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Di Stefano Bellelli | 17.05.2012 11:51 CEST

È il 21 maggio 1984. Il Presidente della Repubblica Francese, Valéry Giscard d'Estaing, viene raggiunto all'Eliseo dalla Peugeot 604 d'ordinanza, con bandierine, autista e scorta. A bordo, per il “cambio della guardia” il neo-eletto presidente François Mitterrand.

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Un evento di portata storica e internazionale, l'elezione di Mitterrand: dopo decenni, e per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica, il governo della Francia viene assunto da un presidente socialista. Un'anticipazione di quello che sarebbe accaduto di lì a cinque anni, con la caduta del muro di Berlino e il conseguente trionfo della socialdemocrazia in Italia, Germania e Regno Unito.

Un anticipo, dunque, di ciò che lentamente stava avvenendo: il superamento del Secolo Breve, la fine dell'era segnata dalle guerre mondiali e dalla politica dei blocchi contrapposti.

È un uomo strano François Mitterrand: vicino alla destra in gioventù, poi ufficiale dell'esercito antitedesco e prigioniero di guerra; quindi funzionario del governo fascista di Vichy – secondo alcuni spia gollista. Nel maggio del Sessantotto, approfittando della prolungata assenza del presidente De Gaulle (contro cui tre anni prima aveva perso le elezioni), si fa addirittura “sovversivo”, sperando nell'onda lunga delle proteste giovanili per formare un governo provvisorio. Saranno il ritorno del Generale e una contro-manifestazione a suo favore a fermarne i propositi.

Dovrà invece attendere tredici anni e perdere un'altra elezione, per prendere finalmente residenza all'Eliseo. Risoluto e spregiudicato, talvolta machiavellico (donde il soprannome di “Florentin”), spazia fra alleanze socialcomuniste e altre socialdemocratiche, talvolta disponendo di maggioranze assolute in Parlamento, altre volte venendo costretto dai successi elettorali dei gollisti e dei centristi a nominare primi ministri di centrodestra, come Chirac e Balladur.

Nei suoi due settennati propugna strenuamente gli ideali socialisti, attraverso nazionalizzazioni, politiche di welfare aggressive, difesa e ampliamento dei diritti dei lavoratori, non mancando di guadagnarsi la dignità di padre dell'Unione Europea grazie alla spinta unificatrice portata avanti dai suoi governi (il ministro Delors, suo uomo, diverrà nel 1985 presidente della Commissione Europea, per due mandati).

L'impostazione profondamente socialista della sua politica è ricordata in Italia anche per la celebre “dottrina” che porta il suo nome: una sorta di protezione per gli ex terroristi rossi rifugiati oltralpe, verso i quali più volte (e fino al 2002) la giustizia francese ha negato l'estradizione a cambio della promessa di non svolgere attività politiche sul territorio francese.

I trent'anni trascorsi da allora hanno mutato profondamente il socialismo francese. Dopo la caduta di Mitterrand nel 1995 e la sconfitta elettorale, fu ripresa la politica della “gauche plurale”, una coalizione di tutti i partiti socialcomunisti, radicali e verdi, che mise in minoranza il presidente Chirac e poté inaugurare una nuova stagione di riforme aggressive (35 ore, copertura sanitaria, PACS).

Il governo così formato e guidato dal premier Jospin riscosse successi politici, ma non fu premiato alle urne: l'estrema frammentazione della sinistra alle Presidenziali del 2002 causò l'assenza di un candidato di riferimento al ballottaggio. La conseguente riconferma di Chirac (sostenuto questa volta da una solida maggioranza di centrodestra) causò un terremoto nel partito, diviso nel 2005 dal referendum sulla Costituzione Europea, e definitivamente dilaniato dal Congresso del 2008.

Agli stati generali, convocati a Reims, si presentarono infatti ben quattro candidati, nessuno dei quali riuscì a raggiungere il 30% dei voti. Gli scrutini escludevano un candidato alla volta: Martine Aubry, partita con un netto svantaggio di 12 punti percentuali rispetto a Ségolène Royal (fresca di sconfitta contro Sarkozy), riuscì a spuntarla al “testa a testa” per soli 42 voti.

La vittoria di una moderata provocò grida di brogli e una netta insoddisfazione, culminata nella scissione dei più sinistrorsi. È così che il partito arriva, nel 2011, alle soglie delle nuove Presidenziali: rattoppato e in crisi di identità, tanto da caldeggiare per le elezioni 2012 la candidatura di Dominique Strauss-Kahn, economista rigorista, favorevole alla Costituzione europea e oppositore delle 35 ore – già sconfitto largamente nelle primarie 2007 dalla stessa Royal.

Arriva però il 14 maggio, e con esso lo scandalo che lo mette completamente fuori dai giochi. Un anno e un giorno prima dell'insediamento di François Hollande, solido vincitore di elezioni primarie in cui, forse anche a causa dei sacrifici imposti dalla crisi economica, la moderazione ha lasciato spazio a un vento che sembra soffiare con forza: il vento di sinistra.

E cosi' come ha trionfato alle Primarie, Hollande ha saputo confermarsi alle Presidenziali. Ha sconfitto Sarkozy al primo turno: prima volta per un Presidente uscente nella storia della Quinta Repubblica. E lo ha fatto nuovamente al ballottaggio, sempre di misura, sempre confermando la generale tendenza europea a premiare chi è stato all'opposizione in questi anni in cui è scoppiata la “grande crisi”, nella speranza di un welfare più “di sinistra”, più a sostegno delle fasce deboli della popolazione.

Se il “nuovo corso socialista” seguirà il solco di Mitterrand o se saprà smarcarsi da quest'eredita', per realizzare una moderna politica socialdemocratica, compatibile con il dissesto economico e finanziario dell'Europa e capace di aprirsi a scelte più liberiste, sarà la storia a dircelo: nel frattempo, in Francia continua la campagna elettorale in vista delle Legislative, che rinnoveranno la composizione dell'Assemblea Nazionale (il ramo basso e più influente del Parlamento francese). Anche per questo, probabilmente, Hollande ha tenuto a farsi riconoscere come socialista “equilibrato”, sottolineando la necessità di coniugare crescita e rigore.

Vedremo dunque quale destino attende la Francia e l'Europa: dove, arrivato in Germania, il vento socialdemocratico minaccia di ruggire anche altrove.

François Hollande omaggia Mitterrand con la rosa socialista
(Foto: Reuters / POOL New)
Il neo-presidente francese François Hollande alla Biblioteca Mitterrand, dove omaggia con una rosa rossa (simbolo socialista) il suo storico predecessore.
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