchi di sopportare sacrifici in cambio di vaghe promesse di stabilità futura che tardano a materializzarsi.

Arrivati a questo punto diviene urgente analizzare quali possono essere le alternative all'austerità o quantomeno quali misure possono e debbono essere affiancate al rigore finanziario tanto caro alla scuola economica tedesca.

Come riassunto da Brad Plumer sul Washington Post, solo sei sembrano essere le politiche che l'Europa potrebbe prendere in considerazione per uscire dal pasticcio che anni di inattivismo politico e false illusioni hanno provocato. Analizziamole una ad una. 

La Banca Centrale Europea deve inflazionare il sistema

Illustre sostenitore di questa politica è il premio nobel per l'economia, Paul Krugman, il quale asserisce che l'Europa avrebbe bisogno di politiche monetarie più espansive. Se la BCE abbandonasse la paura dell'inflazione potrebbe acquistare i titoli di stato dei paesi della periferia dell'eurozona abbattendone i rendimenti e dando modo ai governi nazionali di destinare più fondi alla crescita senza per questo compromettere i conti pubblici.

Il problema è che i paesi più virtuosi come la Germania dovrebbero accettare una maggiore inflazione che rappresenterebbe una vera e propria tassa occulta per il salvataggio dei paesi meno competitivi. Inoltre, all'interno della BCE è cresciuta nei mesi la preoccupazione per una nuova fiammata inflattiva a causa del rapido aumento del prezzo del petrolio. Questo ha frenato le autorità monetarie europee nell'abbassare nuovamente i tassi d'interesse nonostante il continente stia sprofondando ancora una volta nella recessione.

Stimolare la domanda interna nei paesi virtuosi della zona euro

L'idea, lanciata da economisti del calibro di Joseph Stiglitz, è forse tra le più fattibili e moralmente giuste. Essa consiste nel convincere i paesi più ricchi come la Germania ad ampliare gli investimenti pubblici ed aumentare i salari dei lavoratori per rilanciare la domanda interna. In questo modo i cittadini tedeschi sarebbero portati a spendere di più nella speranza che questo faccia crescere anche le esportazioni dei paesi della periferia europea. Anche in questo caso le resistenze sono però molte. La Germania non sembra intenzionata ad aumentare la propria spesa pubblica, inoltre gli industriali tedeschi non vedrebbero di buon occhio l'aumento del costo della propria manodopera.

Istituire un fondo di salvataggio più grande

Se finora i fondi europei si sono concentrati nel costruire un argine che metta al riparo l'Europa dal fallimento di alcuni piccoli paesi della periferia, come Grecia, Portogallo e Irlanda, manca ancora un credibile firewall a tutela di un crack di un paese come la Spagna. Sempre più investitori temono che il sistema bancario spagnolo sia al collasso e vi è una crescente preoccupazione sulla tenuta dei conti pubblici di Madrid. Se si riuscisse a strutturare un fondo abbastanza grande per tranquillizzare i mercati che ci saranno le risorse necessarie per salvare la Spagna in caso di bisogno, la pressione sui titoli di stato della periferia dell'eurozona potrebbe attenuarsi. Il problema è che per una politica di questo tipo bisognerebbe reperire le risorse dai paesi più ricchi come la Germania, i Paesi Bassi, la Francia e la Finlandia che dovrebbero giustificare politicamente un'ingente somma da mettere a disposizione per i paesi meno virtuosi dell'eurozona.

Eurobond

Da anni si parla dell'idea che l'Europa nel suo insieme possa emettere delle obbligazioni garantite esplicitamente da tutti i suoi stati membri. L'idea più accreditata è quella che non prevede una sostituzione dei debiti nazionali ma un affiancamento ad essi di emissioni di eurobond da destinare ad opere di sviluppo infrastrutturale e tecnologico che favorirebbero la crescita economica dell'eurozona.

Ma se gli eurobond avvantaggerebbero tutti quei paesi che sono costretti a finanziarsi ad alti tassi d'interesse sui mercati finanziari, danneggerebbe i paesi più virtuosi che sarebbero invece costretti a pagare un maggior tasso di rischio sui propri debiti pubblici.

Molti leader europei hanno avallato tale proposta ma c'è chi teme il moral hazard colossale che deriverebbe dagli eurobond. Se infatti i paesi che fino ad oggi hanno sbagliato le loro politiche di contenimento dei conti pubblici potessero nuovamente prendere in prestito denaro a buon mercato grazie alla garanzia di quei paesi che hanno invece manifestato una miglior gestione delle proprie finanze, chi impedirà ai primi di ritornare sulla cattiva strada della spesa pubblica improduttiva?

Per funzionare gli eurobond avrebbero quindi bisogno di essere affiancati da una forte autorità sovranazionale che monitori le spese pubbliche di tutti gli stati membri. Un progetto di vera unione che richiede però tempo e volontà politica che sembrano attualmente mancare in Europa.

Maggiore integrazione fiscale

Sulla stessa linea d'onda degli eurobond sono i fautori della maggiore integrazione fiscale dell'Unione Europea. Partendo dal presupposto che la zona euro è formata da un insieme di paesi a differente produttività, con i lavoratori tedeschi che sono molto più produttivi di quelli spagnoli o italiani, per esempio; i supporters della maggiore integrazione sostengono che i paesi più ricchi dovrebbero ridistribuire una parte delle proprie risorse verso i paesi meno virtuosi tramite programmi di sviluppo per le aree meno forti del continente.

Alcuni, tra cui il neo presidente francese, Hollande, hanno suggerito che gli stati più ricchi versino maggiori contributi alla banca europea per lo sviluppo con l'obiettivo di finanziare progetti infrastrutturali nei paesi più poveri dell'eurozona.

Tuttavia, anche in questo caso, come in quello degli eurobond le resistenze sono tante. La paura che gli stati meno virtuosi approfittino dei finanziamenti per sostenere spese pubbliche clientelari e comunque le preoccupazioni che le somme richieste per sviluppare tale progetto siano troppo elevate, rendono estremamente difficile, se non addirittura impossibile, il perseguimento di tale politica.

Uscita dall'euro per alcuni paesi

Esiste infine la possibilità che alcuni paesi possano lasciare l'euro. Paesi come la Grecia potrebbero decidere di abbandonare la moneta unica e ripristinarne una propria svalutata per recuperare attraverso i differenziali di cambio la competitività perduta. Certamente l'uscita dall'euro per un paese avrebbe aspetti catastrofici ma l'alternativa potrebbe non essere migliore.

Il pericolo è che l'uscita di un paese possa rappresentare un precedente per gli altri. In questo modo alla Grecia, per esempio, potrebbe seguire l'Irlanda e il Portogallo. Si getterebbero così le basi per il collasso dell'idea di Europa che da decenni plasma il vecchio continente nella speranza che l'unione dei popoli europei impedisca a questi di essere in ostilità tra di loro.

Nessuna strada appare semplice ed in tutte le proposte il comune denominatore sembra essere la solidarietà tra gli stati membri. Se i paesi più ricchi non accetteranno una qualche forma di redistribuzione delle proprie risorse verso i più poveri o se quest'ultimi non accetteranno in cambio di cedere parte della propria sovranità economica e politica, l'Unione Europea è destinata ad essere ricordata come l'ennesimo esperimento fallito per ottenere la pace e la stabilità nel vecchio continente. 

 

 

moneta da 1 euro sopra dizionario tedesco - inglese
(Foto: reuters / reuters)
moneta da 1 euro sopra dizionario tedesco - inglese
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