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Di Alessandro Proietti | 13.06.2012 09:53 CEST

Le campagne acquisti faraoniche delle squadre spagnole di calcio potrebbero essere giunte al capolinea. Gli acquisti stratosferici del passato potrebbero diventare solo un ricordo ingiallito nella mente degli appassionati del calcio.

Reuters - Gustau Nacarino
Barcelona's Lionel Messi celebrates after scoring a goal against Bayer Leverkusen during their Champions League last 16 second leg soccer match at Nou Camp stadium in Barcelona March 7, 2012.

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Gli acquisti di Ibrahimović e Fàbregas da parte del Barça (55 milioni di euro più il cartellino di Eto'o per il primo e 40 milioni per il secondo) e di Cristiano Ronaldo e Kaká da parte del Real Madrid (94 milioni di euro e 67,2 milioni) resteranno probabilmente un unicum nella storia del calcio moderno.

Per capirne il motivo facciamo un passo indietro.

Contrariamente alle procedure solite dei Club di calcio, quelli spagnoli hanno un passaggio primario di fondamentale importanza: l'accordo con le banche.

Partiamo con un esempio pratico recente: Il Barcellona ha puntato Thiago Silva del Milan. Prima ancora di contattare il Milan, il Presidente del Barça Rosell ha fatto visita al pool di dieci istituti di credito spagnoli (a partire dai big Bbva e Santander fino a Caja Madrid e Cam), che collabora stabilmente con il Barcellona, per chiedere di alzare il fido (già enorme) della squadra. Il tutto finalizzato per il solo calciomercato.

In Spagna, per Barça e Real Madrid in testa, funziona in questo modo, poco etico, con fidi milionari per finanziare le campagne acquisti e dilazioni dei pagamenti negli anni a venire.

I numeri della prima e della seconda divisione spagnola di calcio sono impressionanti: il debito si aggira attorno ai 5 miliardi di euro con gli incassi annuali che non superano, in toto, gli 1,8 miliardi.

Il capitolo delle tasse arretrate, poi, sfiora il ridicolo: l'ammontare è vicino al miliardo di euro. Il Governo, da parte sua, ha agito solamente ora con un accordo che prevede il 35% dei diritti tv del prossimo anno come garanzia degli arretrati.

Il calcio, specie in Spagna, è privilegiato: lo ammette lo stesso Ministro dell'Educazione e dello Sport José Ignacio Wert. Basti pensare che, per ripianare il debito con il fisco, Barça, Real & Co. hanno tempo fino al 2020.

Spiegata l'origine del miliardo di debito, i restanti quattro sono tutti nei confronti delle banche spagnole, le stesse in difficoltà che hanno chiesto aiuto all'Europa.

Il Barcellona è indebitato per 548 milioni di euro mentre la quota del Real Madrid sale addirittura a 660 milioni. Ad onor del vero i due club risultano tra i più solventi grazie all'enorme fatturato. Caso assurdo, invece, quello del Valencia che ottenne un enorme prestito da Bancaja per evitare il fallimento. La stessa banca venne poi assorbita all'interno di Bankia di cui noi tutti conosciamo il triste epilogo.

Il lato oscuro della faccenda è fatto di favori, di politica e di interessi personali. Basta osservare il tasso di interesse di tali prestiti: 1,5 punti percentuali in più dell'Euribor, ridicolmente basso. A calmare le acque, ora, è internvenuta l'Europa ma la commistione tra la finanza, la Liga spagnola e la politica della penisola iberica deve finire.

Intanto, per questa volta, gli stipendi milionari dei calciatori spagnoli sono salvi (grazie all'Europa).

 

 

Messi
(Foto: Reuters - Gustau Nacarino / )
Barcelona's Lionel Messi celebrates after scoring a goal against Bayer Leverkusen during their Champions League last 16 second leg soccer match at Nou Camp stadium in Barcelona March 7, 2012.
© International Business Times: riproduzione permessa purché sia linkata la fonte
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