La condanna più grave dai tempi di Norimberga: 50 anni di carcere per l’ex presidente della Liberia Charles Taylor

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Di Stefano Consiglio | 30.05.2012 18:39 CEST

Il Tribunale speciale delle Nazioni Unite della Sierra Leone ha condannato l’ex presidente della Liberia, Charles Taylor, a 50 anni di reclusione per aver commesso gravi crimini contro l’umanità. Si tratta della prima condanna disposta da un tribunale internazionale nei confronti di un Capo di Stato, dai tempi del processo di Norimberga (processo in cui vennero giudicati i nazisti coinvolti nella seconda guerra mondiale e nella Shoah).

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La condanna di oggi ha confermato la sentenza emessa il 26 aprile scorso dai giudici dell’Aia, i quali avevano ritenuto Taylor colpevole degli 11 capi d’imputazione formulati a suo carico per i crimini contro l’umanità commessi durante gli 11 anni di guerra civile in Sierra Leone.

Nel formulare le proprie accuse, la procura aveva richiesto una pena di 80 anni per l’ex Presidente liberiano, in ragione della gravità dei crimini a lui contestati. La difesa di Taylor si era opposta, sottolineando come la sua eccessiva durata la trasformasse automaticamente in una condanna all’ergastolo.
Nonostante le obiezioni formulate dalla difesa, al momento di emettere la condanna il presidente del Tribunale, Richard Lussick, ha qualificato i crimini di Taylor come “i più gravi in termini di ampiezza e brutalità”.

Per comprendere i motivi che hanno spinto la Corte dell’Aia ad emettere una simile condanna nei confronti di un ex capo di Stato, occorre analizzare i crimini di cui Taylor è stato accusato.

Prima di diventare Presidente Charles Taylor lavorò nel Governo di Samuel Doe, 21° Presidente della Liberia (uno Stato dell'Africa Occidentale, confinante a nord con la Sierra Leone e la Guinea, e ad est con la Costa d'Avorio.).

Rimosso dal suo incarico per un’accusa di appropriazione indebita, Taylor si recò in Libia dove divenne il protetto di Gheddafi e poté addestrarsi nelle tattiche militari della guerriglia.

Lasciata la Libia Taylor si diresse in Costa d’Avorio dove fondò l’NPFL (il Partito Nazionale per la liberazione della Liberia).

Nel 1989 Taylor decise di sferrare un attacco contro la Liberia, con lo scopo di deporre il Presidente Doe. L’instabilità politica di questo Paese è dimostrata dal fatto che lo Stesso Doe, nel 1980, era salito al potere attraverso un colpo di Stato. Le forze dell’NPFL, guidate da Charles Taylor e finanziate dalla Libia, invasero il suolo liberiano dando inizio alla Prima Guerra Civile. Questa guerra si concluse solamente nel 1996, con un bilancio finale di 120.000 morti a cui si debbono aggiungere migliaia di persone ferite e mutilate dai miliziani fedeli a Taylor.

Dopo la fine ufficiale della Prima Guerra Civile, Taylor si candidò alla Presidenza della Liberia e vinse le elezioni con una maggioranza schiacciante. Molti esperti di diritto internazionale ritengono che tale successo deve essere attribuito alla paura della popolazione, la quale temeva che un’eventuale sconfitta di Taylor avrebbe portato ad una nuova guerra civile.

Non passo molto tempo che la popolazione cominciò a manifestare il suo scontento verso il nuovo Presidente. Nel 1999 una ribellione contro Taylor, guidata dal Movimento per la Liberazione e Democratizzazione della Liberia (in sigle LURD), scoppio nel nord del Paese. Ciò diede avvio alla Seconda Guerra Civile Liberiana. Nel 2003 una nuova rivolta, guidata dal movimento MODEL, scoppio nelle regioni meridionali, costringendo il Presidente ad utilizzare le sue milizie su più fronti.

Nel frattempo il procuratore della Corte Speciale per la Sierra Leone, accusò formalmente Taylor per aver appoggiato i ribelli della RUF in Sierra Leone (uno Stato dell’Africa Occidentale che confina con la Guinea a nord e a est, e con la Liberia a sud-est). Secondo il procuratore Taylor avrebbe aiutato i ribelli del Fronte Unito Rivoluzionario (RUF), attraverso la vendita di armi in cambio dei così detti diamanti di sangue (gemme ottenute dalla RUF attraverso l’uso di schiavi impiegati nelle miniere). Oltre a ciò i giudici della Corte internazionale accusarono Taylor di aver favorito le atrocità commesse dai miliziani della RUF, che fra il 1991 e il 2002 uccisero, mutilarono, stuprarono e torturato migliaia di persone. Infine Taylor venne accusato di aver aiutato il Fronte Unito Rivoluzionario nel reclutamento dei bambini soldato.

Mentre la Corte dell’Aia continuava a formulare accuse contro il Presidente liberiano, i miliziani fedeli a Taylor combattevano quotidianamente contro i ribelli della LURD e del MODEL. Nel frattempo la comunità internazionale si era interessata delle sorti della Liberia: l’ECOWAS ( Comunità economica dei Paesi dell’Africa Occidentale), aveva inviato truppe il Liberia sotto il comando della Nigeria. Anche gli Stati Uniti erano intervenuti nella guerra civile: ripetutamente l’amministrazione Bush aveva ingiunto a Taylor di dimettersi dalla carica di Presidente.

L’11 Agosto del 2003 Taylor si dimise dalla presidenza, lasciando le redini della Nazione al vicepresidente Blash. L’ex Presidente, consapevole dei rischi che correva a rimanere in patria, prese un volo per la Nigeria dove il governo locale mise a sua disposizione un’abitazione.

Dopo una serie di pressioni della comunità internazionale, in particolare degli Stati Uniti che offrirono due milioni di dollari per la cattura di Taylor, la Nigeria accettò di rilasciare l’ex presidente liberiano. Taylor cercò di fuggire dalla Nigeria per evitare l’estradizione; venne tuttavia arrestato il 26 marzo del 2006 dalle autorità nigeriane mentre tentava di varcare il confine con il Camerun, a bordo di una Jeep con la targa diplomatica della Nigeria. Ammanettato dagli ufficiali della polizia nazionale liberiana, Taylor venne prima condotto in Sierra Leone e poi definitivamente trasferito in Olanda, presso il centro di detenzione della Corte per i Crimini internazionali.

Il 4 giugno del 2007 i giudici dell’Aia iniziano il processo a carico dell’ex Presidente liberiano. Il contenzioso andò avanti fino al 26 aprile del 2012, quando il Tribunale delle Nazioni Unite condannò Taylor per 11 capi d’imputazione. Condanna oggi tradotta in 50 anni di reclusione.

Con molte probabilità i legali di Taylor impugneranno la sentenza in appello. Nel frattempo, secondo gli accordi raggiunti in precedenza, l’ex Presidente liberiano sconterà la sua condanna in un carcere britannico.

L'ex Presidente della Liberia, Charles Taylor
(Foto: Reuters / )
L'ex Presidente della Liberia, Charles Taylor, condannato a 50 anni di reclusione dai giuidici dell'Aia il 30/05/2012
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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