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Di Roberto Cicchetti | 15.06.2012 10:53 CEST

Stiamo assistendo al primo passo della rivoluzione energetica. Tutto sta partendo dall'Italia, ormai Paese che sta dando il La al resto d'Europa sulla politica energetica dalle Rinnovabili. Tra incentivi, aumento del prezzo dei combustibili fossili e questo Sole di mezzodì che picchia sui nostri pannelli di silicio, pare che il termoelettrico stia per essere spazzato via.

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In maggiore difficoltà sono proprio le centrali ad olio combustibile, le più inquinanti insieme a quelle a carbone, che vengono ormai utilizzate al minimo quasi solo in caso di emergenza. In questo modo, però, non riescono a coprire i costi di gestione e stanno per chiudere i battenti, anzi, si potrebbe dire i fumaioli.

La domanda più bassa di energia a causa della crisi economica e l'abbondanza di energia elettrica prodotta dal fotovoltaico, che ha priorità sulla rete elettrica, fanno si che le termoelettriche stiano ferme a guardare mentre le rinnovabili si prendono i ricavi maggiori perché producono soprattutto quando c'è maggiore richiesta di energia: a cavallo di mezzogiorno. Si chiama "peak shaving", tradotto "concorrenza brutale al picco di domanda dell'energia elettrica".

Quali sono queste due centrali in fallimento? Intanto sono diventate tre

Edipower potrebbe chiudere la termoelettrica a olio combustibile di San Filippo del Mela, a Milazzo in provincia di Messina. Un impianto molto grosso, da 1.280 MW che negli ultimi anni ha avuto più di un problema a ottenere l'Autorizzazione Integrata Ambientale, e nonostante l'aggiornamento dei filtri la popolazione locale è in subbuglio da anni.

La seconda è quella a carbone di Brindisi, ha la stessa potenza: 1.280 MW. Anch'essa ha i filtri anti inquinamento e altrettante contestazioni da parte della popolazione locale. Nel 2005 viene sequestrata dalla magistratura perché non a norma e l'impianto viene momentaneamente spento. Poi riparte a mezza potenza.

Ce n'è una terza: Api chiuderà a Falconara raffineria e centrale elettrica dal 2013 e dovrà rinunciare al progetto delle due centrali da 520 e 60 mgw in programma per la zona. Anche se si parla di una sospensione e di progetti non ancora decollati, si tratta di un altro segnale negativo per il termoelettrico italiano.

A rischio 1000 posti di lavoro, si mobilitano i sindacati

I lavoratori delle centrali si ritroveranno presto senza occupazione. Se lo Stato adottasse veramente il principio di flessibilità del lavoro senza accontentarsi di sciorinarlo dai Palazzi del potere, questi tecnici specializzati potrebbero essere semplicemente spostati nelle nuove centrali "rinnovabili" in questo momento affamate di manodopera.

I segretari generali di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl, Uilcem-Uil hanno scritto al ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, per chiedere un incontro urgente. Scrivono i sindacati:

"Allarme centrali termoelettriche a olio combustibile. La situazione che si prospetta è assai grave; da un lato l'eccesso di offerta tiene fermi anche i più moderni cicli combinati a gas, dall'altro se le centrali a olio devono rimanere disponibili per i "casi di emergenza" devono essere messe a norma: ma in questo caso - dicono le aziende, comprensibilmente - ci vuole certezza che la potenza disponibile sia remunerata. In ballo ci sono un migliaio di posti di lavoro, oltre a tutto l'indotto che ci gravita attorno per le manutenzioni."

Con le vecchie centrali ci facciamo gli inceneritori

La nuova proprietà di Edipower, quindi, potrebbe tirare i remi in barca e decidere di rivendere questi impianti vecchi, costosi e inquinanti messi ormai fuori mercato dalla crisi e dal fotovoltaico. Per la centrale brindisina si sta avanzando l'ipotesi di trasformarla in un inceneritore di rifiuti. Con buona pace della popolazione tutta, dalla padella alla brace.

Fonte

centrale battersea
(Foto: Reuters.com / )
Battersea - Londra, la centrale elettrica a carbone in disuso
This article is copyrighted by International Business Times.
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