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Di Giovanni Tortoriello | 30.05.2012 10:27 CEST

Una morte prematura al giorno e 1,8 miliardi di euro di danni all'anno. Sarebbero queste le conseguenze delle emissioni di CO2 delle centrali Enel in Italia. È quanto emerge da uno scioccante studio, realizzato dalla società olandese SOMA e commissionato da Greenpeace. Preso atto di questi incredibili dati, l'associazione ambientalista si è scagliata contro l'ente nazionale per l'energia elettrica e ha indetto una campagna di sensibilizzazione per rivelare ai cittadini quanto realmente costi Enel agli italiani.

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"La tanto reclamizzata Energia che ti Ascolta"- ha affermato Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace- "oltre a essere sorda alle contestazioni che in molti le muovono, è anche bugiarda. Nelle bollette nessuno leggerà mai i veri costi che quest'azienda infligge alla salute, all'ambiente e all'economia dell'Italia". Ecco perché i volontari di Greepeace si sono attivati per recapitare nel maggior numero possibile di case italiane le "bollette sporche".

Una necessità di informazione che l'associazione ambientalista ritiene tanto più urgente dato che la situazione potrebbe peggiorare nei prossimi anni. Si legge infatti nel rapporto: "I costi esterni delle centrali a carbone sono di 1,7 miliardi di euro- oltre il 40% dell'utile che l'Enel ha ottenuto, a livello consolidato, in tutto il mondo, nel 2011. Se alle attuali centrali si dovessero aggiungere quelle di Porto Tolle e Rossano Calabro- che potrebbero essere convertite da olio a carbone- i costi esterni potrebbero toccare la quota di 2,5 miliardi di euro, suddivisi in costi per la salute, danni alle colture agricole, costi da inquinamento dell'aria e da emissioni di Co2". Costi che per le famiglie italiane a livello economico equivarrebbero a circa 75 euro l'anno a nucleo familiare. "Molto di più di quanto costino gli incentivi alle rinovabili"- ha ricordato Andra Boraschi

La risposta di Enel non si è fatta attendere. L'ente nazionale per l'energia elettrica ha definito la campagna di Greenpeace "gravemente denigratoria e priva di ogni fondamento" e ha annunciato di aver intrapreso un'azione giudiziaria per richiedere un risarcimento danni. La società ha sottolineato in una nota che "circa la metà dell'energia elettrica che il Gruppo produce è priva di qualunque tipo di emissione, compresa l'anidride carbonica, una percentuale tra le più alte rispetto a tutte le grandi utilities al mondo. Inoltre attraverso la controllata Enel Green Power,"- continua l'azienda nella nota-"Enel ha in programma investimenti nelle fonti rinnovabili per oltre sei miliardi di euro nei prossimi cinque anni, un impegno che ha ben pochi paragoni a livello globale".

Greenpeace però non demorde e chiede a Enel di investire maggiormente nelle fonti rinnovabili, di dimezzare la produzione elettrica da carbone entro il 2020 e di azzerarla entro il 2030. Per dare risalto a questa questione lo scorso mese gli ambientalisti hanno messo in scena una protesta presso la centrale termoelettrica a carbone Enel Federico II di Brindisi (la più inquinante d'Italia secondo la ricerca dell'Agenzia Europea dell'Ambiente uscita nel novembre del 2011 che Greenpeace ha deciso di estendere a tutte le centrali a carbone Enel): nei campi in prossimità dell'impianto è stata disegnata una sagoma che raffigura un cadavere su cui campeggiava la scritta "Enel Killer".

Porto Tolle, Grenpeace: "Da centrale a carbone 85 morti premature l'anno"
(Foto: REUTERS / Alessandro Garofalo)
La nuova centrale a ciclo combinato alimentata a idrogeno dell'Enel SpA è rappresentata all'interno dello stabilimento Andrea Palladio Fusina a Venezia 12 luglio, 2010
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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