• Share
  • OkNotizie
  • +42
  • -1

Di Roberto Cicchetti | 19.05.2012 16:14 CEST

La diga del Vajont, un'immensa barriera in cemento armato alta 260 metri, arroccata come un bastione tra le Alpi,  cui l'onda d'acqua e fango di 50 milioni di metri cubi che investì Longarone non scalfì neanche la struttura, è ancora lì, in piedi, inservibile, come monito per chi sfrutta la natura con violenza.

www.ritz-atro.de
Processo inverso della vite di Archimede per l'idroelettrico

Share This Story

Da non perdere

Seguici su Facebook

Per chi usa la saggezza per sfruttarla bastano 2 metri di salto, ovvero anche una cascatella torrentizia alta 2 metri, ed ha la possibilità di fornire energia a più di 350 famiglie. E' il caso di Cerano in provincia di Novara, dove la centrale appena inaugurata ottiene una potenza costante di 660Kw utilizzando un sistema del tutto innovativo anche se di antica concezione: la vite di Archimede, concepita per "svuotare", oggi riempie le tasche dei cittadini.

Dinamica semplice, rendimenti all'avanguardia. Il generatore sincrono a magneti permanenti, normalmente utilizzato nell'eolico, è stato appositamente studiato da una società finlandese in collaborazione con l'Università di Lappeenranta, polo di ricerca di Helsinki. Gli inverter di ultima generazione permettono di cedere alla rete la corrente elettrica prodotta.

Le potenzialità sono vastissime, una rapida ricerca ha individuato in Italia più di 10mila piccoli salti d'acqua di almeno 1,5 metri facilmente utilizzabili senza grandi spese. Senza contare i 18mila km di canali d'irrigazione che da soli potrebbero dare elettricità a 250.000 abitazioni. Basta installare una turbina, un alternatore e un sistema di controllo: la produzione di elettricità è praticamente ininterrotta, al contrario di quel che avviene con i pannelli solari e le pale eoliche.

Costi e rischio idrogeologico. Rispetto al solare e all'eolico i costi di costruzione sono di gran lunga inferiori, serve però maggiore impegno per la manutenzione, non delle centrali, ma dei corsi d'acqua utilizzati. Tenerli puliti non solo significherebbe un maggior rendimento delle turbine, ma un totale abbattimento del rischio idrogeologico, un male sempre più diffuso nel nostro territorio.

Crescita lenta ma costante. Ad oggi 1021 comuni italiani hanno almeno un mini-impianto Idroelettrico (fino a 3 MW), con i quali coprono il consumo energetico dell'8% delle famiglie italiane.

Turbina a còclea. Il brevetto di utilizzazione della chiocciola di Archimede (invertendo il processo originario) per realizzare una turbina idroelettrica presenta ottime caratteristiche rispetto ad altre turbine, come l'utilizzo di griglie a passo ampio, grazie alla capacità della colclea di accettare materiali alluvionali e detriti di taglia superiore, e nessun utilizzo di strigliatori e quindi nessuna produzione di rifiuti da smaltire. Questa turbina dà i maggiori rendimenti per salti da 1 a 10 metri e portate d'acqua da 0,5 a 5,5 m³/sec. La caratteristica più importante è che continuano a funzionare anche con minime portate d'acqua, ciò le rende molto adatte per corsi d'acqua con portate irregolari.

idroelettrico, còclea, vite di Archimede
(Foto: www.ritz-atro.de / )
Processo inverso della vite di Archimede per l'idroelettrico
This article is copyrighted by International Business Times.
  • Valuta questo articolo
  • +42
  • -1

Partecipa alla discussione

IBTimes TV

Condividi

 Media Kit
Media Kit
Strumenti
Topics
Archivi
TV
Aggiornamenti
RSS
Twitter
Facebook
Edizione Italia
Team
Contattaci